L’attività degli assistenti civici è iniziata, nell’Unione Valnure Valchero, nel 2021. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Emilia-Romagna che ha sostenuto lo sviluppo di questa figura a sostegno della comunità. Gli assistenti civici sono diventati un punto di riferimento per la cittadinanza, infatti si può contare la loro presenza accanto agli istituti scolastici, nei mercati, negli eventi, sugli argini dei fiumi. Questi volontari non solo sono informati sulle ultime normative ma sanno cogliere anche quelle situazioni più difficili che agli occhi comuni possono sfuggire. Gli assistenti civici infatti fanno parte di un progetto di cittadinanza attiva che vede queste persone che mettono a disposizione il loro tempo a favore della comunità locale, impegnati a 360 gradi sulle problematiche locali. “Come Amministratori abbiamo creduto fin da subito in questo progetto della Regione Emilia Romagna – sostiene il presidente dell’Unione Valnure Valchero, Alessandro Piva – ed oggi il servizio prestato da questi volontari è diventato fondamentale per i nostri cittadini, per la sorveglianza territorio, per garantire la sicurezza all’interno di eventi come fiere e sagre”. Il comandante Paolo Giovannini e gli agenti di Polizia Locale dell’Unione Valnure Valchero coordinano i volontari. Grazie al lavoro di squadra tra Polizia Locale e Assistenti Civici sono state prese in carico dagli enti diverse situazioni di rifiuti abbandonati, di disagio giovanile. È veramente un servizio diventato indispensabile per il territorio, per questo motivo a breve sarà organizzato dalla Polizia Locale un ulteriore corso di formazione per diventare Assistente Civico. Chi fosse interessato a dedicare il proprio tempo a favore della propria comunità può contattare la Centrale Operativa al numero 0523-872024.
Da ottobre all’Istituto Sant’Orsola è stato avviato “Vale!!!”, progetto sostenuto dalla Banca di Piacenza e voluto dalla coordinatrice didattica professoressa Donatella Vignola, un corso sperimentale che vuole avvicinare in modo coinvolgente, attivo e ludico gli studenti allo studio del latino e alla scoperta dell’etimologia. Ogni martedì i bambini di 5a e di 1a media, guidati dalla professoressa Leili Kalamian del Liceo Respighi e dalla dottoressa Calatroni del Campus dei Talenti, muovono così i primi passi nella lingua latina, evitando di maturare la proverbiale paura per le lingue antiche. Due sono gli aspetti innovativi che differenziano il progetto “Vale!!!” dai normali corsi di “Latino 0”: il metodo “Natura”, attivo e calibrato su un’età solitamente purtroppo esclusa dall’approccio con la Lingua Latina, e l’utilizzo delle mnemotecniche e delle mappe mentali applicate per assimilare lessico e regole grammaticali oltre che per lo studio della Storia e della civiltà romana. Tecniche di memorizzazione efficaci per tutte le discipline e giochi (di ruolo, di società o digitali e interattivi) sono i protagonisti di questi coinvolgenti incontri, che già dall’inizio hanno mostrato come questo approccio riesca a coinvolgere tutti gli studenti, stimolandone la curiosità e la motivazione ad apprendere in modo sereno, in un clima di reale inclusione.
Una sfida stimolate e divertente
“È sempre bello vedere l’entusiasmo dei bambini quando si accorgono di essere riusciti con facilità a ricordare lunghi elenchi di parole, addirittura in una lingua nuova per loro - spiega la titolare del Campus dei Talenti - Le tecniche di memorizzazione e le mappe mentali sfruttano principi antichissimi, convalidati dalle più recenti scoperte nelle neuroscienze, utilizzando meccanismi di funzionamento naturale del cervello, mantenendolo sempre attivo durante lo studio”. “Insegnare il Latino ai bambini di questa età e non delle superiori è una sfida stimolante e divertente anche per me - aggiunge la professoressa Kalamian -. In Italia è tutto un terreno vergine, perché sono comunque pochissime in Italia le scuole che osano al massimo seguire il Metodo Orberg alle Medie, figuriamoci in una Quinta, ma questa formula che può essere il prodromo di qualsiasi metodo, creando simpatia per la lingua e le basi lessicali e grammaticali minime come già avviene per l’Inglese alla Primaria, è una novità. La coordinatrice didattica professoressa Vignola ha un’idea di scuola molto innovativa e non teme di sperimentare quello che vede stimolante e utile per i suoi ragazzi, con uno sguardo più in là. Personalmente, al liceo Respighi insegno col metodo tradizionale e con quello Natura, che purtroppo non è dalla gente conosciuto seriamente per quello che è, ed è oggetto di travisamenti. Sono sempre pronta a nuove sfide che abbinino la solidità delle basi alla leggerezza dell’approccio, spaziando anche nel mondo dei videogiochi, e infatti coi miei studenti stiamo partecipando ad un programma innovativo che coinvolge una decina di scuole italiane, Sirius Game, che li sta coinvolgendo molto”.
