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Notizie Varie

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Disponibili fino al 31 luglio i buoni spesa per i residenti a Piacenza

 buoni spesa comune di piacenza

È stato pubblicato in questi giorni, all’indirizzo www.comune.piacenza.it/buonispesa, il bando per la concessione di contributi a favore dei nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza da virus Covid-19 mediante l’erogazione di buoni spesa telematici. I cittadini in condizioni di difficoltà economica tali da rientrare nei criteri previsti per l’assegnazione del beneficio, possono quindi fare domanda – dal 2 maggio fino alla mezzanotte di domenica 31 luglio - per ottenere il contributo una tantum, che varia dall’importo di 150 euro (per i nuclei composti da una sola persona) a un massimo di 350 euro (per famiglie con quattro componenti o più). Per beneficiare del contributo i nuclei familiari, residenti nel Comune di Piacenza, dovranno essere in possesso, sulla base dell’attestazione Isee 2022, di un reddito non superiore a 10mila euro e di un patrimonio mobiliare non superiore a 5mila euro.
Nella sezione dedicata del sito web comunale, è comunque possibile consultare i requisiti necessari per l’accesso alla misura di sostegno finanziario, nonché trasmettere la richiesta in via telematica, compilando l’apposito modulo on line previa autenticazione tramite Spid. La richiesta di contributo - per presentare la quale è necessario disporre di un indirizzo di posta elettronica valido – può essere inoltrata una sola volta e da un solo componente del nucleo familiare.

Le domande verranno sottoposte a istruttoria su base mensile, quelle che risulteranno in possesso di tutti i requisiti previsti verranno ammesse al contributo sino all’esaurimento dei fondi a disposizione. L’elenco degli ammessi e degli esclusi verrà pubblicato in forma anonima sul sito web dell’ente, con valore di notifica a tutti gli effetti. I buoni spesa digitali, del valore di 25 euro ciascuno, verranno messi a disposizione dalla società “Pellegrini Spa” direttamente ai beneficiari ammessi al contributo. Per informazioni in merito alle richieste presentate è possibile scrivere all’indirizzo email .

Pubblicato il 3 maggio 2022

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«L’idrogeno offre a Piacenza l’occasione di essere capofila in una delle tecnologie del futuro»

 Confindustria

La sala convegni di Confindustria Piacenza ha ospitato una tavola rotonda dedicata alle sfide del Pnrr nel settore delle infrastrutture e tecnologie per la mobilità sostenibile. Sono intervenuti alcuni dei maggiori esperti di mobilità a livello nazionale, moderati dalla giornalista Daniela Vergara: Vera Fiorani (amministratrice delegata di Rfi), Michele Viale (Ceo di Alstom), Marco Caposciutti (direzione tecnica Trenitalia), Paola De Micheli (responsabile nazionale Pd per l’attuazione del Pnrr) e Andrea Bricchi (Ceo di “Brian and Partners”). Il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri ha portato il suo saluto all’inizio del dibattito.

