Il 13 dicembre scorso è ripartito il doposcuola presso la Scuola Primaria “Tina Anselmi” di Gragnano. Si tratta di un servizio iniziato nel 2020 grazie al finanziamento ottenuto dal progetto Ri-CONnESSI, presentato da un gruppo di associazioni con capofila l'associazione Abracadabra - Progetto Famiglie di San Nicolò, a seguito di un bando regionale. Terminati i finanziamenti regionali, l'Amministrazione Comunale di Gragnano è intervenuta affinché il doposcuola potesse proseguire. “Gli insegnanti hanno molto apprezzato la collaborazione che si è instaurata nel tempo tra volontari, educatori e docenti cosicché anche quest’anno abbiamo fatto il possibile per garantire questo servizio aggiuntivo”, afferma il sindaco Patrizia Calza.
“Investire sull’educazione è sempre più necessario, soprattutto ora in cui le cronache e le ricerche ci rimandano l’immagine di ragazzi insicuri, talvolta isolati e con difficoltà di apprendimento causato anche dall’ansia. La costruzione di una rete che si occupa di loro è particolarmente utile. Nei pomeriggi a scuola i bambini non sono solo seguiti nell’esecuzione dei compiti ma partecipano anche a iniziative di gioco e socializzazione”. Il servizio, gestito dai Servizi Educativi dell'Associazione “La Ricerca”, coinvolge quest'anno 16 bambini dalla prima alla quinta e si svolge nei locali della Scuola Primaria ogni martedì pomeriggio dalle ore 16.30 alle ore 18.30. “Gli alunni partecipanti sono stati scelti dalle insegnanti del plesso, con attenzione sia ai bisogni didattici che alle condizioni di fragilità dei nuclei familiari”, spiega Paolo Savinelli de La Ricerca. “Abbiamo concepito l’iniziativa come luogo per attivare un recupero didattico ma anche per costruire relazioni e socializzare aumentando il benessere dei piccoli”.
Il doposcuola è gestito quest'anno da un'educatrice, coadiuvata da 4 volontari, due dei quali residenti nel territorio di Gragnano e due reperiti dalla collaborazione con l'associazione Abracadabra. Il doposcuola proseguirà fino alla fine di maggio 2023. “Apprezziamo particolarmente - conclude l’assessore alla pubblica istruzione Alessandra Tirelli - l’attività dei volontari che si sono attivati in un settore così delicato e impegnativo per la crescita dei nostri concittadini e li ringraziamo per il prezioso contributo”.
Sembra essere stato assorbito l’effetto impresso dalla pandemia e dalle conseguenti misure di sostegno alle aziende, sulla natalità e mortalità delle imprese. Come emerge dall’analisi dell’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna sui dati del Registro imprese delle Camere di commercio, nell’ultimo trimestre del 2022 si registra un lieve calo della base imprenditoriale regionale.
Alla fine dello scorso anno, le imprese attive sono scese nuovamente sotto quota 400mila, per la precisione a 397.523 con una diminuzione pari a 3.157 unità (-0,8%) rispetto al termine dell’anno precedente. Con l’avvio dell’estate si è quindi interrotta la fase positiva avviata con il primo trimestre 2021 e durata 18 mesi che ha testimoniato dell’efficacia delle misure introdotte a sostegno delle imprese. L’andamento regionale dell’imprenditoria si è allineato a quello riferito a quello nazionale che nello stesso periodo ha fatto registrare una quasi analoga flessione delle imprese attive (-0,7%). Consideriamo in dettaglio le variazioni, la base imprenditoriale dell’agricoltura, silvicoltura e pesca si è ridotta di 941 unità (-1,7%). L’industria ha subito una contrazione delle imprese (-2,4%), corrispondente, in valori assoluti a una riduzione di 817 unità. In controtendenza si evidenzia l’incremento deciso nella riparazione e manutenzione di macchine (+71 unità, +1,9%), e quello minimo della farmaceutica.
Al contrario, i principali contributi negativi sono venuti dalle industrie della moda (-256 imprese, -4,2%), in particolare, dal comparto delle confezioni (-179 unità, -4,2%), del tessile e della pelletteria. Sensibile diminuzione anche nel comparto della fabbricazione di macchinari e apparecchiature (-190 unità, -1,9%). Per il settore della fabbricazione di prodotti in metallo il calo è stato di 154 imprese (-3,9%), nell’industria alimentare il numero delle aziende si è ridotto di 106 unità (-2,3%).