La formazione all'Accademia Vivarium Novum di Torrazzetta
“Da un paio di anni - aggiunge - mi aggiorno con 250 ore annuali di formazione didattica e conversazione in Latino presso l’Accademia Vivarium Novum, di cui ho conosciuto i validi docenti in alcuni corsi organizzati a Torrazzetta di Borgo Priolo (Pv) anni fa dalla Fondazione don Niso Dallavalle. Questi aggiornamenti mi danno nuovi spunti anche per le mie attività nell’indirizzo tradizionale del mio Liceo, ma è la gioia di giocare coi bambini e di vedere nei loro occhi l’entusiasmo per una lingua così antica, la «molla» che ha fatto nascere questo progetto e la collaborazione col Campus per scrivere un libretto per bambini assolutamente nuovo, con anche giochi e attività che i bambini possano fare anche in famiglia o con la propria maestra. Ad esempio, per imparare i complementi di luogo, abbiamo realizzato un gigantesco gioco dell’oca («anseris ludus») con i numeri romani e per ogni capitolo ci sono memory o altri giochi da fare sul computer, ma anche attività in cui i bambini ritagliano o colorano per imparare, ad esempio, i colori in Latino. Quando ne parlammo con la professoressa Vignola, scoprimmo di avere una piena intesa sul valore del Latino per un bambino di oggi e anche sull’importanza di usarlo come «palestra» per raggiungere la competenza di «imparare ad imparare», così essenziale nella scuola, ma anche nel mondo del lavoro. Questo progetto mira anche a realizzare una concreta verticalità curricolare tra gli ordini di scuola”.
Nuovi progetti
Il Campus dei Talenti è una realtà che ha esperienza pluriennale nel campo della formazione e del sostegno all’apprendimento scolastico col fine di far acquisire agli studenti dalla primaria all’università (ma anche a professionisti) autonomia ed efficacia nello studio. Da anni collabora con le scuole cittadine e tiene alla Scuola Media Dante-Carducci un corso di tecniche di memoria e metodo di studio molto seguito. Da quest’anno ha anche aperto una collaborazione col Circolo di Scacchi di Piacenza e per questo ospita un corso “0” di scacchi per bambini nella sua sede di via Vitali, curato personalmente dal Presidente, il Maestro federale Mauro Tirelli. La responsabile, dottoressa Calatroni, è anche coautrice del libro di metodo di studio e tecniche di memoria “SUPERSTUDENTI”, edito da Franco Angeli. Tra i progetti nell’aria anche un campo estivo per primaria e medie in cui alle tecniche di memoria siano abbinati Latino e il gioco degli scacchi, in una fertile partnership con il Circolo di Scacchi di Piacenza che ha aperto una nuova e vitale sezione giovanile, con l’intento di organizzare nelle scuole cittadine squadre d’istituto per il campionato nazionale studentesco e numerosi tornei giovanili. Questa prima edizione del corso “Vale!!!” terminerà a giugno, e con la bella stagione sono previsti anche giochi di movimento all’aperto per apprendere il Latino in modo ancora più coinvolgente.
Mauro Steffenini, presidente dell'associazione internazionale Amici di San Colombano in Europa, presenta la quarta e ultima tappa del pellegrinaggio del Santo Abate dal Po a Bobbio. Uscita la guida ufficiale del tratto del Cammino dalla Svizzera a Bobbio.
