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Notizie Varie

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Bando YouthBank 2026: si cercano idee da realizzare

fonda

Una chiamata alla progettazione per giovani under 26 del territorio. È il nuovo Bando Youthbank della Fondazione di Piacenza e Vigevano, presentato a Palazzo Rota Pisaroni. Un progetto partito come YouthBank Piacenza nel 2023, che nel 2024 si è ampliato, dando vita a YouthBank Piacenza città, Youthbank  Piacenza Levante, Youthbank Piacenza Ponente e Youthbank Vigevano. 
Il Bando mette a disposizione 120mila euro - 30mila per ciascuna delle quattro Youthbank -  e intende dare particolare attenzione alle idee progettuali dei giovani under 26 finalizzate a promuovere il benessere psicofisico, l’inclusione sociale e la prevenzione del disagio; incentivare la cittadinanza attiva, la sicurezza urbana e la tutela ambientale; sviluppare l’aggregazione, la cultura e la valorizzazione del territorio; sostenere l’orientamento, la formazione e l’educazione digitale. Rispetto allo scorso anno, inoltre, il Bando vede raddoppiata la soglia massime di costo di un singolo progetto, che ora potrà arrivare fino a 16mila euro. Un aumento deciso per consentire la realizzazione di iniziative ancor più rilevanti, dalle quali ci si aspetta un risultato significativo in termini di impatto sulla comunità.

I tempi
L’accesso al bando si articola in due fasi. Nella prima fase, che termina il 31 marzo 2026, gli aspiranti Youthplanner (i giovani progettisti dai 16 ai 25 anni) che intendono partecipare devono presentare le loro proposte compilando un semplice modulo online attivo al link https://youthbank.fondazionepiacenzavigevano.it. Dopodiché saranno contattati per un colloquio, utile a selezionare le idee preliminari che potranno accedere al bando vero e proprio. Se ammessi alla seconda fase i proponenti saranno invitati a partecipare a una formazione obbligatoria gratuita di un giorno durante la quale i coordinatori di YouthBank li aiuteranno a definire tutti gli aspetti progettuali. Al termine del percorso formativo, le idee dovranno essere formalizzate come vere e proprie richieste di contributo, indirizzate a Fondazione, in collaborazione con un’organizzazione no profit che affiancherà i giovani. Le domande dovranno essere presentate on line entro il 31 maggio 2026. Nel mese di giugno, nel corso di un evento pubblico, verranno presentati i progetti vincitori, che dovranno essere realizzati e rendicontati entro il 30 aprile 2027. 

Per rendere l’iniziativa ancora più inclusiva, gli YouthBanker hanno realizzato anche delle schede sintetiche e multilingua che illustrano il meccanismo del bando, e sono disponibili sul sito della YouthBank in inglese, arabo, francese e spagnolo. 
«Il progetto YouthBank è l’investimento più significativo della Fondazione di Piacenza e Vigevano nell'ottica di promuovere il protagonismo giovanile - sottolinea il presidente della Fondazione Roberto Reggi -. Si fonda su un principio educativo a mio avviso fondamentale: dare fiducia, risorse e autonomia per consentire ai più giovani di agire da protagonisti nel proprio contesto sociale, operare delle scelte per il bene comune e assumersi le responsabilità di queste scelte. Una scommessa che finora ha dato ottimi frutti, come dimostrano le tante iniziative che sono state finanziate dalla YouthBank. Ma al di là dei singoli progetti, lo ricordiamo, l'obiettivo è riconoscere i giovani come agenti di cambiamento, fornendo loro strumenti per aumentare il loro impatto nel contesto sociale in cui vivono».

«Dal 2022 a oggi il progetto YouthBank è cresciuto e si è ampliato, costruendo un tessuto di relazioni fra giovani attivi e propositivi, di cui siamo molto orgogliosi. Sono nate belle iniziative culturali e sociali che prima non c’erano, si sono anche affrontate alcune criticità,, di cui si è fatto tesoro, per trovare soluzioni e migliorare l’azione della YouthBank - ha spiegato il coordinatore del progetto Edoardo Favari -. Novità di quest’anno, ad esempio, la formazione di un gruppo di Banker ‘senior’, giovani che hanno vissuto l’esperienza negli anni passati e che si stanno spendendo per trasmettere ai nuovi entrati i valori e le modalità del progetto, in ottica peer to peer, e una collaborazione sempre più stretta con il Centro di servizio per il volontariato, CSV Emilia - sezione di Piacenza, e con le organizzazioni di volontariato che supportano l’azione dei giovani nella presentazione e nella realizzazione dei progetti, nel segno di una rete di azioni e collaborazioni che accresce il valore delle iniziative. Il mio più sentito ringraziamento va a tutte le realtà che ci stanno affiancando». 

