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Notizie Varie

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Inaugurata l'ambulanza donata da Coldiretti Piacenza

inaugurazione Pubblica 



Coldiretti Piacenza ha inaugurato, nella giornata di lunedì 9 maggio, nella sede della Pubblica Assistenza Croce Bianca di Piacenza l’ambulanza che l’associazione ha donato durante la pandemia grazie all’attivazione di una raccolta fondi. Il mezzo di soccorso è stato fin da subito destinato ai trasporti nell’ambito dell’emergenza Covid e continua a essere al servizio dell’intera popolazione.
Presenti all’inaugurazione il direttore di Coldiretti Piacenza Roberto Gallizioli e i delegati confederali Giovanni Benedetti e Marco Allaria Olivieri.
“Anche in questo territorio – afferma Gallizioli –  il Coronavirus ha causato molta sofferenza e purtroppo oggi – seppur la situazione sia molto migliorata - non ne siamo ancora del tutto usciti.  Fin da subito è emersa una grande solidarietà nei confronti di tutti gli operatori sanitari, con gesti concreti, come questa donazione, per la quale ringrazio tutti i dipendenti e gli associati di Coldiretti per la partecipazione e la generosità con cui hanno condiviso questa richiesta di aiuto”.

“Coldiretti – commenta Giovanni Benedetti – si è sempre distinta per l’attenzione alle iniziative di vicinanza e di fronte ad un’emergenza come quella del Covid, tutta la struttura e i nostri soci hanno risposto in modo concreto”.
“Oltre alle drammatiche conseguenze sul piano sanitario – ricorda Marco Allaria Olivieri – la diffusione del coronavirus e delle necessarie misure di contenimento ha danneggiato fortemente tutta la nostra economia, oggi colpita anche dalle conseguenze dell’invasione in Ucraina. Per questo, oltre a chiedere aiuti per le nostre imprese agricole, abbiamo attivato in tutta Italia iniziative come la spesa solidale a sostegno delle fasce più svantaggiate della popolazione, ma anche di chi – in particolare donne e bambini- sta scappando dall’Ucraina. Si tratta di sforzi corali che dimostrano la nostra capacità di unirci e mobilitare risorse per sostenere chi si trova in difficoltà”.
A coordinare la donazione dell’ambulanza da parte di Coldiretti Piacenza è stato il segretario di zona Giuseppe Monfreda, volontario della Pubblica da oltre 20 anni: “Quando è scoppiata la pandemia, ci siamo trovati tutti ad affrontare una situazione senza precedenti, che ha reso da subito evidente la necessità di dare supporto alla risposta sanitaria”.
Rimarcano infine l’importanza di questa donazione Paolo Rebecchi, coordinatore provinciale e membro della direzione nazionale di Anpas e il presidente della Pubblica Assistenza Croce Bianca Alessandro Miglioli. “Ringrazio profondamente Coldiretti Piacenza – afferma Rebecchi - per aver raccolto in modo concreto la nostra richiesta di aiuto, in un momento di grande difficoltà dovuto all’emergenza Covid, dandoci la possibilità di poter avere a disposizione un’ambulanza in più che è stata vitale per supportare la rete al servizio della provincia di Piacenza”.

Pubblicato il 10 maggio 2022

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Arrivano segnali positivi, le imprese proseguono la crescita

Crescita imprese


A distanza di due anni dall’inizio della pandemia, la base imprenditoriale regionale ha ripreso a crescere in termini tendenziali. È quanto attestano i dati del Registro imprese delle Camere di commercio, come emerge dall’analisi dell’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna. Non si tratta solo di un “rimbalzo”, che segue la frenata legata al lockdown del 2020 e alla fase acuta dell’emergenza Covid (determinato probabilmente anche dalle misure governative di sostegno) ma di un trend che ha riportato l’insieme delle imprese attive al livello di inizio 2019. Al termine del primo trimestre 2022, le imprese attive sono risultate 400.106 con un aumento di 2.846 unità (+0,7 per cento) rispetto al termine dello stesso trimestre del 2021. Si tratta di un deciso incremento delle imprese attive rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che fu il primo dopo nove anni di ininterrotta riduzione. L’andamento dell’imprenditoria regionale è risultato leggermente migliore rispetto a quello riferito a livello nazionale, che ha visto le imprese attive segnare un più lieve aumento (+0,2 per cento) rispetto al primo trimestre del 2021.

