Escursione a piedi con "Val Tidone Lentamente": appuntamento a Calendasco sabato 7 maggio. Passeggiata pomeridiana, tramonto primaverile sul Po con le sue terre d'argine e golenali, guado di Sigerico, incrocio tra via Francigena e Sentiero del Tidone, attracco per i pellegrini lungo il fiume Po e la via Francigena, cena presso circolo Biffulus con il traghettatore Danilo Parisi: questi gli elementi principali per l'escursione a piedi ad anello adatta a tutti, gestita dalla guida escursionistica ambientale AIGAE Giuseppe Noroni. Escursione che permette di rendere omaggio al contesto storico e al mondo naturale di uno dei paesaggi più singolari della provincia piacentina.
Ritrovo ore 16.15 in località Soprarivo di Calendasco presso il circolo Biffulus, percorso di 10 km circa e di circa 3 ore e mezza al netto delle soste con rientro per orario di cena (possibilità di cena presso il circolo stesso). Quota di partecipazione € 10, per gli associati del "Sentiero del Tidone APS" € 8. L'iscrizione obbligatoria deve pervenire entro il 6 maggio e l'escursione si svolgerà con un numero limitato di partecipanti: tutte le informazioni dettagliate si trovano sull'evento Facebook oppure contattando direttamente la guida escursionistica ambientale AIGAE Giuseppe Noroni tramite i seguenti riferimenti: telefono 3297265227 oppure tramite email Tutte le escursioni di "Val Tidone Lentamente" sono a numero chiuso e rispetteranno le normative anti-assembramento: il calendario aggiornato ed ufficiale è presente sul nuovo sito web www.sentierodeltidone.eu.
La riorganizzazione territoriale come elemento strategico nella ripartenza del sistema socio-sanitario dopo la pandemia: a questo importante tema è dedicato un convegno promosso dall’Azienda Usl di Piacenza, in programma sabato 7 maggio alla Sala degli Arazzi di via Emilia Parmense, 67 a Piacenza. La mattina di lavori si focalizza sui modelli per lo sviluppo di una rete socio-sanitaria di prossimità.
“L’integrazione con il sociale – evidenzia Andrea Contini, direttore assistenziale e responsabile dell’evento - è assolutamente indispensabile: non c’è salute senza sociale. La nuova organizzazione territoriale prevede la realizzazione di nuove strutture e una riqualificazione di altre già presenti”. Il punto di partenza e il riferimento per il nuovo percorso è il DM 71, nato sulla scorta della Missione 6, Componente 1 del PNRR. “È il “regolamento” che “riorganizza la sanità territoriale” – chiarisce Contini – e che assegna al distretto un’ulteriore centralità nell’assistenza socio-sanitaria”. Le diverse le articolazioni dei servizi (Ospedali di comunità, Unità di continuità assistenziale, Centrali operative territoriali) saranno approfondite nel corso del convegno, nella logica di mettere in risalto come gli interventi siano sempre più integrati e multiprofessionali”. “L’evento pandemico ha dato la possibilità al Ssn di dimostrare una qualità non scontata. La rete ospedaliera ha risposto in modo organizzato ma a livello extra-ospedaliero sono emerse criticità, che in parte si conoscevano, ma che sono esplose durante la fase emergenziale. È arrivato il momento di affrontarle e guardare allo sviluppo organico della rete territoriale”. Un altro tema centrale della riorganizzazione, e quindi dei lavori della mattinata, sarà la forte presenza della figura infermieristica. “Gli infermieri – evidenzia il direttore assistenziale - saranno decisivi per la presa in carico dei pazienti nelle fasi post ricovero ospedaliero e in tutti i casi che necessitano di una particolare assistenza vicino al domicilio della persona e non solo cura della malattia”. “Come indicato dal DM 71, questo professionista – aggiunge - è referente della risposta ai bisogni assistenziali e di autocura, contempla tra le sue attività la prevenzione e la promozione della salute nella presa in carico del singolo e della sua rete relazionale, dialoga con gli attori del processo ed è di supporto per l’assistito nelle diverse fasi della presa in carico”.