Filo conduttore del convegno è stato il tema dell’idrogeno: anche nell'ambito del Pnrr, Piacenza si candida ad ospitare una stazione di ricarica, elemento chiave di una mobilità sostenibile a zero emissioni su gomma e ferro. Gli interventi degli esperti hanno sottolineato come la tecnologia dell’idrogeno abbia già applicazioni concrete in altre parti d’Europa (Alstom ha treni ad idrogeno attivi in Germania sin dal 2019), con sperimentazioni in corso anche nel territorio nazionale (RFI ha avviato un progetto sperimentale sulla tratta Spoleto-Terni, ricavando l’idrogeno per elettrolisi). L’idrogeno è inoltre preso in considerazione da Trenitalia per la sua effettiva applicazione su tratte superiori ai 50 chilometri. Il punto d’incontro di tutti i relatori è stato l'evidenziare come le istituzioni e associazioni Piacenza debbano nei prossimi mesi lavorare per la formazione di una cultura della mobilità sostenibile, in grado di intercettare le occasioni offerte dal Pnrr e rendere Piacenza capofila della tecnologia ad idrogeno. Oltre alla stazione di ricarica, infatti, l’idrogeno potrebbe costituire il punto di partenza per una infrastruttura intermodale: treni alimentati a idrogeno, quindi a zero emissioni, grazie all’elemento ricavato in loco (utilizzando peraltro le medesime motrici degli attuali treni). Idrogeno che, successivamente, potrebbe essere utilizzato anche dai mezzi su gomma in quello che è il polo logistico più importante del Nord Italia.
“Sono particolarmente lieto – ha espresso Francesco Rolleri, presidente dell’associazione degli industriali - che Confindustria Piacenza ospiti un momento di riflessione su una delle sfide più importanti che affronta il Pnrr: la mobilità sostenibile. Un enorme grazie agli illustri relatori che oggi hanno voluto dedicare la loro giornata ad una riflessione sulle prospettive che si aprono sul piano anche alla luce dei nuovi scenari che andremo a vivere”. “Il convegno è partito parlando di futuro – ha aggiunto - ma non si è mai andati oltre l’anno come scadenza temporale”, continua Rolleri. “Tengo a sottolinearlo, siamo e operiamo nell’estrema attualità. Il futuro è già adesso, cerchiamo di cogliere le possibilità che abbiamo in questo momento”​.

Pubblicato il 3 maggio 2022

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Caritas, oltre 150 persone applaudono gli abiti di «Alta Vetrina»

il pubblico copia

Il 1° maggio si è tenuta la passerella solidale di abiti e accessori organizzata dall’Associazione “Carmen Cammi” – volontari per la Caritas, Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio e laboratorio “Il nodo del Samaritano”. A sfilare più di 25 tra modelli e modelle e quasi 10 bambine con gli abiti del negozio “Altra Vetrina”, che da anni raccoglie vestiti nuovi e vintage, oggettistica, scarpe e accessori.
La passerella, proprio come nelle vere fashion week, è stata adornata di fiori, c'erano seggiole, poltrone e gazebo per accogliere tutti coloro che hammo partecipato all'evento.
I presentatori Mattia e Alessandro hanno dato il via allo show: un intervento del direttore Caritas Mario Idda, e poi la musica per il primo defilé: ogni uscita aveva un titolo e un tema; si sono susseguiti nell’ordine: optical, floreale, country, contemporaneo, abiti da sera e da sposa. Le modelle e i modelli sembravano veri professionisti, mostrando con eleganza i vari abiti: diversi per taglia, fattura e modello mentre il presentatore indicava la marca e il tipo di vestito e accessori, poi acquistabili alla fine della sfilata.
Il pomeriggio di sole è stato un successo: sono intervenute quasi 150 persone che hanno applaudito con gioia all’evento, seguito poi da un lauto buffet. La breve pioggia della mattina non ha scalfito né gli animi, né la voglia di tutti di dare il massimo.

Alla fine di ogni defilé c’era un piccolo intermezzo, utile per la preparazione del successivo, e per allietare il pubblico: i primi due sono stati ideati dall’accademia Tersicore A.E.D.&S Piacenza dove bravissime e giovani ballerine hanno danzato sulle hit del momento. A seguire un piccolo stacchetto di Mattia e Alessandro, che hanno fatto divertire il pubblico con battute e sketch. In ultimo una canzone del cantautore piacentino Maurizio Pitacco.
A lato della sfilata c'era un piccolo spazio baby club creato per i più piccoli con animatori e palloncini, progettato dal Centro Sportivo Italiano di Piacenza, partner dell’evento. Il tutto si è concluso alle ore 18 con un grande applauso del pubblico, con l’uscita sulla passerella di tutti i modelli e modelle, con i ringraziamenti generali agli organizzatori.
Molti i curiosi e acquirenti degli abiti della sfilata all’interno del negozio, o anche solo per ammirare le borse realizzate a mano dal laboratorio “Il Nodo del Samaritano”, vere star dell’evento.