Dal Po a Bobbio
Dopo l’attraversamento del Po che richiede circa venti minuti di navigazione, con sbarco a Soprarivo di Calendasco il percorso verso Bobbio del Cammino risale la pianura piacentina in direzione degli Appennini, avendo come riferimento il crinale del monte Penice, a cui ci si avvicina lungo lo spartiacque tra la Val Luretta e la Val Tidone con belle viste panoramiche su boschi, coltivi e castelli per poi scollinare nella valle della Trebbia. In questo percorso di avvicinamento alla meta di Bobbio non mancano i riferimenti a memorie colombaniane, dato che nel suo ultimo tratto il Cammino passa per zone o località che sono state alle dipendenze della abbazia bobbiese. E’ il caso ad esempio della pieve di Verdeto, località che compare in un inventario bobbiese del X secolo, in cui viene indicata come domus culta, dotata di terreni ad uso agricolo; mentre dell’attuale chiesa romanica, forse di fondazione non meno antica, si ha invece notizia a partire dal XII secolo. Nei pressi della Pietra Parcellara, imponente monolito di nera roccia ofiolitica che si eleva solitario a dominio della bassa Val Trebbia, si incontra poi l’antico oratorio di sant’Anna, incuneato fra le nere rocce della Pietra Perduca, e sorto forse nel X secolo, che conserva all’interno, tra i vari affreschi tre-quattrocenteschi, anche un’immagine di san Colombano. Infine superato il crinale della Val trebbia al passo della cardarola, il percorso si dirge verso al conca di Bobbio in cui si entra attraverso la stretta dell'orrido di Barberino, dove si trova, racchiusa tra le rocce, una grotta che la tradizione devozionale indica come un luogo di ritiro eremitico di San Colombano; ma vi si trova pure la Pietra di san Colombano detta a Spanna, cioe, secondo un'altra tradizione, un'impronta della sua mano, secolare segno di confine posto proprio alle porte di Bobbio, notoriamente meta e luogo di approdo del vaiggio ultimo di San Colombano. Quello appenninico è sicuramente il tratto più suggestive e quello più carico di emozioni per la bellezza che il paesaggio offre agli occhi dei camminatori in ogni stagione dell’anno un’esplosione di colori che da primavera ad autunno caratterizza le vallate percorse: dal rosso dei papaveri, al giallo della colza, al verde intenso dell’erba, al biondo del frumento. L’emozione poi dell’approssimarsi dalla mèta in questo scorcio di paesaggio che ricorda l’Irlanda,si fa più palpabile fino all’appagamento di tante fatiche quando dall’alto compare la vista di Bobbio, come una sorta di terra promessa, così come poteva apparire allo sguardo di Colombano quando vi approdò per la prima volta settantacinquenne per la sua ultima dimora.
Dopo questa immersione nel silenzio di un ambiente curato dal lavoro rispettoso, quasi religioso, di pochi contadini ed agricoltori rimasti che dipingono una sorte di quadretti ordinati in ogni periodo dell’anno, la contemplazione lascia spazio alla preghiera e al ringraziamento sulla tomba del Santo, nel silenzio della cripta dell’Abbazia che tramanda nei secoli la sua memoria e quella delle sue gesta. Per chi volesse non terminare qui la sua esperienza potrà prolungarla raggiungendo in un paio d’ore la spelonca di San Michele, a Coli, ripercorrendo la prima tappa della Via degli Abati, dove la tradizione vuole che Colombano terminasse la sua corsa terrena. E’ comunque vero che in quell’anfratto è scolpito il suo ricordo a contatto di una natura incontaminata dove dopo 14 secoli si avverte ancora un alone di sacro.
La guida del Cammino dalla Svizzera a Bobbio
Nelle foto: sopra, la guida del cammino di San Colombano; in alto, nella foto di Del Papa, Soprarivo di Calendasco.
Dal 3 marzo è alle stampe la guida ufficiale del Cammino di San Colombano pubblicata da Terre di Mezzo Editore, opera delle autrici Caterina Barbuscia e Valeria Beretta con la collaborazione Associazioni degli Amici di San Colombano per l’Europa di San Colombano al Lambro, degli Amici di San Colombano di Bobbio e degli Amici del Cammino di San Colombano di Vaprio d’Adda che si pongono come punti di riferimento e di supporto lungo l’intero percorso. Si è trattato di un grande lavoro di sinergia tra le tre associazioni e i 62 comuni, le due regioni e la Diocesi di Piacenza-Bobbio, attraversate dal percorso, e altri organismi pubblici e privati. 330 chilometri a piedi o in bicicletta dal confine con la Svizzera a Bobbio. Il percorso del Cammino di San Colombano si snoda lungo 18 tappe, da Villa di Chiavenna, lungo il Sentiero del Viandante fino a Lecco e Milano dove iniziano le 8 tappe finali che conducono all’ultima abbazia fondata da San Colombano a Bobbio. E’ questo l’ultimo tratto, in territorio italiano, di un Itinerario culturale Europeo di oltre 5.000 km che attraversa altri 7 Paesi e ricalca le orme di un uomo che ha contribuito a costruire l’Europa.