Gli ulteriori temi trattati nell’incontro saranno la telemedicina e la digitalizzazione per migliorare e supportare i processi e accompagnare gli utenti nel percorso di cura. Una sessione specifica sarà dedicata agli approfondimenti sulle cure palliative domiciliari, già attive e capillari nel territorio piacentino, mentre due professioniste dell’Ausl di Parma illustreranno l’esperienza di cure intermedie e dell’ospedale di comunità. “Multiprofessionalità, prossimità, integrazione e lavoro in rete: sono queste le parole chiave che ci guideranno. Elementi imprescindibili – conclude Contini – per avviare il percorso di riorganizzazione territoriale con una vision maggiormente integrata tra strutture, offerta sociosanitaria e professionisti per essere sempre più rispondenti ai problemi dei cittadini”.
La sala convegni di Confindustria Piacenza ha ospitato una tavola rotonda dedicata alle sfide del Pnrr nel settore delle infrastrutture e tecnologie per la mobilità sostenibile. Sono intervenuti alcuni dei maggiori esperti di mobilità a livello nazionale, moderati dalla giornalista Daniela Vergara: Vera Fiorani (amministratrice delegata di Rfi), Michele Viale (Ceo di Alstom), Marco Caposciutti (direzione tecnica Trenitalia), Paola De Micheli (responsabile nazionale Pd per l’attuazione del Pnrr) e Andrea Bricchi (Ceo di “Brian and Partners”). Il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri ha portato il suo saluto all’inizio del dibattito.
Filo conduttore del convegno è stato il tema dell’idrogeno: anche nell'ambito del Pnrr, Piacenza si candida ad ospitare una stazione di ricarica, elemento chiave di una mobilità sostenibile a zero emissioni su gomma e ferro. Gli interventi degli esperti hanno sottolineato come la tecnologia dell’idrogeno abbia già applicazioni concrete in altre parti d’Europa (Alstom ha treni ad idrogeno attivi in Germania sin dal 2019), con sperimentazioni in corso anche nel territorio nazionale (RFI ha avviato un progetto sperimentale sulla tratta Spoleto-Terni, ricavando l’idrogeno per elettrolisi). L’idrogeno è inoltre preso in considerazione da Trenitalia per la sua effettiva applicazione su tratte superiori ai 50 chilometri. Il punto d’incontro di tutti i relatori è stato l'evidenziare come le istituzioni e associazioni Piacenza debbano nei prossimi mesi lavorare per la formazione di una cultura della mobilità sostenibile, in grado di intercettare le occasioni offerte dal Pnrr e rendere Piacenza capofila della tecnologia ad idrogeno. Oltre alla stazione di ricarica, infatti, l’idrogeno potrebbe costituire il punto di partenza per una infrastruttura intermodale: treni alimentati a idrogeno, quindi a zero emissioni, grazie all’elemento ricavato in loco (utilizzando peraltro le medesime motrici degli attuali treni). Idrogeno che, successivamente, potrebbe essere utilizzato anche dai mezzi su gomma in quello che è il polo logistico più importante del Nord Italia. “Sono particolarmente lieto – ha espresso Francesco Rolleri, presidente dell’associazione degli industriali - che Confindustria Piacenza ospiti un momento di riflessione su una delle sfide più importanti che affronta il Pnrr: la mobilità sostenibile. Un enorme grazie agli illustri relatori che oggi hanno voluto dedicare la loro giornata ad una riflessione sulle prospettive che si aprono sul piano anche alla luce dei nuovi scenari che andremo a vivere”. “Il convegno è partito parlando di futuro – ha aggiunto - ma non si è mai andati oltre l’anno come scadenza temporale”, continua Rolleri. “Tengo a sottolinearlo, siamo e operiamo nell’estrema attualità. Il futuro è già adesso, cerchiamo di cogliere le possibilità che abbiamo in questo momento”.
