Nuova iniziativa del comitato piacentino "Donna Vita Libertà" per tenere alta l'attenzione su quanto sta avvenendo in Iran. Sin dal 23 dicembre scorso, con la prima fiaccolata per le vie del centro storico, il comitato si è impegnato per dare voce alle paure e alle speranze di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi iraniani che ormai da mesi scendono in piazza ogni giorno, rischiando di perdere la vita, per protestare contro una teocrazia ottusa e feroce. Hanno cominciato il 16 settembre, il giorno in cui Jina Mahsa Amini, 22 anni appena compiuti, fu uccisa di botte dalla “Polizia Morale” perché non portava il velo in modo corretto. Da allora non si sono più fermati e la loro protesta è diventata anche la nostra, come in tante piazze italiane e non solo. Ormai in Iran la lotta delle donne è diventata la battaglia di un intero popolo. La rivolta dilaga ovunque e anche in Occidente, anche a Piacenza, qualcosa si muove.
Lo striscione sul Palazzo del Comune
Il Parlamento europeo ha inserito i Pasdaran, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica nella lista dei terroristi, una presa di posizione importante per migliaia di uomini e donne che rischiano la propria vita chiedendo il rispetto delle libertà fondamentali. Inoltre a Piacenza, il Consiglio Comunale con un atto di grande responsabilità, il 23 gennaio ha approvato all’unanimità la mozione di risoluzione che impegna la Presidente del Consiglio Comunale ad inviare alla Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti di Camera e Senato, formale richiesta che gli stessi si adoperino a sostegno della giustizia e della libertà per il popolo iraniano con iniziative di sensibilizzazione. Lo stesso documento verrà anche inviato all’ambasciata iraniana in Italia. Sempre nel testo della risoluzione si legge che verranno invitati tutti i 330 consigli comunali (delle province) dell'Emilia Romagna ad adottare la stessa risoluzione. Dal 31 gennaio uno striscione in solidarietà alle donne iraniane è esposto sul balcone di Palazzo Mercanti, sede del Consiglio comunale. È stato progettato dalla designer Camilla Toracchio; realizzazione di Sergio Ferri. Le immagini dello striscione sono state fornite gratuitamente dall’illustratore Gianluca Costantini.
L'incontro del 5 in Fondazione e ogni venerdì presidio in piazzetta San Francesco
Il Comitato Donna Vita Libertà continua la sua mobilitazione. Ogni venerdì, Ogni venerdì, per tutto il mese di febbraio, si ripeterà in piazzetta San Francesco alle ore 18 il presidio di solidarietà. Tante sono le associazioni e le sigle che partecipano e portano la loro testimonianza. Domenica 5 febbraio presso la Fondazione di Piacenza e Vigevano si terrà invece a partire dalle ore 18.30 la serata dal titolo "Non è più solo il velo", per riflettere su ciò che sta accadendo in Iran. Intervengono Tiziana Ferrari e Mariagrazia Cristalli, coordinatrici del Comitato piacentino, Farian Sabahi, ricercatrice senior in storia contemporanea dell'Università dell’Insubria, Pierluigi Bersani, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Piacenza, Paola Gazzolo, presidente del Consiglio Comunale di Piacenza e due giovani iraniani. Intervalli della pianista Elena Soresi. Coordina la giornalista Patrizia Soffiantini.
Assicurare la migliore qualità e appropriatezza delle cure per il paziente. In un percorso assistenziale efficace e sicuro che si estende dall’ospedale al territorio. È l’obiettivo della Rete Oncologica ed Emato-oncologica regionale dell’Emilia-Romagna, le cui linee di indirizzo sono state approvate dalla Giunta e presentate in conferenza stampa dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e dall’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini. Il documento definisce le caratteristiche generali della rete regionale secondo il modello del Comprehensive Cancer Care Network, che garantisce, nel rispetto delle autonomie locali, la maggiore uniformità possibile in termini di accesso, gestione clinica, governance e monitoraggio dei dati ai fini sia clinici sia di ricerca. Lo scopo è garantire ai cittadini cure, assistenza e servizi sempre più elevati e, al tempo stesso, vicini in termini di prossimità. Infatti, uno dei punti di forza del modello è l’oncologia di prossimità, che permetterà di delocalizzare, tra Case di Comunità e Ospedali di Comunità, sino al domicilio del paziente, le attività oncologiche ed emato-oncologiche, garantendo le medesime condizioni di efficacia e sicurezza. Forte impulso verrà poi dalla telemedicina, che pur non sostituendo le visite in presenza consentirà una tempestiva discussione degli esami diagnostici e la rilevazione di eventuali segni di ripresa di malattia.