I settori di attività economica. La disaggregazione dei dati evidenzia gli effetti della pandemia, dei provvedimenti adottati a tutela delle imprese e della ripartenza. La base imprenditoriale dell’agricoltura, silvicoltura e pesca-acquacultura si è ridotta di 798 unità (-1,5 per cento), una variazione determinata dalla prima (-840 unità, -1,6 per cento). L’industria ha perso 170 imprese (-0,4 per cento). Nella sola manifattura il calo negli ultimi 12 mesi è stato di 182 unità (-0,4 per cento). In quest’ambito, è sostanziale l’incremento nella riparazione e manutenzione di macchine (+92 unità, +2,5 per cento), mentre è stato decisamente inferiore l’aumento di sole 25 unità (+0,2 per cento) nella sezione della fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e apparecchiature). I contributi negativi sono giunti dall’industria della moda (-70 imprese, -1,1 per cento), in particolare, delle confezioni (-40 unità, -0,9 per cento) e tessile (-2,4 per cento).

Altre riduzioni della base imprenditoriale comprese tra 29 e 26 unità si sono poi avute in diversi settori, ma in alcuni hanno avuto un’incidenza maggiore, come nel caso della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, di misurazione e di orologi (-3,1 per cento), nella stampa e riproduzione di supporti registrati (-2,1 per cento), nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-2,4 per cento) e nell’industria della ceramica e vetro e dei materiali edili (-1,9 per cento).

L’insieme del commercio all'ingrosso e al dettaglio e della riparazione di autoveicoli e motocicli ha subito una lievissima flessione (-239 unità, -0,3 per cento): a determinarla unicamente l’ingrosso (-329 unità, -1,0 per cento), mentre nel dettaglio si registra un leggero aumento (+102 unità, +0,2 per cento), invariate le altre componenti. Le costruzioni hanno rafforzato la tendenza positiva con una crescita di 2099 unità (+3,1 per cento) grazie agli evidenti benefici degli incentivi governativi. Trainanti le imprese che effettuano lavori specializzati (+1.538 unità, +3,2 per cento) per ristrutturazioni e piccoli interventi, come quelle impegnate nelle edificazioni (+2,9 per cento). L’incremento del complesso dei servizi (+1805 unità +0,8 per cento), si deve agli altri servizi diversi dal commercio (+2.044 imprese, +1,4 per cento). Solo il settore del trasporto e magazzinaggio ha mostrato un segno rosso, seppur contenuto (-185 unità, -1,4 per cento), determinato dal trasporto terrestre (-213 unità, -2,0 per cento).

Decisa l’accelerazione delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+518 unità, +3,1 per cento) e dell’immobiliare (+426 unità, +1,6 per cento). A seguire, l’aggregato noleggio, agenzie di viaggio servizi di supporto alle imprese (+298 unità, +2,3 per cento). In crescita i servizi di informazione e comunicazione (+217 imprese, +2,4 per cento), legato a produzione di software, consulenza informatica (+131 unità, +3,5 per cento), trend sostenuto dalla informatizzazione delle imprese regionali e dal ricorso allo smart working. Bene le attività finanziarie e assicurative (+226 unità, +2,4 per cento), in ripartenza quelle artistiche, sportive, intrattenimento e divertimento (+183 unità, +3,1 per cento).
L’incremento tendenziale delle imprese attive nel primo trimestre 2022 è stato determinato dalle società di capitale (+4.060 unità, +4,2 per cento), il più ampio aumento in termini assoluti degli ultimi 13 anni, grazie all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata. Va sottolineata l’eccezionale inversione di tendenza in positivo delle ditte individuali (+236 unità, +0,1 per cento). Le società di persone hanno mostrato ancora una tendenza negativa (-1.457 unità, -2,0 per cento), un dato che risulta, comunque, il più contenuto degli ultimi otto anni. Infine, si è arrestata la riduzione delle cooperative e consorzi che sono lievemente aumentati per la prima volta in cinque anni (+0,1 per cento).

Pubblicato il 9 maggio 2022

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Donato Speroni: verso un futuro sostenibile, fra ostacoli e soluzioni

 speroni

Donato Speroni – Senior expert di ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – è intervenuto venerdì 6 maggio nel corso del Laboratorio di Mondialità Consapevole, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con Caritas diocesana. Giornalista, già vicecaporedattore del Corriere della Sera e docente di Economia e Statistica presso l’Istituto per la Formazione al Giornalismo dell’Università di Urbino, Speroni è responsabile del progetto Futura network, che studia e discute gli scenari possibili per un futuro sostenibile.