È stato pubblicato in questi giorni, all’indirizzo www.comune.piacenza.it/buonispesa, il bando per la concessione di contributi a favore dei nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza da virus Covid-19 mediante l’erogazione di buoni spesa telematici. I cittadini in condizioni di difficoltà economica tali da rientrare nei criteri previsti per l’assegnazione del beneficio, possono quindi fare domanda – dal 2 maggio fino alla mezzanotte di domenica 31 luglio - per ottenere il contributo una tantum, che varia dall’importo di 150 euro (per i nuclei composti da una sola persona) a un massimo di 350 euro (per famiglie con quattro componenti o più). Per beneficiare del contributo i nuclei familiari, residenti nel Comune di Piacenza, dovranno essere in possesso, sulla base dell’attestazione Isee 2022, di un reddito non superiore a 10mila euro e di un patrimonio mobiliare non superiore a 5mila euro. Nella sezione dedicata del sito web comunale, è comunque possibile consultare i requisiti necessari per l’accesso alla misura di sostegno finanziario, nonché trasmettere la richiesta in via telematica, compilando l’apposito modulo on line previa autenticazione tramite Spid. La richiesta di contributo - per presentare la quale è necessario disporre di un indirizzo di posta elettronica valido – può essere inoltrata una sola volta e da un solo componente del nucleo familiare.
Le domande verranno sottoposte a istruttoria su base mensile, quelle che risulteranno in possesso di tutti i requisiti previsti verranno ammesse al contributo sino all’esaurimento dei fondi a disposizione. L’elenco degli ammessi e degli esclusi verrà pubblicato in forma anonima sul sito web dell’ente, con valore di notifica a tutti gli effetti. I buoni spesa digitali, del valore di 25 euro ciascuno, verranno messi a disposizione dalla società “Pellegrini Spa” direttamente ai beneficiari ammessi al contributo. Per informazioni in merito alle richieste presentate è possibile scrivere all’indirizzo email .
Scienza e associazionismo in campo per promuovere e sperimentare percorsi di sensibilizzazione, informazione e occasioni formative integrate sui temi della prevenzione e cura della dipendenza da alcol e del disturbo del gioco patologico, per un progressivo recupero di abitudini di vita equilibrate. È l’obiettivo del Protocollo d’intesa triennale siglato da Regione Emilia-Romagna, Atenei emiliano-romagnoli e alcune tra le più attive associazioni di auto-mutuo-aiuto dalle dipendenze patologiche, nazionali e regionali. Un documento che formalizza le collaborazioni già attivate in Emilia-Romagna con le associazioni e le Università sui problemi di alcolismo e ludopatia, che l'isolamento domestico causato dalla pandemia ha in alcuni casi inasprito tra giovani e meno giovani. Viene così rafforzata, sulla base dell’impegno della Giunta regionale e di tutti i soggetti coinvolti, la rete di sensibilizzazione, informazione, approfondimento e formazione in ambito universitario delle tematiche connesse all’alcol dipendenza e al gioco d’azzardo patologico; fondamentale il coinvolgimento di esperti e docenti universitari per aprire un canale educativo che permetta di inserire il tema dell’alcologia e dell’auto mutuo aiuto all’interno dei percorsi accademici, formando studenti, specializzandi e futuri professionisti. Il documento prevede l’istituzione di una specifica Commissione paritetica composta da esperti qualificati afferenti a ciascuno degli enti e associazioni firmatari, che curerà tutti gli aspetti necessari a raggiungere gli obiettivi fissati nel Protocollo, elaborare eventuali proposte innovative sui temi oggetto dell’intesa e monitorare la realizzazione delle azioni previste a livello locale.