Appuntamento su due ruote, nella mattinata di mercoledì 23 marzo, per gli alunni della scuola media Calvino (sede don Milani), che – accompagnati dai volontari Fiab Amolabici, dalla referente del Ceas Infoambiente del Comune di Piacenza Alessandra Bonomini e dal Mobility Manager scolastico Alberto Rossi – hanno aderito alla “Settimana tutti a scuola a piedi o in bicicletta”, promossa a livello nazionale da Fiab. Ritrovo alle 7.40 del mattino all'ingresso del parco Montecucco, lungo la pista ciclabile di strada Agazzana, per poi percorrere, raggiungendo strada Malchioda, via Maria Luigia d'Austria, via De Meis e – tenendo le bici a mano, sul marciapiede, in via Nino Di Giovanni – giungendo infine al cancello della scuola in via Boscarelli. Non è mancata una sosta nei pressi del Canale della Fame, ricordando sia il ruolo dell'allora media don Milani nella nascita e nella progettazione del parco Montecucco, sia l'importanza, per i ragazzi, di conoscere e valorizzare il territorio, con particolare attenzione ai polmoni verdi per la città. A scortare il gruppo, due agenti della Polizia Locale. Per tutti i partecipanti, d'obbligo il caschetto di protezione e l'uso della pettorina catarifrangente “Il coinvolgimento degli studenti – sottolinea l'assessore a Mobilità e Ambiente Paolo Mancioppi – è prezioso, perché l'obiettivo di questa iniziativa è proprio quello di educare all'uso di un mezzo sostenibile per gli spostamenti quotidiani, nonché di sensibilizzare al rispetto delle regole del codice della strada, per tutelare la propria incolumità e la sicurezza altrui. Un ringraziamento doveroso va a Fiab Piacenza, alla dirigente della media Calvino Elisabetta Ghiretti e a tutti gli insegnanti, unitamente ai ragazzi e alle loro famiglie, per il messaggio che oggi hanno contribuito a diffondere alla cittadinanza”. Dalla scuola, arriva la conferma che l'iniziativa odierna non è solo una manifestazione estemporanea, ma la tappa di un percorso che punta a diffondere e radicare, tra gli studenti, l'abitudine all'utilizzo della bicicletta ogni giorno, come mezzo ecologico e salutare, per sé e per la città.
Mauro Steffenini, presidente dell'Associazione internazionale Amici di San Colombano per l'Europa, presenta la terza tappa del Cammino di San Colombano, da Milano a Corte Sant'Andrea.
Da Milano a Corte Sant'Andrea
A Milano è certo non solo il passaggio ma anche una prolungata dimora di san Colombano. Sempre a Milano è intervenuta la famosa donazione di Bobbio fatta dal re Agilulfo al Santo per l’erezione del monastero bobbiese presso la corte longobarda durante l’estate del 613 (o forse del 614), dopo aver raccolto le informazioni utili da un certo Giocondo, che conosceva bene la zona ed è probabilmente questo Giocondo che ha anche suggerito la via migliore per recarsi a Bobbio da Milano. Quale tra i diversi possibili percorsi san Colombano abbia concretamente seguito non è oggettivamente possibile almeno al presente stabilire. L’unica certezza è che egli ha sicuramente puntato verso sud, in direzione dell’Appennino, cioè verso la zona di Bobbio, dovendo raggiungere e oltrepassare iPo attraverso due possibili vie d’acqua, rappresentate rispettivamente dai fiumi Olona e Lambro su due strade possibili, risalenti all’età romana: una era verso Pavia/Ticinum, in direzione sud ovest e l’altra verso Piacenza/Placentia. Motivazioni alla base della scelta della seconda ipotesi è la presenza, nel territorio lodigiano, prima del Po, di non poche località in cui da tempo immemorabile è forte e diffusa la devozione per san Colombano; tanto che la sua memoria si conserva ancora oggi tra i Santi della chiesa lodigiana, nel santorale diocesano. Una radicata devozione per la memoria di san Colombano, accompagnata da così vive tradizioni, non ha riscontro in nessun’altra zona interessata dai possibili percorsi utilizzabili da san Colombano per il trasferimento da Milano a Bobbio. Questaconsiderazione ha portato i soci italiani nel momento di dover proporre il tracciato per la parte finale del Cammino europeo, a preferire il percorso che scende