L’insieme del commercio all'ingrosso e al dettaglio e della riparazione di autoveicoli e motocicli ha fatto registrare una riduzione delle imprese pari a 1.805 imprese, (-2,1%). La base imprenditoriale delle costruzioni, dopo la forte crescita grazie ai benefici delle misure di incentivazione governative, ha prolungato l’andamento positivo, seppur in rallentamento, (+230 unità, +0,3%). Per il complesso dei servizi, al netto del settore del commercio, si evidenzia un aumento (+394 imprese, +0,3%). In calo il comparto dell’alloggio e ristorazione (-502 unità, -1,7%). Il maggiore aumento è venuto dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+431 unità, +2,5%), soprattutto direzione aziendale e di consulenza gestionale (+260 unità, +4,6%), le finanziarie e assicurative (+181 unità, +1,9%). Bene l’immobiliare (277 unità, +1,0 per cento), avvantaggiato da bonus e superbonus, che hanno reso più attraente l’investimento nel “real estate” e i servizi di informazione e comunicazione (+90 imprese, +1,0 per cento), determinato dalle imprese attive nella produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (+72nità, +1,9 per cento) e nei servizi d'informazione e altri servizi informatici (+54 unità, +1,6%).
Alla fine del 2022, le società di capitale hanno raggiunto quota 100.976 con un notevole aumento nel decennio (+22.191 unità, +28,2%), trainate dall’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata, tanto da costituire la seconda tipologia di forma giuridica più diffusa, con una quota del 25,4% e con un aumento eccezionale di 6,8 punti. A fare da contraltare è l’andamento delle ditte individuali che costituiscono ancora la classe di natura giuridica più diffusa pari al 54,9% delle imprese (218.380 unità), ma rispetto a dieci anni prima la loro consistenza si è ridotta di 30.357 unità (-12,2%) tanto che la loro quota sul totale delle imprese è scesa di 3,7 punti.
Il 10 febbraio, “Giorno del ricordo”, a Piacenza nel Giardino dei Martiri delle Foibe, si è svolta la cerimonia commemorativa delle Vittime delle Foibe e della tragedia istriana nel secondo Dopoguerra.
Il discorso del sindaco Tarasconi
“Per gli slavi eravamo italiani. Per gli italiani eravamo slavi. In realtà noi eravamo il nulla, gente senza casa, senza patria e senza identità”. Con queste parole lo scrittore Piero Tarticchio rievoca l'esodo cui la sua famiglia, originaria di un paesino a pochi km da Pola, fu costretta dalle milizie titine nel 1947. Suo padre e altri sei parenti – tra cui il sacerdote don Angelo Tarticchio, arrestato insieme a trenta parrocchiani, percosso, torturato e gettato nel ventre di una cava di bauxite nel settembre del 1943 – erano già stati brutalmente uccisi, i loro corpi inghiottiti per sempre nel buio delle foibe. Un orrore che, ha sottolineato il presidente Mattarella, colpisce ancora oggi le nostre coscienze, ma “tardò ad essere fatto proprio dalla coscienza della Repubblica”.