Il Protocollo d’intesa ha lo scopo di creare una rete di soggetti - Università, associazioni, professionisti dei servizi territoriali (SerDP centri alcologici) e ospedalieri- per approfondire la conoscenza delle dipendenze comportamentali da etilismo e gioco d’azzardo patologico, nell’ambito dei corsi di studio rivolti ai futuri medici, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali. In particolare, l’accordo prevede la realizzazione di specifiche attività formative, l’organizzazione di eventi informativi e di approfondimento e la promozione di tesi di laurea sui temi delle dipendenze. In Emilia-Romagna il sostegno e l’assistenza a persone con dipendenza patologica, in particolare da alcol e gioco d'azzardo, sono assicurati da un sistema integrato di servizi che coinvolge le Aziende Usl, con i Servizi per le dipendenze patologiche (SerDP), le strutture private accreditate, gli Enti locali e il volontariato. Nei SerDP sono attivi anche i Centri alcologici (41 su tutto il territorio regionale), dove operano équipe multidisciplinari formate da medici, infermieri, psicologi, educatori e assistenti sociali in grado di affrontare il problema dell’alcoldipendenza nella sua complessità e multifattorialità. Dal 2013 la Regione si è dotata di una specifica legge per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico, che vieta l'utilizzo ai minori dei "ticket redemption", gli apparecchi che, a partita conclusa, rilasciano ticket da convertire in premi. Le persone con disturbo da gioco d’azzardo in carico ai servizi dell’Emilia-Romagna.
Nel 2021 sono state complessivamente oltre 31 mila le persone assistite dai servizi per le dipendenze patologiche (SerDP) delle Aziende Usl dell’Emilia-Romagna (esattamente 31.207), 1.139 delle quali per problemi collegati al gioco d’azzardo: il 3,7% del totale degli assistiti. Più della metà di questi (602, pari al 52,8%) sono giocatori patologici, che si sono rivolti ai servizi per la prima volta. Si tratta di numeri in leggera controtendenza, dopo il picco di 1.724 persone raggiunto nel 2019, nel periodo pre-pandemia. La maggioranza degli assistiti è di genere maschile (80%) e di cittadinanza italiana (91%). La fascia di età più rappresentata, indipendentemente dal genere, è quella compresa tra 41 e 60 anni, seguita dagli ultrasessantacinquenni, che costituiscono il 16,4% delle persone in carico ai servizi. Le persone affette da ludopatia seguite dai servizi utilizzano soprattutto giochi con vincita in denaro, e dal vivo. In particolare il 56,4% predilige giocare ai videogiochi nei bar/tabacchi o sale gioco, il 18,7% gioca al lotto, superenalotto, lotterie e gratta e vinci; alle scommesse sportive o ippiche si dedica il 10,8% dei giocatori e il 15,4% gioca attraverso le piattaforme on line; parte dei giocatori sono però dedite a più tipologie di gioco contemporaneamente.
L’ Emilia-Romagna da anni collabora con l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale della Ricerca (Cnr) di Pisa per la rilevazione sistematica sull’uso di sostanze psicoattive e gioco d’azzardo tra la popolazione generale (Ricerca IPSAD Italia) e tra gli studenti delle scuole superiori nella fascia di età compresa tra 15 e 19 anni (Ricerca ESPAD Italia). Secondo l’ultima rilevazione IPSAD 2017-2018 emerge che il 62,4% della popolazione italiana (circa 17 milioni di abitanti) ha praticato il gioco d’azzardo/di fortuna almeno una volta nella vita, mentre il 42,8% almeno una volta nell’ultimo anno di indagine, con un incremento di circa 15 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. L’indagine GAPS sull’Emilia-Romagna condotta nel 2020 sulla popolazione tra 18-84 anni (oltre 3,6 milioni di abitanti) ha rilevato come quasi il 69% ha giocato almeno una volta nella vita, con un dato di prevalenza superiore a quello rilevato a livello nazionale e più di un terzo (36,3%) lo ha fatto nell’anno precedente alla rilevazione. Tra i giocatori dell’ultimo anno, non c’è grande differenza tra i sessi: il 39% sono uomini e il 34,6% donne. Per ciò che concerne il profilo di gioco, lo studio IPSAD evidenzia, a livello nazionale, un profilo di gioco “a rischio” nel 23,5% dei giocatori, mentre a livello regionale tale percentuale si attesta sul 14% (circa 1 giocatore su 7). Tra questa tipologia di giocatori, oltre la metà (circa il 60% in regione e 40% a livello nazionale) riferisce di avere un bilancio complessivo in rosso.