Un grazie a tutti

Un immenso grazie a tutte le persone che hanno collaborato per rendere magnifica questa giornata. In primis alle vere “boss” dello show: Anita Natali ed Emilia Sichel, ideatrici, stiliste, organizzatrici e il vero cuore della sfilata.
Alessandro Ghinelli e Mattia Merli i presentatori che hanno dato la voce e il volto all’evento.
Dietro le quinte che hanno pettinato e truccato le modelle: (super) Paola Serena e Lidia Armeni.
Un omaggio all’accademia Tersicore e Maurizio Pitacco per gli intermezzi e al Centro Sportivo Italiano nella persona di Cecilia Dainese per l’organizzazione di intermezzi e baby club, ideazione del volantino e delle musiche.
Meravigliosi i modelli, le modelle, e le bimbe che hanno contribuito a rendere indimenticabile il pomeriggio.
Ancora grazie a tutti i collaboratori/collaboratrici volontari Caritas per la messa a punto della passerella, del buffet, dell’organizzazione della sfilata, della pulizia, del negozio, dell’aiuto nel vestire le modelle, delle foto, dei sorrisi e del supporto. Una grande riconoscenza a tutto il pubblico che ha applaudito partecipando attivamente a questo evento confermando che dopo un periodo tanto sofferto si può tornare a stare insieme sorridendo e divertendosi.

Pubblicato il 3 maggio 2022

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In un anno oltre 31mila si sono rivolti ai Servizi per le dipendenze patologiche

Ludopatie

Scienza e associazionismo in campo per promuovere e sperimentare percorsi di sensibilizzazione, informazione e occasioni formative integrate sui temi della prevenzione e cura della dipendenza da alcol e del disturbo del gioco patologico, per un progressivo recupero di abitudini di vita equilibrate. È l’obiettivo del Protocollo d’intesa triennale siglato da Regione Emilia-Romagna, Atenei emiliano-romagnoli e alcune tra le più attive associazioni di auto-mutuo-aiuto dalle dipendenze patologiche, nazionali e regionali. Un documento che formalizza le collaborazioni già attivate in Emilia-Romagna con le associazioni e le Università sui problemi di alcolismo e ludopatia, che l'isolamento domestico causato dalla pandemia ha in alcuni casi inasprito tra giovani e meno giovani. Viene così rafforzata, sulla base dell’impegno della Giunta regionale e di tutti i soggetti coinvolti, la rete di sensibilizzazione, informazione, approfondimento e formazione in ambito universitario delle tematiche connesse all’alcol dipendenza e al gioco d’azzardo patologico; fondamentale il coinvolgimento di esperti e docenti universitari per aprire un canale educativo che permetta di inserire il tema dell’alcologia e dell’auto mutuo aiuto all’interno dei percorsi accademici, formando studenti, specializzandi e futuri professionisti. Il documento prevede l’istituzione di una specifica Commissione paritetica composta da esperti qualificati afferenti a ciascuno degli enti e associazioni firmatari, che curerà tutti gli aspetti necessari a raggiungere gli obiettivi fissati nel Protocollo, elaborare eventuali proposte innovative sui temi oggetto dell’intesa e monitorare la realizzazione delle azioni previste a livello locale.

Il Protocollo d’intesa ha lo scopo di creare una rete di soggetti - Università, associazioni, professionisti dei servizi territoriali (SerDP centri alcologici) e ospedalieri- per approfondire la conoscenza delle dipendenze comportamentali da etilismo e gioco d’azzardo patologico, nell’ambito dei corsi di studio rivolti ai futuri medici, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali. In particolare, l’accordo prevede la realizzazione di specifiche attività formative, l’organizzazione di eventi informativi e di approfondimento e la promozione di tesi di laurea sui temi delle dipendenze. In Emilia-Romagna il sostegno e l’assistenza a persone con dipendenza patologica, in particolare da alcol e gioco d'azzardo, sono assicurati da un sistema integrato di servizi che coinvolge le Aziende Usl, con i Servizi per le dipendenze patologiche (SerDP), le strutture private accreditate, gli Enti locali e il volontariato. Nei SerDP sono attivi anche i Centri alcologici (41 su tutto il territorio regionale), dove operano équipe multidisciplinari formate da medici, infermieri, psicologi, educatori e assistenti sociali in grado di affrontare il problema dell’alcoldipendenza nella sua complessità e multifattorialità. Dal 2013 la Regione si è dotata di una specifica legge per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico, che vieta l'utilizzo ai minori dei "ticket redemption", gli apparecchi che, a partita conclusa, rilasciano ticket da convertire in premi. Le persone con disturbo da gioco d’azzardo in carico ai servizi dell’Emilia-Romagna.