Onorare il Giorno del Ricordo – attraverso la presenza partecipe e unanime delle istituzioni, delle associazioni che custodiscono l'eredità della storia, di tutti i cittadini che credono negli insegnamenti del passato come valore da condividere e tramandare – significa allora dare voce, dopo decenni di colpevole silenzio, a questa consapevolezza, rendendo l'omaggio commosso e sincero della nostra comunità a tutte le vittime. Che furono migliaia, in quelle terre lungo il confine orientale di un Paese devastato dal conflitto, dove i cardini della propria nazionalità, della fede, degli ideali politici e delle relazioni umane divennero una colpa da espiare con la violenza, la sparizione, la deportazione o l'allontanamento forzato dalla propria casa, dalle proprie radici. Nel nome di un totalitarismo che si abbattè, con ferocia inaudita, sulle stituzioni e sugli oppositori politici, sui componenti dell'Esercito o delle Forze dell'ordine, sulle figure religiose e laiche di riferimento per le comunità cattoliche, sulla popolazione civile – senza pietà per donne, anziani, bambini. Colpendo ogni persona, ogni realtà che potesse essere considerata “nemica del popolo”, rappresentando un ostacolo all'egemonia comunista. La repressione armata, le fucilazioni di massa, le condizioni inumane dei campi di prigionia, le persecuzioni che spinsero oltre 300 mila italiani ad abbandonare la loro terra, dopo il Trattato di Parigi che assegnava l'Istria alla Jugoslavia: come si è potuto, così a lungo, chiudere gli occhi su tutto questo? Ce lo domandiamo in questa ricorrenza, riaffermando che la tragedia delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata è un dolore che appartiene all'Italia intera, che va protetto e tutelato da ombre revisioniste e dal negazionismo. “Celebrare il Giorno del Ricordo – ha ammonito qualche anno fa il presidente Mattarella – significa rivivere un capitolo buio della storia nazionale e internazionale”, richiamando “un destino comune a molti popoli dell'Est europeo: quello di sperimentare, sulla propria vita, tutto il repertorio disumanizzante dei grandi totalitarismi del Novecento, diversi nell'ideologia, ma così simili nei metodi di persecuzione, controllo, repressione, eliminazione dei dissidenti”. E' questo, il fondamento e la necessità della cerimonia odierna: l'impegno forte, determinato e universale a tutela della pace e della democrazia, perché la memoria di ciò che è stato ci aiuti sempre a scegliere la via del dialogo e del rispetto. Perché nessuno, più, possa ritenere legittimo – persino immaginabile – violare l'esistenza e la libertà altrui per imporre un'ideologia. Perché, infine, su nessuna pagina della nostra storia possa mai più calare quello che Claudio Magris definì “un oblio oltraggioso, che nessuna spiegazione potrà mai giustificare”.
L'intervento del Prefetto
L'Italia celebra oggi 10 febbraio il Giorno del ricordo, dedicato alla commemorazione delle migliaia di vittime che tra il 1943 e il 1947 vennero catturate, uccise e gettate nelle cavità carsiche dell'Istria e della Dalmazia, le cosiddette foibe, e a quanti - istriani, fiumani e dalmati - in quel tragico secondo dopoguerra, furono costretti a lasciare le loro terre.
Complessa e dolorosa vicenda della storia italiana del Novecento, a lungo trascurata, che va accostata alle "pulizie etniche" ancora in atto, per quanto non sempre conosciute e adeguatamente denunciate.
Si moriva con estrema crudeltà: nelle foibe i condannati venivano legati tra loro con un fil di ferro stretto ai polsi e fucilati in modo che si trascinassero nelle cavità gli uni con gli altri.
La pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalistica ebbe inizio con la firma dell'armistizio dell'8 settembre1943. In Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi di Tito si vendicarono violentemente contro l'occupazione militare dell'Italia fascista e l'italianizzazione forzata, nel tentativo di cancellare lingua e cultura slave, intrecciate storicamente con lingua e cultura italiane.
In seguito, il persistente conflitto etnico portò all'esodo forzato, tra il maggio e il giugno del 1945 di migliaia di italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia, mentre altri furono uccisi o deportati nei campi sloveni e croati.
La Slovenia è entrata nell'Unione Europea nel 2004 e la Croazia nel 2013.
I valori della verità, giustizia e libertà, nel rispetto delle diverse culture e nella consapevolezza del valore della persona, di tutte le persone, sono i soli in grado di prevenire il ritorno di questi orrori.
Quasi due milioni di euro e 58 progetti finanziati. A un anno dal via della guerra in Ucraina a seguito dell’invasione russa, la Regione Emilia-Romagna fa un bilancio delle azioni realizzate per dare accoglienza a profughi e sfollati e aiutare, anche in loco, la popolazione colpita da questo dramma umanitario. In Commissione assembleare è stata presentata la relazione sulla clausola valutativa della legge regionale 4/2022, “Misure urgenti di solidarietà in favore della popolazione ucraina”; a fare il punto l’assessora alla Cooperazione internazionale allo sviluppo, Barbara Lori.
