A Ferragosto torna anche quest’anno la Fiera di San Rocco di Ponte dell’Olio. Arrivata alla sua 354ª edizione, la fiera si svolgerà come da tradizione il 15 e il 16 agosto, ricordando il patrono San Rocco di Montpellier, protettore delle epidemie.
Tradizione, enogastronomia e cultura si uniscono per creare un evento che richiama da sempre, moltissimi appassionati e turisti da tutto il piacentino e non solo. Durante i due giorni della Fiera non mancheranno i tradizionali appuntamenti come: il mercato fieristico, i negozi aperti fino a sera e il luna park in piazza delle Fornaci aperto tutto il giorno. I visitatori potranno apprezzare anche l’area gastronomica in piazza 1° Maggio, dove verrà proposta cucina argentina, piatti tipici del ristorante La Fratta e prodotti locali della Società Cooperativa Sociale Comunità Valnure. Nell’edizione 2024 della Fiera come coorganizzatrice torna, per il quarto anno consecutivo, Cooltour, cooperativa che dal 2006 lavora nel territorio della provincia di Piacenza con lo scopo di promuovere il settore culturale e turistico.
L’Antica Fiera prenderà il via giovedì 15 agosto 2024 a partire dalle ore 10 con lamessa nella chiesa di San Giacomo. Alla sera grande attesa per il ritorno della Silent Disco promossa da Silent Disco Italia a partire dalle ore 22.30 in piazza I Maggio. Attivi dal 2014, Silent Disco Italia organizza moltissimi Silent Disco Party nei più importanti luoghi pubblici e privati. Le tre postazioni dj e i sei generi musicali diversi sono pronti a far ballare Ponte dell’Olio tutta la notte. I tickets in prevendita sono disponibili presso: Train Station Cafè - via Roma, 27, Ponte dell’Olio; Bar del Borgo - via Veneto, 51, Ponte dell’Olio; Bar Sole - via Vittorio Veneto, 66, Ponte dell’Olio; Bottiglieria del Conte - Piazza 1° Maggio, 39, Ponte dell’Olio; Porteno 900 - via Montegrappa, 1, Podenzano; Tequila Pub - via Lungo Nure Roma, 47, Bettola e su Ticketone al link: https://www.ticketone.it/event/silent-disco-piazza-primo-maggio-18935389/?affiliate=IGA.
La giornata di venerdì 16 si aprirà con le messe delle ore 8, 9 e 11 nella chiesa di San Rocco, mentre alle ore 10 messa presieduta da don Alphonse Lukoki, con la presenza delle autorità e delle associazioni pontolliesi. Per tutta la giornata, la chiesa di San Rocco resterà aperta per visite libere. Alle ore 21.30 la Fiera si concluderà con una serata danzante su pista d’acciaio, grazie all’orchestra “Marco e Alice” nata nel 1977 da Orazio Savi e Pierluigi Serventi che fondano l'orchestra "I Tradizional", diventando poi "Marco & Alice - Orchestra Tradizional" con l'ingresso dei figli Marco e Alice. La formazione, conosciuta per il suo amore per la musica popolare, pubblica numerosi album e singoli di successo, continuando a rinnovarsi e a entusiasmare il pubblico e sono pronti a far ballare e divertire i pontolliesi.
Nella foto, una passata edizione della fiera di San Rocco a Ponte dell'Olio.
Sono 21 le nuove borse di studio, rinnovabili per un anno accademico e di importo pari a 4mila euro ciascuna, dedicate agli studenti immatricolati al primo anno di uno dei corsi di laurea magistrale della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nella Sede di Piacenza-Cremona. Le borse sono state istituite con il sostegno della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi. Le domande di ammissione al concorso dovranno essere trasmesse via mail all’indirizzo borsedistudio-pc [AT] unicatt [DOT] it entro e non oltre mercoledì 18 settembre 2024. I candidati che intendono concorrere all’assegnazione di una borsa di studio dovranno presentare, oltre alla domanda di partecipazione, l’autocertificazione degli esami sostenuti nel corso di laurea triennale, con la specifica delle votazioni conseguite; l’autocertificazione del voto conseguito, per chi avesse già conseguito la laurea triennale; una copia dell’attestazione ISEE del nucleo familiare di appartenenza. Un’opportunità per chi si iscrive alle lauree magistrali della Facoltà di Scienze Agrarie. A poterne beneficiare, dunque, sono gli studenti immatricolati al primo anno di uno dei corsi di laurea magistrale della Facoltà: Agricoltura sostenibile e di precisione e Scienze e tecnologie alimentari, attivati presso il campus di Piacenza; Agricultural and food economics, Consumer behaviour: psychology applied to food, health and environment e Food processing: innovation and tradition, attivati nel campus di Cremona. Si tratta di un sostegno importante per proseguire gli studi e corroborare la crescita del futuro professionale degli studenti, e di una modalità per sostenere i giovani meritevoli.