«TERAPIE E ASSISTENZA SEMPRE PIU’ INNOVATIVE»
“La sanità pubblica che vogliamo e su cui continuiamo a investire è quella legata al territorio, che si prende cura di tutti senza lasciare indietro nessuno, e lo fa con servizi, terapie e assistenza sempre più innovativi e a misura del cittadino - affermano Bonaccini e Donini -. Con la Rete Oncologica ed Emato-oncologica regionale l’Emilia-Romagna guarda al presente e al futuro, con l’obiettivo di portare sempre di più i servizi direttamente nelle comunità locali, in linea anche con il modello di medicina territoriale definito nel Pnrr, che in diversi aspetti si ispira alla nostra regione, come nel caso della Case della salute. Grazie alle risorse previste da quest’ultimo possiamo ridisegnare la rete di assistenza sanitaria territoriale in modo capillare, per una sanità pubblica capace di dare risposta alle nuove esigenze che anche la pandemia ha evidenziato”. “La Rete Oncologica ed Emato-oncologica dell’Emilia-Romagna nasce grazie ad un lavoro condiviso tra i nostri migliori professionisti dell’ambito oncologico e i cittadini. In Emilia-Romagna possiamo contare su strutture oncologiche territoriali già molto avanzate, ma con la messa a sistema di questo modello organizzativo basato sulla multidisciplinarietà e sulla condivisione dei percorsi diagnostici e terapeutici compiamo un ulteriore passo avanti. La Rete - concludono presidente e assessore - vuole creare infatti un modello di cura incentrato sulla persona, capace di assicurare il miglior percorso di assistenza coordinando tutti i soggetti coinvolti”. La Rete dell’Emilia-Romagna nasce in una realtà dotata di Oncologie ed Emato-oncologie strutturate e organizzate che in tutte le province offrono già livelli elevati di servizio per i quali la Regione si è da tempo impegnata. Fin dal 2006, infatti, in tutte le province sono attive organizzazioni secondo il modello della rete, il cui buon funzionamento è testimoniato dai risultati. L’Emilia-Romagna è infatti tra le regioni che registrano il dato più alto di sopravvivenza a 5 anni per le principali sedi tumorali.
Undici progetti in dieci Comuni del territorio piacentino e vigevanese sono stati finanziati attraverso il bando “Post Covid: supporto allo sviluppo delle infrastrutture sociali” dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, in collaborazione con Crédit Agricole. Un impegno di 600mila euro, che permette ai Comuni di aggiudicarsi i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per arrivare ai 32 milioni di euro necessari al completamento dei progetti a favore di minori, anziani, disabili e soggetti a rischio di fragilità sociale. “I fondi servono a finanziare importanti progetti a favore dei cittadini”, ha detto il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi nel corso della conferenza stampa di lunedì 30 gennaio, a cui hanno preso parte gli amministratori dei dieci comuni interessati dal finanziamento. Due dei progetti approvati riguardano il Comune di Piacenza, in particolare la Biblioteca Passerini-Landi e il polo bibliotecario di viale Dante. Gli altri nove sono distribuiti fra Alta Val Tidone, Calendasco, Castel San Giovanni, Castelvetro Piacentino, Gossolengo, Gragnano, Lugagnano, Sarmato e Vigevano. “I 600mila euro impegnati – ha proseguito Reggi – svilupperanno oltre 30 milioni di euro di interventi: dunque, una leva che vale 50 volte rispetto alle risorse che la Fondazione e la banca mettono a disposizione. Siamo felici di quest’intervento che serve ad aiutare i Comuni che, altrimenti, non avrebbero potuto ricevere i fondi del Pnrr che consentiranno poi di mettere a punto gli interventi”.