Diversi gli interventi attivati, in campo sanitario e sociale, oltre alla raccolta fondi regionale che ha già superato 2 milioni e 260mila euro. Una immediata risposta all’emergenza è arrivata dalla Regione con il primo bando per il sostegno umanitario il 7 marzo 2022, a cui ha fatto seguito la legge regionale di iniziativa della Giunta approvata dall’Aula lo scorso aprile, che ha permesso di intervenire formalmente anche per utilizzare le risorse raccolte attraverso la raccolta fondi. Tre le possibili destinazioni d’uso delle risorse, stabilite dalla legge: sostegno a progetti umanitari realizzati direttamente in Ucraina (16 progetti già approvati e finanziati); assistenza e supporto ai profughi accolti in Emilia-Romagna (realizzati due bandi per favorire la partecipazione ai centri estivi e l’integrazione nella scuola e nella comunità); una volta terminato il conflitto, la ricostruzione di spazi pubblici di valore sociale (scuola, nido, biblioteca) in loco.
Sono stati 8 per un totale di circa 250mila euro i progetti finanziati con il primo avviso del 7 marzo scorso. Una risposta tempestiva, quella dell’Emilia-Romagna, grazie al fatto che l’Ucraina rientrava nel novero dei Paesi inseriti nella programmazione della cooperazione internazionale della Regione. Sostenere la prima accoglienza dei profughi ucraini nelle comunità di accoglienza nei Paesi limitrofi, ricostruire il benessere psicologico delle vittime del conflitto, in particolare delle fasce vulnerabili della popolazione come donne, bambini e persone con bisogni speciali: questi gli ambiti di intervento effettuati da Ong, Onlus, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali ed enti locali emiliano-romagnoli. E ancora 8 progetti finanziati con circa 600mila euro, grazie ad un bando rivolto a Ong, associazioni del Terzo Settore e agli Enti locali e approvato dopo il via libera dell’Aula alla legge regionale, hanno permesso di intervenire sui bisogni di sostegno umanitario, sanitario e psicologico di donne, anziani, disabili e bambini sfollati in Ucraina o in transito nelle principali città ucraine verso i confini per fuggire dalla guerra.
Anche in Emilia-Romagna sono state realizzate iniziative a sostegno alle popolazioni ucraine. Come, ad esempio, l’accoglienza di 8.066 bambini e bambine nei Centri estivi grazie a un contributo regionale di 500mila euro. Sempre nei comuni emiliano-romagnoli, a partire da luglio dello scorso anno, sono stati finanziati 42 progetti per un totale di 517mila euro, destinati a sostenere le spese per il servizio mensa nelle scuole, la promozione della pratica sportiva, di attività culturali e dell’acquisto di libri in lingua ucraina da mettere a disposizione di biblioteche e ludoteche comunali. Particolarmente complesso è stato il lavoro con i bambini disabili, che vivono in maniera ancora più acuta dei loro coetanei lo stress del conflitto; un’altra complessità è legata al continuo mutare delle famiglie ucraine presenti in Emilia-Romagna, che obbliga ad avere una grande flessibilità nella gestione dei progetti. Per quanto riguarda l’integrazione a scuola, alcune famiglie hanno preferito fare seguire i corsi ucraini on line ai loro bambini: una scelta legata al desiderio di rientrare nel proprio Paese. Prosegue intanto la raccolta fondi promossa dalla Regione per l’assistenza e l’aiuto umanitario ai profughi ucraini, che ha superato quota 2 milioni e 260mila euro, grazie alla generosità di quasi 15mila donatori (dati aggiornati al 30 gennaio 2023). Si tratta perlopiù di singoli cittadini, insieme ad aziende, associazioni ed enti locali.
È stato un momento insieme di gioia e di riflessione quello che i giovani di Confagricoltura-Anga di Piacenza hanno organizzato nella serata di mercoledì 8 febbraio presso la Sala Consiglio dell’associazione per conferire simbolicamente un grande assegno da duemila euro al professor Luigi Cavanna destinato dell’Associazione piacentina malato oncologico (Amop). I giovani di Confagricoltura hanno infatti deciso di devolvere l’importo equivalente dell’assegno, consistente nel ricavato delle loro iniziative benefiche di raccolta fondi natalizie, all’associazione e in particolare al settore ricerca. Al momento della consegna, oltre al professore, fondatore e anima di Amop, hanno partecipato la presidente di Amop Romina Piergiorgi, la consigliera Maria Rosa Cordani e Claudia Gregori storiche volontarie dell’associazione. Immancabile la moglie del professor Cavanna, la presidente della Sezione civile del Tribunale di Piacenza, il giudice Marisella Gatti, che da sempre lo supporta anche nelle sue attività di volontariato. La delegazione è stata accolta dal presidente di Anga Piacenza - Corrado Peratci con una rappresentanza di giovani imprenditori, dal presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini con il direttore Marco Casagrande e una parte dei collaboratori che ha contribuito alla raccolta.