da Milano verso il Po in direzione di Piacenza e che attraversa lungo il Lambro proprio la zona delle località colombaniane. Separano Milano dalla mèta ancora 140 km di cammino, che, come nel caso degli ultimi 100 km del cammino di Santiago, possono essere percorsi in 8 tappe con lo spirito del pellegrino. Da una delle più antiche Basiliche della città, Sant’Eustorgio, dove sono esposte alla venerazione le reliquie dei Santi Magi, si esce poi dalla città da Porta Romana imboccando, per una felice combinazione, il Cammino dei Monaci. Il nostro cammino viene così a coincidere in larga misura con l’itinerario ciclopedonale nato da uno studio del Politecnico di Milano e riconosciuto dalla Regione Lombardia; un itinerario che, lungo la cosiddetta Valle dei monaci tocca a sud della città le abbazie di Chiaravalle e di Viboldone che offrono la loro ospitalità e occasioni per ritemprare lo spirito. Lunghi tratti di piste ciclabili portano ad attraversare il sud milanese in sicurezza fino a giungere a Lodivecchio (culla della fede del lodigiano con la sua mae- stosa Basilica dei XII Apostoli) e Sant’Angelo Lodigiano (con la sua Basilica dedicata alla concittadina Francesca Cabrini, proclamata patrona mondiale dei migranti). Tra le località di forte impronta colombaniana spicca il caso di San Colombano al Lambro, il centro italiano più popoloso che onora l’abate irlandese come suo patrono, portandone il nome con fierezza. Ai “banini” Sant’Antonio Maria Gianelli dedicò una biografia del patrono da lui scritta nel 1844. Secondo gli storici locali il borgo avrebbe legato la sua storia al passaggio del Santo e alla sua opera di evangelizzazione; benché tale tradizione manchi di prove sicure, merita comunque riguardo, tro- vando verosimiglianza nel fatto che, fin dal secolo IV, il fiume Lambro che bagna la località era navigabile e serviva per condurre il sale dall’Adriatico attraverso il Po fino nel cuore della zona di Milano. Studi più recenti indicano un’altra causa, peraltro nonmeno rilevante, come origine della denominazione e della devozione: risulta infatti che il monastero di Bobbio ebbe una notevole proprietà di terre a Brioni (o Mombrione), un sito oggi assorbito da San Colombano. Resta in ogni modo il fatto che qui si conserva una devozione veramente straordinaria; e non a caso è proprio merito di questa comunità aver ripreso collegamenti e legami con tutte le comunità colombaniane in Europa e ad aver ideato e promosso l’annuale incontro europeo del Columban’s Day. Una volta raggiunta la sommità dell’unica “vetta” della pianura padana (146 m. s.l.m.), in posizione centrale rispetto a Pavia, Piacenza e Milano, il camminatore, attraversa il parco collinare di San Colombano tra viti e ciliegi e può lanciare lo sguardo tutt’intorno e ammirare da lontano in giornate limpide non solo la catena alpina ma anche il Penice e la mèta di Bobbio che si avvicina.
Gli ultimi passi in territorio lombardo portano a Corte Sant’Andrea, alla confluenza del Lambro con il Po dove il Cammino di San Colombano interseca la Via Francigena, che pure ha qui il punto di imbarco per l’attraversamento del fiume sull’apposito battello, che porta il nome “San Colombano”. Dal guado conosciuto con il nome di Sigerico, è stato intitolato anche a San Colombano con una solenne cerimonia presieduta da mons. Gianni Ambrosio. Per coloro che intendono rimanere sulla terraferma e sono amanti della bicicletta si propone una interessante variante che passa per la chiesa abbaziale di Ospedaletto Lodigiano e consente di visitare a Fombio la chiesa dei SS. Pietro, Paolo e Colombano, dove pure il culto dell’abate irlandese è associato al possesso da parte di monaci di quelle terre (atto donazione di Re Liutprando del 725).
Nella foto di Luciano Prazzoli, Soprarivo di Calendasco, 5 luglio 2020: intitolazione del guado di Sigerico a San Colombano. Mons. Gianni Ambrosio, allora alla guida della diocesi di Piacenza-Bobbio, legge la liturgia dell'intitolazione; al suo fianco Attilio Carboni e Mauro Steffenini.
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