Un ricco programma di attività per il territorio
Alla conferenza stampa presenti anche i vertici di Crédit Agricole, che anticipano ulteriori interventi nel corso del 2023. Giacomo Ferrini, alla prima uscita pubblica come direttore regionale Piacenza-Lombardia Sud dopo la nomina dello scorso dicembre, ha detto di aver “trovato con la Fondazione di Piacenza e Vigevano un palinsesto molto ricco di attività a favore del territorio. Per me è un piacere – ha aggiunto – sostenere, insieme a Crédit Agricole, le iniziative del territorio”. A passargli il testimone è Davide Goldoni, passato all’incarico di direttore regionale Parma-Emilia est. “Il lavoro fatto a Piacenza in questi anni – ha affermato – mi ha formato a livello sia umano che professionale. Ciò che oggi presentiamo è il frutto di un’iniziativa partita alla fine del 2021, che conferma l’impegno di Crédit Agricole a favore del territorio”.
Tarasconi: “Contributi fondamentali per accedere al Pnrr”
“Il Pnrr è una grossa opportunità per le amministrazioni comunali – il commento della sindaca di Piacenza Katia Tarasconi – ma è anche una grande sfida, dal momento che, con l’inflazione, diventa sempre più difficile reperire i fondi. Inoltre, è difficile arrivare con dei progetti già pronti al momento che escono i bandi. Perciò ringrazio la Fondazione e Crédit Agricole per loro contributo, che è fondamentale anche in questo senso”.
I progetti
Piacenza
Due progetti finanziati nel capoluogo. Il primo riguarda il completamento della Biblioteca Passerini Landi. L’intenzione è ultimare il recupero del piano terra di Palazzo San Pietro per ampliare i servizi a disposizione anche della Biblioteca Giana Anguissola. L’obiettivo è aumentare i posti riservati allo studio utilizzati dagli studenti, oltre che abbattere le barriere architettoniche per l’accesso e fornire un servizio di ascensore e adeguare i percorsi esterni e interni e la segnaletica. La Biblioteca deve diventare un luogo di aggregazione giovanile, con spazi per le associazioni che si occupano di inclusione sociale. I lavori partiranno a dicembre 2024 e si concluderanno nel 2027. Il valore totale del progetto è di 6 milioni di euro, il contributo è di 60mila euro.
Il secondo progetto prevede la demolizione e la ricostruzione dell’attuale Polo bibliotecario di viale Dante. Il nuovo plesso sarà ricavato dall’adattamento dell’ex sede del custode della limitrofa scuola, con una dotazione stabile di circa 15mila volumi. La nuova Biblioteca è pensata per offrire numerosi servizi, fra cui il prestito interbibliotecario, un’area “reference” con annesso archivio, una sala per convegni, spazi di lettura e attività all’aperto nei loggiati coperti e spazi per attività temporanee nell’adiacente giardino pubblico. Un edificio, più ampio e interconnesso con le aree esterne, in grado di rispondere alle più moderne concezioni di fruizione degli ambienti bibliotecari, con spazi che si possano dedicare ad anziani e disabili. I lavori si svolgeranno fra dicembre 2023 e il 2025. Il valore totale del progetto è di un milione e 80mila euro, il contributo è di 60mila euro.
Castelvetro Piacentino
Il progetto prevede il recupero della palazzina dell’ex farmacia, oggi in disuso, di proprietà dell’Istituto Biazzi, per farla diventare una sede di servizi utili per fronteggiare bisogni e fragilità in ambito sociale delle persone con disabilità e difficoltà motorie. Ci sarà spazio per un nuovo centro diurno anziani e appartamenti per disabili dotati di strumentazioni domotiche e di smart working necessarie per promuoverne l’autonomia. I lavori dovrebbero concludersi entro il 2026. Il valore totale del progetto è di un milione e 400mila euro, il contributo è di 50mila euro.