Agenda 2030

“Quando nel 2012 è uscito il mio libro «2030. La tempesta perfetta. Come sopravvivere alla grande crisi» – spiega Speroni – la sensibilità sul tema della sostenibilità era praticamente nulla, ma gli studiosi avevano già ben chiaro che senza un intervento serio e mirato la situazione nel 2030 per il pianeta sarebbe stata insostenibile. Come prima risposta, nel settembre 2015 i 193 Paesi dell’ONU hanno sottoscritto l’«Agenda 2030» per lo sviluppo sostenibile, che elenca 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile articolati in 169 Target, da completare appunto entro il 2030. Precedentemente, i Millennium Development Goals (MDGs), stabiliti nel 2001 per il 2015, erano risultati inefficaci poiché si limitavano solo ai Paesi in via di sviluppo: Enrico Giovannini, fondatore di ASviS e attuale Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, specifica che anche noi siamo Paesi in via di sviluppo sostenibile”.

Le cause dell’insostenibilità

Per il futuro del nostro pianeta ci sono tre scenari: la catastrofe, un progressivo degrado e lo sviluppo sostenibile. “È sostenibile un mondo in equilibrio nell’uso delle risorse, che non va verso un progressivo deterioramento delle condizioni di vita. La sostenibilità riguarda l’ambiente, ma anche le condizioni sociali: un mondo con troppi squilibri fra ricchi e poveri o in cui si discrimina per colore della pelle, sesso, religione o in cui non si dà spazio al libero pensiero è un mondo insostenibile – prosegue Speroni –. Sono diversi i motivi per cui il mondo in cui viviamo non è sostenibile: la crescita della popolazione, i consumi e l’impatto sul pianeta, le diseguaglianze economiche, il cambiamento climatico, l’inquinamento, la distruzione della biodiversità, la politica e la crisi dei rapporti internazionali, il mancato rispetto dei diritti. La prima ragione rappresenta un paradosso: la popolazione cresce perché si è ridotta la mortalità infantile e perché la vita media si è allungata a causa delle migliori condizioni, eppure un aumento demografico può reggersi solo se la crescita è sostenibile”.

La sostenibilità non è misurabile

Il fattore che più si lega al precedente riguarda il consumo delle risorse: il 29 luglio 2021 abbiamo raggiunto l’Earth Overshoot Day, ciò significa che ogni anno consumiamo le risorse prodotte da un pianeta e mezzo. “L’aumento della popolazione – rende noto Speroni – comporta maggiori esigenze alimentari ed energetiche, e questa crescita, per essere sostenibile, ha bisogno di un «salto di generazione» da parte dei consumatori, il quale richiede però tecnologie avanzate di cui ancora non disponiamo per un semplice motivo: non è ancora possibile misurare oggettivamente la sostenibilità. Il 97% dei vertebrati è costituito da umani e animali da allevamento. In 27 anni in Germania è sparito il 76% degli insetti, che porta con sé conseguenze gravissime legate alla mancanza di impollinazione. Non possiamo parlare di sostenibilità quando ancora esistono grossi squilibri economici fra Nord e Sud del mondo: il 10% più ricco della popolazione mondiale detiene il 50% della ricchezza, mentre al 40% più povero non resta che il 3%. E la povertà scatena un altro fenomeno, quello delle migrazioni: una statistica ci segnala che il 15% della popolazione mondiale vuole cambiare Paese. Infine, c’è il cambiamento climatico: lo scioglimento del permafrost causa la fuoriuscita di metano intrappolato sotto lo strato gelido, che liberandosi nell’aria porta a un ulteriore aumento delle temperature”.

Mitigazione e adattamento

Ad ASviS oggi aderiscono circa 800 associazioni, che cooperano per realizzare i 17 «Sustainable Development Goals (SDGs)» posti dall’Agenda 2030, fra cui si evidenziano: sconfiggere la povertà, sconfiggere la fame, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, lotta contro il cambiamento climatico, vita sott’acqua e sulla Terra. “I due grandi campi d’azione delle scelte energetiche sono la mitigazione e l’adattamento – spiega ancora Speroni –. La prima richiede impegni internazionali per ridurre la quantità di gas serra presenti nell’atmosfera; la seconda consiste in strategie per fronteggiare i fenomeni meteorologici estremi come l’erosione, la desertificazione, l’aumento dei mari. Le questioni ancora aperte sono molteplici, ad esempio sul ruolo del gas e del nucleare. È vero che il metano inquina meno del carbone, ma ciò fa di esso una fonte sostenibile?
“Il primo ministro della Papua Nuova Guinea ha dichiarato che la deforestazione frutta al suo Paese un miliardo di dollari ogni anno. Andare «oltre il Pil» è una delle questioni più delicate. Per fare un esempio, da alcuni sondaggi è chiaro che la felicità non dipende solo dalla ricchezza: alla domanda «Da 0 a 10 quanto sei soddisfatto della tua vita?» un asiatico dà un voto più basso di un latino-americano, a parità di condizione economica”.