Fondamentale scienza, ricerca e volontariato
A consegnare la donazione è stato Corrado Peratici con un gruppo di giovani imprenditori agricoli. “Le nostre raccolte fondi natalizie sono una delle diverse attività che portiamo avanti da anni – ha detto Peratici - scegliamo realtà che riteniamo importanti per il nostro territorio e quest’anno abbiamo deciso di destinare il nostro contributo ad Amop. Sappiamo che è solo un piccolo aiuto, ma ci teniamo che passi il messaggio che tutta la comunità unita può fare molto per migliorare la nostra realtà locale, specialmente aiutando associazioni che tanto donano al nostro territorio e rispondono a bisogni fondamentali delle famiglie integrandosi con agli ambiti della sanità e dei servizi pubblici. Di questa sinergia e della proattività che ciascuno può avere il professor Cavanna è un alfiere. Ci piaceva l’idea – ha proseguito Peratici – di sottolineare con questo piccolo gesto la nostra gratitudine all’Associazione aggiungendo un grazie speciale al professore nel ricordare il suo fondamentale e personale contributo alla gestione dell’emergenza pandemica. Una lezione di vita oltre che di professionalità e competenza. Sappiamo che è andato in pensione da poco, ma contiamo sul fatto che sia disposto ad aiutare ancora i piacentini. Amop, dicevamo, è una delle realtà che supportano i piacentini in fasi della vita delicatissime: sia i malati che le loro famiglie. Anche grazie ad Amop una malattia che continua a spaventare tremendamente oggi viene affrontata sempre più come una fase difficile della vita, rispetto alla quale, con speranza e determinazione, bisogna andare oltre. Grazie a voi, dunque”.
“Insieme alla medicina e alla ricerca il volontariato è fondamentale – ha ricordato Romina Piergiorgi – Amop è nata ormai vent’anni fa grazie al professor Cavanna e a mia sorella Maura, donna colta e generosa che ha voluto che non fosse solo un’associazione ma un luogo d’incontro per i pazienti, familiari, operatori sanitari e la cittadinanza. Il mio impegno, insieme a quello dei diversi volontari che ne fanno parte, è quello di portare questo progetto che è oggi una realtà consolidata, un ponte fondamentale tra la sanità pubblica e le famiglie con i malati, perché non c’è eccellenza se non c’è solidarietà”. Apprezzamento e sostegno ad Amop anche dai vertici di Confagricoltura che si sono uniti ai ringraziamenti dei Giovani di Anga. A sua volta anche il professor Luigi Cavanna ha voluto sottolineare come “questi aiuti sono importanti per poter permettere alla medicina di rimanere sul territorio e di essere in relazione con la comunità. Ricordo – ha detto Cavanna – che fin da quando studiavo medicina pensavo a quanto fosse indispensabile, per un malato poter avere le cure e il sostegno necessari vicino a casa, perché un’operazione si può sostenere con più libertà dove si preferisce, ma nella gestione della malattia questa libertà non c’è. A questo concetto si affianca anche quello che il lavoro di cura non è un mestiere come gli altri. Il paziente è una persona che necessita di un approccio accogliente perché è in un momento di fragilità, anche su questo continuiamo a lavorare come rete territoriale. Quindi, grazie anche ai giovani di Anga”. “Come giovani imprenditori – ha poi concluso Peratici - siamo impegnati nelle nostre e aziende e all’interno del settore ci facciamo parte diligente per l’acquisizione e il trasferimento di competenze e tecnologie. Vogliamo essere il futuro dell’agricoltura moderna, competitiva e insieme rispettosa dell’ambiente. Questa idea di sinergia e di proattività è in fondo quella alla base anche del nostro impegno nel sociale. Lancio dunque un appello alle altre associazioni locali, coinvolgeteci e contattateci, siamo aperti a costruire insieme, mattone per mattone, il domani a partire dall’impegno di oggi”.
Nella foto, Il momento della consegna dell’assegno.
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