Il gioco d'azzardo tra i giovani
La ricerca è stata condotta nel 2019 su un campione di 3.661 studenti delle scuole superiori dell’Emilia-Romagna che hanno risposto volontariamente ad un questionario anonimo. Sul campione degli intervistati, il 44% degli studenti, in maggioranza maschi e maggiorenni, ha giocato almeno una volta nel corso della vita e il 41% nei 12 mesi precedenti all’indagine. Di questi ultimi, il 68% ha giocato soltanto occasionalmente (meno di una volta al mese) e l’11% due o più volte la settimana. In merito al livello di rischio riferito ai giocatori nell’ultimo anno, il dato confortante è che l’83% degli studenti ha un comportamento “esente da rischio”, l’11% “a rischio” e il restante 6% “problematico”.
Gli alcoldipendenti assistiti in Centri appositi in Emilia Romagna
In Emilia-Romagna nel biennio 2020-2021, complici le restrizioni imposte dall’emergenza Covid, il numero delle persone con problemi di abuso di alcolici prese in carico dagli appositi Centri istituiti presso i SerDP, è notevolmente calato: 12.198 nel 2019, 8.970 nel 2021 (-26,5%). Volume globale di denaro giocato in Italia e in Emilia-Romagna, e numero delle sale gioco che hanno cessato l’attività tra il 2019 e il 2021. (Fonte: Agenzia delle Accise Dogane e Monopoli, Libro Blu 2020). In generale, tra i giocatori, i bar/tabacchi sono i luoghi prescelti per giocare (50,4%), seguiti dalle case gioco e sale scommesse (25,8%) e dalla propria abitazione o di amici attraverso le piattaforme on line (15,4%). I giochi d’azzardo più diffusi sono: le videolottery e le slot machine, i gratta e vinci, il lotto e il superenalotto, i giochi al casinò, il "Win for life", le scommesse sportive o ippiche, il bingo, i giochi on line con vincite in denaro (ad esempio poker online). Stando a quanto pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel “Libro blu”, il report annuale contenente i risultati di servizio dei principali settori di intervento (dogane, accise, giochi e tabacchi) il volume globale di denaro giocato in Italia nel 2020 è stato complessivamente di oltre 88 miliardi di euro rispetto ai 110 registrati nel 2019. Il calo (-20%) sui consumi del gioco d’azzardo/di fortuna è sostanzialmente attribuibile alla chiusura dei luoghi deputati al gioco fisico avvenuta a seguito delle misure poste in atto per contrastare l’epidemia da Covid-19. Ma già dal 2019 si era registrata una flessione del dato relativo alla raccolta di denaro proveniente dal gioco fisico in alcune regioni (su tutte: Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Calabria, Emilia-Romagna, Marche e Lazio) dovuta sia alla riduzione del numero di apparecchi “slot machine” in esercizio sul territorio, sia all’entrata in vigore delle regolamentazioni comunali in materia di orari di apertura dei punti gioco. L’Emilia-Romagna continua a registrare una raccolta da “rete fisica” fra le più cospicue. Dai dati registrati nel 2020 emerge che figura al quarto posto, dopo Lombardia, Campania e Lazio, in termini di volumi complessivi di raccolta. Se si rapportano i volumi di gioco alla popolazione maggiorenne, nel 2020 sono stati persi oltre 810 euro per ogni maggiorenne residente contro i 779 euro della perdita sostenuta a livello nazionale da cittadini maggiorenni residenti. Tra il 2019 e il 2021 in Emilia-Romagna su un totale di 551 esercizi per il gioco in danaro, tra Case da gioco e scommesse sportive e ricevitorie per il lotto, superenalotto e gratta e vinci sono complessivamente 42 quelle che hanno cessato l’attività, il 7,6% del totale.
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