La risposta della politica

“Greta Thunberg dice che da parte della politica sente solo un «Bla Bla Bla», ma in realtà qualcosa è stato fatto – conclude Speroni –. Oggi c’è sicuramente una nuova consapevolezza, testimoniata dai recenti impegni della Cop26 di Glasgow a conduzione anglo-italiana: l’UE si impegna a ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 per azzerarle entro il 2050, la Cina pone il paletto delle emissioni zero al 2060, l’India al 2070. È troppo tardi? Certo, i quattro anni di presidenza Trump, la pandemia e le guerre hanno rallentato la scalata verso l’obiettivo, ma la collaborazione internazionale, l’attenzione di von der Leyen verso l’Agenda 2030 e la Convenzione dei cittadini sul clima di Macron sono passi importanti che ci consentono di vedere il bicchiere mezzo pieno”.

Prossimo appuntamento

Venerdì 13 maggio alle 18.30 presso i locali del Centro “Il Samaritano” in via Giordani 12 si terrà l’incontro “Il mondo cambia, e l’Afghanistan?”. Interverranno Luca Radaelli, Medical Staff Planning Manager per Emergency e Stefania Calza, Centro Salute Donna dell’Ausl Piacenza.

Francesco Petronzio

Pubblicato il 7 maggio 2022

Nella foto, l'intervento del giornalista  Donato Speroni.

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«Sabati della comunicazione»: un buon giornalista ricerca il nucleo profondo dell'esistenza

carla chiappini 1

Nel Seminario Vescovile di Piacenza si è svolto, sabato 7 maggio, il terzo incontro dei Sabati della Comunicazione. L'iniziativa rivolta a coloro che si occupano di comunicazione all'interno della realtà pastorale ed ecclesiale, questa volta ha visto intervenire la giornalista Carla Chiappini. "Come raccontare una storia di vita", il tema della mattinata.
Partendo dal presupposto che raccogliere e riportare le storie altrui sia un'impresa tutt'altro che facile, la Chiappini ha cercato di delineare l'atteggiamento ideale di chi - epiteto da lei scelto per la figura del giornalista - desidera cogliere la vita.

Ascolto con gli occhi

“Cosa c’è di tanto interessante nella mia storia al punto che valga la pena raccontarla?” viene chiesto spesso a un giornalista. La risposta? Incoraggiare l’intervistato – dice la Chiappini – con la profonda convinzione che ogni vita, nella sua unicità, è importante e pedagogicamente interessante. Dire all’intervistato che, qualunque cosa dirà, andrà ad aggiungere un tassello al mosaico e che – continua – non può avere la presunzione di conoscere a priori l’utilità effettiva del suo raccontarsi. Vinta questa eventuale resistenza e dichiarato, nella trasparenza, motivo e obiettivo dell’intervista, resta da capire come raccogliere la storia. Innanzitutto – spiega Carla – occorre sempre una traccia, di domande aperte alla riflessione e mai giudicanti. Una traccia pronta ad essere tradita, con digressioni e porte inaspettatamente spalancate. Un invito all’elasticità mentale e alla rinuncia, talvolta, della propria progettualità.
“Il giornalista è colui che guida, che riporta alla retta via, ma che non forza mai pur tentando di scavare a fondo” ribadisce. Cautela, coscienza del potenziale d’urto, delicatezza, attenzione, empatia, conoscenza delle carte deontologiche sono, assieme alla pazienza e all’eliminazione di fretta e nervosismo, gli elementi etichettati dalla giornalista come imprescindibili per una raccolta di storia di vita. Significa – precisa – ricercare il nucleo profondo dell’esistenza della persona. L’obiettivo non è né pratico, né comunicativo, né seduttivo.

Verità

I detenuti – prosegue l’esperta – tendono a fare giri di parole quando si raccontano. Usano eufemismi per attutire la verità della propria condizione perché, si sa, la verità fa male. Il giornalista dunque, certamente deve preoccuparsi di ripulire le parole ma, deve ricordarsi che la verità non ha bisogno di una grande aggettivazione. Essa – dice la Chiappini – si deduce senza calcare la mano e senza metterci troppo del nostro.