Alla conferenza stampa di presentazione ha preso parte, con il presidente della Fondazione Roberto Reggi e il coordinatore del progetto Edoardo Favari,  anche una delegazione ristretta del più ampio gruppo dei banker (in tutto 36 giovani), rappresentata al tavolo dei relatori da.Giulio Fontanella e Lisa Bonelli. È intervenuto anche l'assessore alle politiche giovanili del Comune di PIacenza Francesco Brianzi, che ha portato il saluto dell’ente che dal 2024 fornisce il patrocinio all'iniziativa.

Una «banca» under 26
La Youthbank di Piacenza e Vigevano è una ‘banca’ formata da un gruppo di ragazze e ragazzi under 26, gli YouthBanker, che hanno a disposizione risorse economiche della Fondazione di Piacenza e Vigevano per sostenere progetti sociali ideati e gestiti da loro coetanei (gli YouthPlanner). Con questo progetto, avviato nel 2022, la Fondazione si propone di coinvolgere i giovani nella cura e promozione della comunità offrendo loro l’opportunità di progettare e decidere gli interventi sociali in autonomia.
Per informazioni sulle modalità di presentazione delle idee preliminari e sui contenuti progettuali del Bando è possibile contattare la mail youthbank [AT] fondazionepiacenzavigevano [DOT] it

Nella foto, il gruppo alla presentazione del Bando 2026 Youthbank: al centro Roberto Reggi.

Pubblicato il 19 febbraio 2026

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Nel 2025 le imprese piacentine sono calate del 3,5%

Calo 2025 imprese locali

Brusca inversione di tendenza per le imprese attive a Piacenza. Dopo nove mesi di crescita rispetto ai valori di fine 2024, al 31 dicembre scorso, infatti, il numero delle imprese attive è diminuito del 3,5%, portandosi a 24.681 unità, mentre le ultime stime di Prometeia sull’occupazione indicano un aumento superiore al 4%. A seguito delle modifiche intervenute nel 2025 sulla classificazione delle attività economiche (codici Ateco 2025), al momento è ancora impossibile determinare quali siano stati, con esattezza, i movimenti all’interno dei diversi comparti produttivi e di servizio. Dalle elaborazioni dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di commercio dell’Emilia su dati Infocamere, emerge un quadro del tessuto imprenditoriale piacentino che vede in rafforzamento i comparti dei servizi, il più forte traino per l’occupazione locale, che nel settore è indicata da Prometeia in aumento del 7,7%. I servizi alle imprese, infatti, con 4.962 attività incidono per il 20,1% sul totale delle imprese piacentine, seguiti dal settore del commercio con 4.751 imprese attive e un’incidenza al 19,2% sul totale. Seguono, abbastanza da vicino, l’agricoltura (4.266 imprese attive e quota del 17,3%) sul totale e le costruzioni (4.060 e 16,4%), ovvero i due comparti che hanno registrato le migliori performance sul Pil (+1,5% e +10,2%, rispettivamente).

Con un’incidenza inferiore al 10,0% sul totale delle imprese piacentine, ma con incidenze decisive sull’economia locale, si collocano poi i servizi alla persona (2.362 imprese attive e un peso del 9,6% sul totale), il manifatturiero (2.302 realtà attive e quota del 9,3% del totale) e, infine, le attività di alloggio e ristorazione, sviluppate da 1.839 aziende (incidenza sul totale al 7,5%). Le analisi della Camera di Commercio dell’Emilia hanno riguardato anche i movimenti all’interno delle diverse classi di natura giuridica delle imprese piacentine, ed è qui che si evidenzia, innanzitutto, il rafforzamento della presenza delle società di capitale (182 in più rispetto al 2024), salite a 6.034 (+3,1%.) Per converso, le ditte individuali, che incidono del 58% sul totale delle imprese attive piacentine, si sono attestate a 14.325 unità (-6,3%), con un contemporaneo arretramento anche per le società di persone (3.864, con un -2,6%) e una lieve flessione per le altre forme di impresa (prevalentemente cooperative e consorzi), che si sono attestate a 458 unità (-0,7%).