Nel 2021 sono state complessivamente oltre 31 mila le persone assistite dai servizi per le dipendenze patologiche (SerDP) delle Aziende Usl dell’Emilia-Romagna (esattamente 31.207), 1.139 delle quali per problemi collegati al gioco d’azzardo: il 3,7% del totale degli assistiti. Più della metà di questi (602, pari al 52,8%) sono giocatori patologici, che si sono rivolti ai servizi per la prima volta. Si tratta di numeri in leggera controtendenza, dopo il picco di 1.724 persone raggiunto nel 2019, nel periodo pre-pandemia. La maggioranza degli assistiti è di genere maschile (80%) e di cittadinanza italiana (91%). La fascia di età più rappresentata, indipendentemente dal genere, è quella compresa tra 41 e 60 anni, seguita dagli ultrasessantacinquenni, che costituiscono il 16,4% delle persone in carico ai servizi. Le persone affette da ludopatia seguite dai servizi utilizzano soprattutto giochi con vincita in denaro, e dal vivo. In particolare il 56,4% predilige giocare ai videogiochi nei bar/tabacchi o sale gioco, il 18,7% gioca al lotto, superenalotto, lotterie e gratta e vinci; alle scommesse sportive o ippiche si dedica il 10,8% dei giocatori e il 15,4% gioca attraverso le piattaforme on line; parte dei giocatori sono però dedite a più tipologie di gioco contemporaneamente.

L’ Emilia-Romagna da anni collabora con l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale della Ricerca (Cnr) di Pisa per la rilevazione sistematica sull’uso di sostanze psicoattive e gioco d’azzardo tra la popolazione generale (Ricerca IPSAD Italia) e tra gli studenti delle scuole superiori nella fascia di età compresa tra 15 e 19 anni (Ricerca ESPAD Italia). Secondo l’ultima rilevazione IPSAD 2017-2018 emerge che il 62,4% della popolazione italiana (circa 17 milioni di abitanti) ha praticato il gioco d’azzardo/di fortuna almeno una volta nella vita, mentre il 42,8% almeno una volta nell’ultimo anno di indagine, con un incremento di circa 15 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. L’indagine GAPS sull’Emilia-Romagna condotta nel 2020 sulla popolazione tra 18-84 anni (oltre 3,6 milioni di abitanti) ha rilevato come quasi il 69% ha giocato almeno una volta nella vita, con un dato di prevalenza superiore a quello rilevato a livello nazionale e più di un terzo (36,3%) lo ha fatto nell’anno precedente alla rilevazione. Tra i giocatori dell’ultimo anno, non c’è grande differenza tra i sessi: il 39% sono uomini e il 34,6% donne.
Per ciò che concerne il profilo di gioco, lo studio IPSAD evidenzia, a livello nazionale, un profilo di gioco “a rischio” nel 23,5% dei giocatori, mentre a livello regionale tale percentuale si attesta sul 14% (circa 1 giocatore su 7). Tra questa tipologia di giocatori, oltre la metà (circa il 60% in regione e 40% a livello nazionale) riferisce di avere un bilancio complessivo in rosso.

Il gioco d'azzardo tra i giovani

La ricerca è stata condotta nel 2019 su un campione di 3.661 studenti delle scuole superiori dell’Emilia-Romagna che hanno risposto volontariamente ad un questionario anonimo. Sul campione degli intervistati, il 44% degli studenti, in maggioranza maschi e maggiorenni, ha giocato almeno una volta nel corso della vita e il 41% nei 12 mesi precedenti all’indagine. Di questi ultimi, il 68% ha giocato soltanto occasionalmente (meno di una volta al mese) e l’11% due o più volte la settimana. In merito al livello di rischio riferito ai giocatori nell’ultimo anno, il dato confortante è che l’83% degli studenti ha un comportamento “esente da rischio”, l’11% “a rischio” e il restante 6% “problematico”.