Castel San Giovanni
Il progetto riguarda un Centro servizi da ricavare attraverso la ridestinazione di un edificio di proprietà dell’Istituto di sostentamento del clero – che a breve sarà acquisito dall’amministrazione comunale – chiuso da parecchi anni ma ancora in buono stato. Verrà realizzato un presidio sociale e sanitario con l’obiettivo di facilitare l’accesso delle persone in condizioni di marginalità. Sarà inoltre la sede di uffici di servizi amministrativi, di consulenza fiscale e legale, accompagnamento alla richiesta di residenza anagrafica, mediazione culturale, orientamento al lavoro, di prevenzione a livello sanitario per favorire l’accesso alle prestazioni del sistema sanitario e di limitata accoglienza notturna in casi emergenziali con una lavanderia di servizio; sarà inoltre realizzato un Emporio solidale per la distribuzione di beni di riuso e di beni alimentari in collaborazione con le associazioni già attive a livello locale. La scadenza dei lavori è fissata per il 2025. Il valore totale del progetto è di 750mila euro, il contributo è di 60mila euro.
Sarmato
Il progetto prevede l’ampliamento del polo d’infanzia di via Moia, che attualmente ospita un asilo nido. L’obiettivo è realizzare un nido con una sezione lattanti e due sezioni divezzi e una scuola materna composta da tre sezioni. La costruzione del nuovo edificio permetterà contestualmente la realizzazione di un polo d’infanzia e il conseguente adeguamento della scuola primaria. L’avvio dell’intervento è previsto nel corso del 2023, e la conclusione dei lavori entro il 2025.cIl valore totale del progetto è di 2 milioni di euro, il contributo è di 60mila euro.
Calendasco
Il bando sostiene la progettazione per il restauro delle ex scuderie del castello e il riuso come hub culturale e nuova sede della Biblioteca Confalonieri, con un patrimonio librario di circa 12mila volumi. La nuova biblioteca accoglierà una pluralità di servizi: sala studio, spazi per coworking, laboratori didattici. Le due piccole case annesse alle scuderie saranno invece la sede di locali ricettivi per l’accoglienza dei pellegrini della Via Francigena. L’obiettivo è attivare attorno alle scuderie, bene culturale di pregio, un percorso di rigenerazione urbana e sociale. Gli interventi dovrebbero terminare entro dicembre 2025. Il valore totale del progetto è di 2 milioni e 400mila euro, il contributo è di 60mila euro.
Alta Val Tidone
Il progetto prevede la rigenerazione dell’ex Consorzio agrario di Pecorara, che accoglierà diversi servizi: un ambulatorio medico per visite e prelievi dotato di sala d’attesa e servizi igienici, un punto di distribuzione farmaci (il paese è privo di farmacia), una nuova biblioteca, una sala internet per lavoro a distanza, una sala polivalente attrezzata per riunioni e attività di ginnastica dolce per gli anziani, locali per le sedi delle associazioni, come gruppo alpini, Avis e protezione civile comunale. Il valore totale del progetto è di 840mila euro, il contributo è di 60mila euro.
Gossolengo
Il progetto “Casa-palestra di vita” mira a promuovere la domiciliarità come elemento cardine per l’autonomia di persone disabili. Due le linee di intervento: la prima prevede la ristrutturazione e la gestione di un immobile a Gossolengo e uno a Rivergaro, adibiti a co-housing, residenziale o per sollievo temporaneo; in secondo luogo, l’inserimento lavorativo degli ospiti delle strutture anche attraverso il potenziamento dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare. Il progetto si rivolge al gruppo di disabili di Gossolengo e Rivergaro, che frequentano il Centro diurno occupazionale che ha sede a Gossolengo. La progettazione intende creare una rete di integrazione nel territorio e sostegno anche nella gestione del tempo libero. I lavori si concluderanno entro il 2025. Il valore totale del progetto è di 715mila euro, il contributo è di 30mila euro.