Pubblicato il 17 febbraio 2026

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Giovani e lavoro, il 45% non vede sul territorio un’opportunità professionale

Ricerca del Comune sui giovani

È pronta la versione integrale del report “Giovani e lavoro a Piacenza”, pubblicata online per tutti sulla pagina web del Comune di Piacenza. L’iniziativa fa parte del progetto “Stay Jude”, voluto dall’assessorato alle Politiche Giovanili (guidato da Francesco Brianzi) e affidato all’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e al Laboratorio di Economia Locale della sede cittadina dell'Università Cattolica. L’iniziativa ha ottenuto il cofinanziamento della Regione Emilia Romagna, sulla base della “Legge Talenti”. L’indagine ha preso in esame la fascia d’età tra i 18 e i 35 anni, è stata presentata dal professor Paolo Rizzi, direttore del Lel e dal professor Adriano Mauro Ellena dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” di Studi Superiori.

Il campione

Il campione di riferimento è costituito da 2507 giovani, di cui il 41.8% frequentanti le secondarie di 2° grado, il 37.9% studenti universitari, il 18.5% lavoratori e l'1.8% in condizioni di inattività. Il 71.3% dei giovani intervistati è originario della nostra provincia, il 16.5% proviene da altre regioni e il 12.2% è di origine straniera. Ne emerge un patrimonio di dati e analisi qualitative che, come sottolineano il sindaco Katia Tarasconi e l’assessore Brianzi nella prefazione alla ricerca, “sono destinati a entrare stabilmente nel quadro strategico dell'Ente, anche grazie all'introduzione della Vig, la Valutazione di impatto generazionale adottata da Piacenza come primo Comune in Italia a recepire e applicare le linee guide Anci in materia, orientando concretamente le scelte pubbliche in una prospettiva intergenerazionale”. Tra gli elementi presi in considerazione, i settori verso cui si orienta maggiormente l'ambizione professionale, significativamente influenzati dal genere: netta la preferenza femminile verso il comparto del welfare, mentre il 45% degli uomini intervistati predilige il lavoro autonomo. Sanità e scuola vengono percepite come aree più stabili e meno soggette alla precarietà che viene invece associata, soprattutto nelle fasi di avvio all'occupazione, a industria e commercio, ma in linea generale gran parte del campione opta per ambiti coerenti con il proprio percorso di studi. Circa il 12% mostra un orientamento chiaro verso le attività creative (moda, design, spettacolo e comunicazione), con un calo drastico - forse anche per la domanda prevalente rispetto all'offerta effettiva - rispetto al 31.3% rilevato nel 2006. Il report mette in luce l’importanza attribuita all'equilibrio tra vita lavorativa e personale come valore prioritario (con un punteggio medio superiore a 8 su 10 nel valutare le offerte di impiego), attribuendo una media di 6.9 all'utilità sociale della propria mansione, percepita quindi come meno determinante rispetto a possibilità di realizzazione personale, retribuzione e carriera.

Cosa emerge

Per quanto riguarda la formazione, il 76.7% del campione desidera portare avanti gli studi, con una maggiore incidenza tra le donne e gli under 25. D’altra parte, il 20% degli intervistati teme di non avere competenze adeguate per affrontare il mercato del lavoro, mentre il 45% considera le opportunità professionali del territorio non corrispondenti alle proprie potenzialità e aspirazioni. Positiva, invece, l'attesa contenuta per quanto concerne i tempi di inserimento lavorativo: oltre il 26% ha trovato un impiego entro il primo mese dal termine degli studi, il 60% entro i primi tre mesi, con tempi più lunghi per gli over 25, i cittadini di nazionalità straniera e le fasce di popolazione con reddito più basso.

Il 62% dei giovani sostiene che Piacenza offra un buon livello di qualità della vita, giudicando positivamente il contesto locale in termini di accessibilità, servizi e sicurezza: fattori che portano il 65% del campione, anche in virtù delle relazioni umane radicate sul territorio, ad affermare di voler rimanere in città, mentre il 68% dichiara di sentirsi parte integrante della comunità.