Gli alcoldipendenti assistiti in Centri appositi in Emilia Romagna

In Emilia-Romagna nel biennio 2020-2021, complici le restrizioni imposte dall’emergenza Covid, il numero delle persone con problemi di abuso di alcolici prese in carico dagli appositi Centri istituiti presso i SerDP, è notevolmente calato: 12.198 nel 2019, 8.970 nel 2021 (-26,5%). Volume globale di denaro giocato in Italia e in Emilia-Romagna, e numero delle sale gioco che hanno cessato l’attività tra il 2019 e il 2021. (Fonte: Agenzia delle Accise Dogane e Monopoli, Libro Blu 2020).
In generale, tra i giocatori, i bar/tabacchi sono i luoghi prescelti per giocare (50,4%), seguiti dalle case gioco e sale scommesse (25,8%) e dalla propria abitazione o di amici attraverso le piattaforme on line (15,4%). I giochi d’azzardo più diffusi sono: le videolottery e le slot machine, i gratta e vinci, il lotto e il superenalotto, i giochi al casinò, il "Win for life", le scommesse sportive o ippiche, il bingo, i giochi on line con vincite in denaro (ad esempio poker online).
Stando a quanto pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel “Libro blu”, il report annuale contenente i risultati di servizio dei principali settori di intervento (dogane, accise, giochi e tabacchi) il volume globale di denaro giocato in Italia nel 2020 è stato complessivamente di oltre 88 miliardi di euro rispetto ai 110 registrati nel 2019. Il calo (-20%) sui consumi del gioco d’azzardo/di fortuna è sostanzialmente attribuibile alla chiusura dei luoghi deputati al gioco fisico avvenuta a seguito delle misure poste in atto per contrastare l’epidemia da Covid-19. Ma già dal 2019 si era registrata una flessione del dato relativo alla raccolta di denaro proveniente dal gioco fisico in alcune regioni (su tutte: Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Calabria, Emilia-Romagna, Marche e Lazio) dovuta sia alla riduzione del numero di apparecchi “slot machine” in esercizio sul territorio, sia all’entrata in vigore delle regolamentazioni comunali in materia di orari di apertura dei punti gioco.
L’Emilia-Romagna continua a registrare una raccolta da “rete fisica” fra le più cospicue. Dai dati registrati nel 2020 emerge che figura al quarto posto, dopo Lombardia, Campania e Lazio, in termini di volumi complessivi di raccolta. Se si rapportano i volumi di gioco alla popolazione maggiorenne, nel 2020 sono stati persi oltre 810 euro per ogni maggiorenne residente contro i 779 euro della perdita sostenuta a livello nazionale da cittadini maggiorenni residenti. Tra il 2019 e il 2021 in Emilia-Romagna su un totale di 551 esercizi per il gioco in danaro, tra Case da gioco e scommesse sportive e ricevitorie per il lotto, superenalotto e gratta e vinci sono complessivamente 42 quelle che hanno cessato l’attività, il 7,6% del totale.

Pubblicato il 3 maggio 2022

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Gli incontri della Camoteca: "La ferita della bellezza"

gino

“Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento”. Sono le parole di Santa Teresa d’Avila nella sua autobiografia, rappresentate nell’arte dalla famosa scultura “Estasi Mistica di Santa Teresa” del Bernini che don Giuseppe Lusignani ha usato per spiegare “La ferita della bellezza”, opera del poeta-filosofo Jean-Louis Chrétien, uno dei testi più cari a don Paolo Camminati, nell’incontro del 29 aprile, nell’aula magna del Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza.