Gragnano Trebbiense
Il progetto prevede la messa in sicurezza dell’edificio che attualmente ospita la scuola dell’infanzia e la realizzazione di un centro per servizi integrativi per i più piccoli, al fine di migliorare la qualità delle proposte educative. Le rinnovate strutture scolastiche consentiranno di avere ampi spazi e laboratori da destinare a molteplici attività. I lavori partiranno nell’estate 2023 e si concluderanno nel 2024. Il valore totale del progetto è di un milione e 50mila euro, il contributo è di 60mila euro.
Lugagnano Val d’Arda
Sarà demolito e ricostruito un edificio nella frazione di Prato Ottesola, già sede di una sezione di scuola dell’infanzia, oggi in disuso a causa di criticità strutturali, distributive ed energetiche. Il nuovo edificio garantirà un servizio di forte valenza sociale e identitaria del contesto naturalistico in cui è inserito. I lavori dovrebbero concludersi entro il marzo 2026. Il valore totale del progetto è di 441.600 euro, il contributo è di 40mila euro.
Vigevano
Le risorse andranno a sostenere la progettazione di “Vigevano.inc”, un Centro didattico multidisciplinare che si rivolge alla fascia di giovani dai 15 ai 29 anni con l’obiettivo di offrire una formazione inclusiva come veicolo e strumento di rigenerazione urbana. Si intende rendere più “inclusivi” i servizi formativi del centro, con particolare attenzione a migliorare la qualità della vita e a incrementare le opportunità degli abitanti dei quartieri dove si concentrano le condizioni di fragilità abitativa e sociale. Il valore totale del progetto è di 15 milioni e 300mila euro, il contributo è di 60mila euro.
Francesco Petronzio
Nella foto di Del Papa, gli amministratori comunali presenti insieme a Roberto Reggi (Fondazione), Giacomo Ferrini e Davide Goldoni (Crédit Agricole).
L'assessore ai servizi sociali Nicoletta Corvi è intervenuta al convegno “Da case della salute a case della comunità”, organizzato al Politecnico di Milano come primo momento pubblico di presentazione della ricerca “Coltivare Salute.com”, realizzata nell'ambito del programma Polisocial Award in collaborazione, tra gli altri, con il Comune e l'Azienda Usl di Piacenza. “Una preziosa occasione di confronto e approfondimento – sottolinea l'assessore – che ha messo in evidenza l'ottimo lavoro multidisciplinare condotto dai Dipartimenti di Architettura e Studi Urbani, Ingegneria Gestionale, Design, Architettura e Ambiente Costruito, con una forte impronta orientata alla partecipazione della collettività e delle istituzioni. Credo sia molto importante, in linea con gli intenti dell'Amministrazione comunale, costruire insieme al territorio il percorso verso la realizzazione delle Case della Comunità previste dal Pnrr (già Case della Salute in Emilia Romagna), come luogo in cui tutti i cittadini possano sentirsi accompagnati e sostenuti anche in un'ottica di prevenzione, di cura e tutela della salute intesa non solo come assenza di malattie, ma nella più ampia accezione di benessere e qualità della vita”. Un approccio che, aggiunge Nicoletta Corvi, riguarda anche “la sempre più stretta collaborazione tra Comune e Azienda Usl, in sinergia nel rispondere ai bisogni di assistenza sanitaria e sociale, nonché la progressiva organizzazione dei servizi non più con un sistema verticale, per compartimenti a sé stanti (ad esempio con una rigida suddivisione per fasce d'età), ma capace di avere una prospettiva sempre più integrata e a 360° nell'individuare e sostenere le fragilità o le situazioni di disagio”.