Dai focus group condotti sia con gli stakeholders, sia con il campione di intervistati, si evince che Piacenza viene considerata un contesto lavorativo di grande vivibilità - con aspetti più favorevoli rispetto a città limitrofe - soprattutto nell'ottica di chi ha già un impiego. Arrivano principalmente dagli studenti, invece, le istanze di maggiore dinamismo in termini culturali, economici e di socialità, con richieste di un ventaglio più ampio di percorsi accademici o formativi e maggiori incentivi per l'avvio di imprese anche in settori non tradizionali. Per i giovani lavoratori, la chiave sta nella creazione di “un ecosistema urbano dinamico, capace di sostenere innovazione, socialità e qualità della vita”. “Spazi di aggregazione e di studio, attività extra-lavorative, promozione di startup e microimprese innovative, valorizzazione delle risorse naturali come le valli, oltre a corsi accessibili, sono visti come fattori decisivi - si legge nella ricerca - per rendere Piacenza attrattiva. In questa prospettiva - si commenta nel report - la città non dovrebbe limitarsi a trattenere i giovani perché qui si sentono a casa, ma diventare un luogo scelto attivamente per opportunità e qualità”.

Nella foto, la presentazione in Municipio del report “Giovani e lavoro a Piacenza”.

Pubblicato il 17 febbraio 2026

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Come intervenire a livello psicologico nelle emergenze? Ecco le linee guida

Linee guida in casi demergenza

La pandemia, l’accoglienza di migliaia di profughi ucraini in fuga dalla guerra, le alluvioni e le pesantissime ondate di maltempo degli ultimi tre anni. O ancora l’esplosione alla centrale idroelettrica di Bargi, nel Bolognese, che costò la vita a sette lavoratori, fino alla strage di capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. È dalle drammatiche esperienze maturate sul campo nel recente passato che la Regione Emilia-Romagna ha messo a punto le nuove linee di indirizzo per l’organizzazione dell’intervento psicologico nei contesti di urgenza ed emergenza. Un provvedimento innovativo, il primo del genere in Italia, che ha coinvolto l’assessorato alla Sanità e le Aziende sanitarie, la Protezione civile e le Associazioni di volontariato esperte in psicologia dell’emergenza, comprese quelle del privato organizzato, e che prevede l’attivazione immediata di team territoriali di Psicologia dell’emergenza in caso di grande criticità, che si tratti di un evento singolo o di maggiore portata. Specialisti nell’assistenza a vittime, familiari e soccorritori che entrano in azione quando l’evento è ancora in corso, spesso già al suo principio, affiancandosi, in modo organizzato, alle attività di messa in sicurezza della popolazione. I dettagli sono stati illustrati in un convegno, in Regione a Bologna, aperto dall’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, e dalla sottosegretaria con delega alla Protezione civile, Manuela Rontini. Dietro la necessità di un approccio integrato e sistematico alle catastrofi c’è la consapevolezza della fondamentale importanza del contributo psicologico strutturato in emergenza. Il ruolo degli specialisti diventa così parte integrante della risposta sanitaria e di assistenza messa in campo in caso di crisi e riguarda le vittime colpite dall’evento, gli eventuali sopravvissuti, le famiglie, le comunità interessate e anche gli stessi soccorritori. La dimensione psicologica, insomma, diventa una componente essenziale della sicurezza e dell’attività di protezione civile. Grazie alle numerose esperienze degli ultimi anni, la Regione può contare oggi su un livello organizzativo molto strutturato e su una rete consolidata di professionisti qualificati. Per facilitare tutto questo, è stato istituito a livello regionale, un Board di psicologia nei contesti di emergenza, che avrà il compito, contestualmente all’attivazione della funzione sanità, di favorire il coordinamento dell’intervento psicologico dal livello regionale a quello locale.