Una gioia che ferisce

L'Estasi di Santa Teresa d'Avila è una scultura in marmo e bronzo dorato di Gian Lorenzo Bernini, realizzata tra il 1645 e il 1652 e collocata nella cappella Cornaro, presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma.  “Teresa in estasi viene ferita da un dardo - ha spiegato Lusignani -: è come la Parola di Dio che cerca di entrare nel cuore e ferisce. Teresa si abbandona e il male inflitto rappresenta l’ingresso dell’amore di Dio nella vita. È quello che dice Chrétien, nel suo libro, quando sottolinea che la bellezza è alle strette nella nostra esistenza, si incunea dentro la vita, è una gioia che ferisce, portando alla felicità e alla beatitudine”.

L’immagine della Santa fa cogliere proprio la “La ferita della bellezza”, che è il titolo dell’opera del poeta-filosofo Jean-Louis Chrétien, il militante ateo della Gioventù rivoluzionaria comunista che, in età adulta, si convertì al cristianesimo, facendone il fulcro della sua indagine filosofica, teologica e poetica.

La bellezza irrompe nella vita

La serata, nella sede dell’Azione Cattolica, dove è stata inaugurata recentemente la Camoteca, che raccoglie il patrimonio librario di don Camminati, si è inserita nella finalità di questo luogo che vuole essere uno spazio per il confronto e la riflessione sui libri di don Paolo, ed è stata affidata a don Gino Costantino e don Giuseppe Lusignani, due teologi piacentini, amici di don Camminati.

Docente di storia della filosofia dell’alto Medioevo alla Sorbona di Parigi, Chrétien, nato nel 1952, morto nel 2019, affronta il discorso sulla bellezza in modo inatteso, declinandola come “sgomento”, “scossa” (il titolo originale francese è infatti “L’effroi du beau”). Partendo da questa considerazione don Costantino ha sottolineato che “soltanto ciò che all’inizio ci lascia senza parole è meritevole di essere espresso” (Chrétien). E così è della “bellezza”, come riflette e dichiara il filosofo francese: la bellezza, infatti, quando irrompe nella nostra vita ci lascia sempre senza parole.

“Essa - ha illustrato don Gino - ci coinvolge, ci prende con sé, ci «sor-prende». Spesso nel nostro vivere la invochiamo, ma il nostro incontro con lei è sempre sorprendentemente altro dalla forma e dal modo con cui l’abbiamo desiderato e cercato: prossima a noi, è sempre lei che ci cerca e che ci trova, risultando però essere inafferrabile, o meglio, essere «prossimità dell’inafferrabile», come dichiara esplicitamente Chrétien”.

La gioia dolorosa

Il dialogo a due è proseguito con le parole di don Lusignani: “Quando veniamo al mondo, appena cominciamo a respirare, iniziamo a piangere. La ferita è dunque insita nella bellezza.  Questa gioia dolorosa, smisurata - sintetizziamo il pensiero di don Giuseppe - come ogni amore, è la dimensione dimenticata dall'estetica. Il saggio indaga lo choc provocato dall'incontro con la bellezza quando essa si manifesta all'uomo. L'uomo ne resta trafitto, sgomento, irrimediabilmente cambiato, ma la ferita lo rivela a sé stesso, aprendolo a ciò che lo eccede. Colpito da questa gioia dolorosa, l'uomo non può che celebrare la bellezza”. 

La ferita è inevitabile

“Perché la ferita nella bellezza? - si è infine domandato don Costantino - Perché non è possibile altrimenti, perché è inevitabile, perché la ferita è l’intuizione del coinvolgimento della bellezza nella mia vita, che non solo mi coinvolge portandomi con sé ma contemporaneamente mi rivela e dice chi sono, sempre però in una prossimità inafferrabile. Ma questa dialettica tra bellezza e ferita, con una lettura forse un po’ arbitraria - riconosce don Gino - non rappresenta forse il gioco dell’amore che l’uomo nella vita sperimenta?”.

La serata, ricca di profondi stimoli per la riflessione, ha quindi portato i presenti a cogliere, nel dialogo filosofico e teologico, l’amore per la vita e l’amore per Dio.

Riccardo Tonna

Nella foto, don Giuseppe Lusignani e don Gino Costantino durante l'incontro.

Pubblicato il 1° maggio 2022

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