Etica delle parole

È fondamentale non dare mai nulla per scontato. Ciò significa – cerca di spiegare la giornalista – chiedere ragione del senso delle parole, soprattutto di quelle ripetute frequentemente nel corso dell’intervista. Consci del fatto che nelle pieghe delle parole si nascondono pezzi di storie, bisogna sempre definire il codice che la persona assegna a un termine, codice che può essere diverso da quello di chi intervista.

Silenzio

Restando in tema di parole, ci sono volte in cui esse non vanno pronunciate. Molte volte, davanti al dolore, a una lacrima, a una voce franta, il giornalista deve optare per il silenzio ed evitare di fare domande. Inoltre, le storie – afferma – appartengono alle persone. Di conseguenza, vanno difese dalla tentazione di usarle ed interpretarle, tentazione fortissima coi lavori autobiografici in scuole e carceri. Il giornalismo serio, che non è mai neutro, è un continuo dialogo con la propria coscienza.

Sguardo pulito

Il coraggio di mantenere le lenti il più pulite possibile è una delle premure che deve avere chi fa questo tipo di mestiere. Cosa vuol dire? Non cedere alla vanità giornalistica – spiega in soldoni Carla. Si scrive per essere letti quindi si cerca di scrivere bene per poter essere apprezzati ma ciò non deve essere l’unico fine esplicitamente perseguito. Quello che cerca di dire l’esperta di autobiografia, è che l’autocompiacimento del giornalista non può essere palese all’intervistato. Molte storie sono particolarmente suggestive e per questo appetibili; attenzione quindi perché il confine è labile.

Si può dire NO

A manipolare può essere il giornalista, così come può essere invece la persona che racconta. Capita – dice in conclusione la Chiappini – che il primo abbia l’impressione di sentirsi raccontare menzogne ed essere così in disaccordo. Presa in giro e perdita di tempo a cui il giornalista ha il diritto di rispondere “no”. Gli è lecito, in questo caso, dichiarare la propria opinione ed eventualmente decidere drasticamente di non riportare la storia.

Chi è Carla Chiappini

Giornalista, esperta in metodologia autobiografica e ricerca biografica, è stata vicepresidente dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna e ha fatto parte del Consiglio di disciplina dello stesso. Docente presso la Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari, da oltre 20 anni è impegnata in diverse carceri italiane dove coordina percorsi di scrittura utilizzando la pratica autobiografica come strumento di aiuto. Lavora con un gruppo di detenuti della sezione di alta sicurezza del carcere di Parma alla redazione del giornale "Ristretti Orizzonti" e dirige "Sosta Forzata. Itinerari della giustizia", il giornale della Casa Circondariale di Piacenza.

Elena Iervoglini

Pubblicato l'8 maggio 2022

 Nella foto, Carla Chiappini ai "Sabati della Comunicazione".

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Al mercato coperto di Campagna Amica protagoniste le mamme

Master Kids

Prosegue il finesettimana di eventi al Mercato Coperto di Campagna Amica, promosso da Coldiretti in via Farnesiana, 17 a Piacenza. Oggi nell’apertura del venerdì dalle 16 alle 21, sono protagonisti l’agriturismo “L’Oca d’oro” di Ziano per una degustazione e l’artista Maurizia Gentili con il laboratorio per bambini “Dipingiamo con i fiori”.

Sabato 7 maggio (dalle 8 alle 14.30), sarà ospite l’agriturismo “Molino Fuoco” di Podenzano con i formaggi di latte vaccino. Infine domenica (8-14.30) le iniziative saranno dedicate alla festa della mamma con l’azienda “Green Service” e i tutor dell’orto per guidare i bambini insegnando loro a piantare fiori e con i laboratori per piccoli cuochi di Master Kids Italia. Un week-end all’insegna del buon cibo sano e genuino - per una spesa sostenibile e di qualità e per gli agriaperitivi -, ma anche della passione per il verde e la natura.

AL MERCATO ANCHE IL PESCE: Coldiretti ricorda che nelle giornate di venerdì (dalle 16 alle 21) e sabato (8-14.30), al Mercato è possibile trovare il pesce fresco della cooperativa Mistral di Sestri Levante. La domenica (8-14.30) la cooperativa non è presente, ma è sempre disponibile il pesce di lago di Agroittica Clarabella.

Pubblicato il 6 maggio 2022

Nella foto, i bambini protagonisti a un evento di Master Kids Italia.

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