Come funziona

In caso di maxiemergenza, vengono attivati immediatamente team territoriali specializzati in Psicologia dell’emergenza: le Epe, équipe psicosociali per l’emergenza. Affiancheranno gli operatori di soccorso e di Protezione civile, garantendo assistenza alle persone colpite e ai soccorritori stessi. Ma il loro lavoro non si esaurirà con la fine dell’evento, bensì continuerà con attività di follow up, una raccolta dati fino al ripristino delle attività ordinarie nella fase post-emergenziale. Nei prossimi mesi è previsto un percorso di coinvolgimento di tutto il territorio regionale per rendere operative le linee di indirizzo: verrà messo in atto un piano di monitoraggio per l’implementazione delle indicazioni e un programma formativo, articolato in moduli e con diversi stakeholders, che prevederà anche esercitazioni congiunte. Un monitoraggio essenziale per garantire l’efficacia del provvedimento, dove giocherà un ruolo centrale il Board regionale che sarà il punto di riferimento stabile delle attività psicologiche in situazione critica. Solo per far fronte agli eventi di maltempo dimaggio e giugno 2023, sono stati attivati 190 psicologi sul campo, di cui 171 appartenenti alle Ausl e alle Associazioni di Protezione civile regionale. Le persone intercettate sono state 2.664, di cui 1.569 residenti nel Ravennate e 885 tra Forlì e Cesena. Circa la metà, 1.219, hanno ricevuto un intervento psicologico individuale e di gruppo, a cui vanno aggiunti 92 interventi a favore di soccorritori coinvolti nella prima e nella seconda fase dell’emergenza. Attività ripetute anche nel 2024, con 36 psicologi messi a disposizione dalla Società italiana Psicologia dell’emergenza-Sipem, dal Servizio psicosociale del Comitato regionale di Croce rossa italiana, da Psicologi per i Popoli e da Emdr-Italia nei territori di Lugo, Bagnacavallo, Traversara, Faenza, Forlì, Modigliana e Cotignola: 260 gli utenti intercettati tramite 262 colloqui. Inoltre, l’Ausl Romagna ha attivato 24 specialisti formati in psicologia dell’emergenza per garantire interventi specialistici, la gestione della linea telefonica di Supporto psicologico e l’accompagnamento presso gli ambulatori di adulti e adolescenti.

Nella foto, la presentazione delle linee guida per le emergenze.

Pubblicato il 17 febbraio 2026

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Il «Val Tidone Lentamente» prepara l'edizione 2026

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Archiviato il "Val Tidone Lentamente - Edizione 2025" con un bilancio superiore alle aspettative, la guide AIGAE organizzatrici delle escursioni nella Val Tidone e nei territori limitrofi, unitamente al "Comitato Storico Culturale Val Tidone" che ne cura la parte comunicativa e promozionale, annunciano la nuova edizione 2026. In questi mesi si sono svolti vari incontri organizzativi che hanno portato alla realizzazione di un calendario che prevede un ciclo di escursioni che abbracciano un vasto territorio piacentino e pavese e che si svolgeranno da marzo a novembre, con tantissime proposte per gli amanti del cammino lento.

"Lo scorso anno è stata un'edizione particolare in cui c'è stato il passaggio di consegne con l'associazione "Sentiero del Tidone APS" - dicono gli organizzatori - e, grazie alle guide, sono state diverse le iniziative che hanno avuto un ottimo riscontro. Abbiamo mantenuto le caratteristiche del "Val Tidone Lentamente" che si svolge da diversi anni ed ha un suo seguito tra gli amanti della natura e dell'escursionismo, diventando nei fatti una solida e conosciuta realtà: i partecipanti hanno sempre apprezzato che ogni escursione non è solo una passeggiata, ma diventa un'occasione per conoscere in maniera approfondita la storia, la cultura, le tradizioni e le tante realtà che oggi rendono il territorio così attraente. All'interno dell'iniziativa infatti c'è sempre, da parte della guida, uno o più elementi storici, culturali e religiosi che arricchiscono l'evento e che portano i partecipanti alla scoperta di luoghi, paesaggi, monumenti, aziende, produzioni che rappresentano la Val Tidone e le vallate limitrofe".

Il calendario è in fase di definizione e verrà ultimato nelle prossime settimane: accanto alla conferma di collaborazioni che hanno caratterizzato le edizioni passate, sono in arrivo tantissimo novità, a partire dal numero di escursioni, al momento oltre venti, nuove sinergie, location originali e nuove guide AIGAE pronte a far "camminare lentamente" tutti i partecipanti in questo 2026.

Nella foto, gruppo di escursionisti in val Tidone.

Pubblicato il 17 febbraio 2026

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