Il progetto di ricerca “Coltivare Salute.com”, realizzato dall'équipe di sociologi e urbanisti del Politecnico di Milano, ha scelto Piacenza come realtà pilota per ridefinire le Case della Salute, ora Case della Comunità, anche nell'ottica della rigenerazione sociale e urbana. Non a caso, l'attenzione si è focalizzata su un territorio, il nostro, duramente colpito dall'emergenza pandemica, nel contesto della regione che, in Italia, vanta il più alto numero di Case della Salute. “L'idea portante – rimarca Nicoletta Corvi – è proprio quella di guardare a questi spazi pubblici come a luoghi capaci di adattarsi alle esigenze della collettività, assicurando la massima accessibilità, flessibilità in caso di eventi straordinari e una costante capacità di presa in carico delle vulnerabilità, nonché di promozione e sensibilizzazione ai corretti stili di vita. Dei veri e propri punti di riferimento per la cittadinanza, che assicurino continuità assistenziale potenziando, con il coinvolgimento del terzo settore nella coprogettazione dei servizi, il dialogo tra le diverse componenti del sistema socio-sanitario locale: dalla rete ospedaliera a quella domiciliare, dalla medicina di base ai servizi sociali, dalle cure primarie alle patologie croniche. Il tutto in un contesto che le renda luoghi animati e frequentati, perché anche sotto il profilo urbanistico contrastino situazioni di abbandono e ridiano nuova vita ad aree dismesse”.
Francesco Zanotti è il nuovo presidente dell’Ucsi Emilia-Romagna. È stato eletto per acclamazione dal rinnovato consiglio direttivo uscito dall’assemblea che si è svolta venerdì scorso all’Istituto Veritatis Splendor, a Bologna.
Zanotti succede a Matteo Billi di Piacenza. Giornalista professionista, è il direttore del settimanale interdiocesano Corriere Cesenate che da ormai due anni esce in tre edizioni locali: Cesena, Faenza e Ravenna. Zanotti è stato anche presidente nazionale della Fisc per sei anni, dal gennaio 2011 al novembre 2016.
Il nuovo direttivo
Nel nuovo direttivo sono stati eletti anche Elena Boni, Massimiliano Borghi, Giovanni Bucchi, Raffaele Facci, Sergio Fantini, Maria Elisabetta Gandolfi, Roberto Zalambani, Gabriella Zucchi. Vicepresidente è stata eletta MariaElisabetta Gandolfi. Gabriella Zucchi è stata confermata tesoriere. Nel direttivo entrano anche, di diritto, gli ex presidenti, Giorgio Tonelli, Alessandro Rondoni, Antonio Farnè e Matteo Billi, Alberto Lazzarini partecipa come presidente Ucsi Ferrara ed è anche tesoriere nazionale. Don Marco Baroncini è il consulente ecclesiastico.
“L'Ucsi, il luogo dove confrontarsi”
“L’Ucsi è un luogo dove ci si può ritrovare, confrontare, ispirare – ha detto il neo presidente Zanotti, subito dopo essere stato eletto, al convegno organizzato dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Ceer e dall’Ordine in occasione del patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales-. Spesso il rischio è rincorrere le notizie, e ritrovarsi da soli. Serve allora un luogo dove confrontarsi. È un’opportunità” “Credo sia importante – ha aggiunto Zanotti in assemblea - proseguire sulla strada della formazione professionale: un lavoro da portare avanti assieme con Ordine e tanti altri. L’Ucsi è occasione di confronto. È mettere insieme storie, vite e professionalità. Nella Chiesa vogliamo condividere: mettiamo insieme il nostro essere, non solo il fare”. La nostra, ha proseguito, è “una professione che ci chiama ad appassionarci, a mettersi in sintonia con la gente, ad essere compagni di viaggio delle persone, con il nostro stile. Non è solo un mestiere, ma qualcosa di più”. “È stata un’esperienza bella, ricca, intensa e provante in certi momenti – ha spiegato il presidente uscente Matteo Billi - perché siamo un’associazione di volontari e, come tali, abbiamo tanto altro da fare. La missione dell’Ucsi è portare la visione cristiana nel mondo del giornalismo e non è una cosa semplice. Apriamo i giornali tutti i giorni e vediamo come vengono trattate certe notizie. L’Ucsi deve stare in questo mondo e far valere la propria voce. La sfida principale è quella dei giovani. Credo sia necessario andare nelle scuole a cercarli, sin dalle medie”.
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