L’obiettivo è produrre meno rifiuti e riutilizzare i materiali di scarto. E poi accrescere il riciclaggio fino a una nuova quantità di materiale aggiuntivo riciclato di oltre 500 mila tonnellate ogni anno. Questo grazie all’impegno dell’imprese dell’Emilia-Romagna che si vedranno finanziati 52 progetti per migliore e soprattutto potenziare, nell’ambito delle proprie attività produttive, il riciclo e la prevenzione dei rifiuti con investimenti complessivi previsti di oltre 34 milioni di euro. Anche grazie a questi progetti si riusciranno ampiamente a raggiungere i target del Pr Fesr per il materiale riciclato al 2029. Il boom di richieste ha portato la Regione ad aumentare le risorse a disposizione passando dai 10 milioni di euro inizialmente previsti a 14,7 milioni di euro (+4,7 milioni). Si tratta, grazie ad un primo bando dedicato, di un contributo a fondo perduto stanziato dalla Regione con risorse europee del Pr Fesr 2021-2027 dedicate sia alla ricerca, innovazione e competitività sia alla sostenibilità, decarbonizzazione, biodiversità e resilienza. I progetti finanziabili- di cui 35 riguardano il riciclo dei rifiuti e 17 la riduzione dei rifiuti prodotti– propongono innovazioni di economia circolare, con caratteri di scalabilità e di simbiosi industriale, che spaziano dall’ambito delle plastiche, ai rifiuti organici, ai fanghi di depurazione, ai rifiuti ferrosi, per arrivare fino ai rifiuti della filiera edilizia, che presenta una significativa numerosità di proposte. “Questa misura sostiene concretamente le realtà produttive del territorio regionale impegnate nel raccogliere la sfida della sostenibilità. La dimostrazione di come in Emilia-Romagna vengano attuati i principi di economia circolare e si favorisca la transizione verso un nuovo modello di sviluppo, basato sul risparmio delle materie prime e il riutilizzo degli scarti” affermano la presidente facente funzioni, Irene Priolo, e l’assessore regionale allo sviluppo economico e Green economy, Vincenzo Colla.
“Un deciso passo avanti per rendere l’Emilia-Romagna sempre più sostenibile – aggiungono -, obiettivo che intendiamo perseguire assicurando un sostegno reale alle imprese impegnate al fianco delle Istituzioni in una sfida decisiva per il futuro. Già ora la raccolta differenziata supera il 77,2%, ben oltre la media nazionale del 65%, ma serve fare ancora di più per ridurre la produzione dei rifiuti e accrescere il riutilizzo degli scarti, facendone nuove risorse”. “La rilevanza del numero e della qualità di risposta delle imprese a questo primo bando regionale-concludono Priolo e Colla- nascono dal lavoro avviato dalla Regione che ha innescato un processo di trasformazione regolamentare e culturale, teso alla circolarità della produzione e alla riduzione progressiva e crescente dei rifiuti”. In Emilia-Romagna, a partire dalla la legge regionale 16 del 2015 sull’economia circolare, sono stati istituiti diversi strumenti tra cui il ‘Coordinamento permanente per i sottoprodotti’ e le ‘Linee guida per i Centri del riuso’.
IL BANDO
La misura, che ha visto la presentazione di 75 richieste di cui 52 finanziabili, era aperta a tutte le filiere produttive. Punta a fornire supporto agli interventi per la circolarità dei processi e lo sviluppo di impianti di economia circolare, per la transizione ecologica delle imprese, e ai progetti di innovazione in ottica di economia circolare e prevenzione dei rifiuti delle imprese, delle filiere e delle attività professionali. I regimi di contributo ai progetti ammessi a finanziamento sono stati differenziati a seconda della taglia dell’impresa, del regime di esenzione e delle premialità applicabili - con l’incentivazione delle candidature provenienti dalle aree interne, le aree montane e le aree interessate dall’alluvione del maggio 2023 -, oltre che della quantità aggiuntiva di rifiuti riciclati, in linea con gli obiettivi di continuo miglioramento nella gestione e prevenzione dei rifiuti previsti dalla Regione.
Nel 44° anniversario della strage di Bologna, anche il Gonfalone di Piacenza ha sfilato tra i labari e gli stendardi delle istituzioni che hanno onorato, nel cuore del capoluogo emiliano-romagnolo, la memoria delle 85 vittime e delle oltre 200 persone ferite nell’attentato alla stazione ferroviaria, che ne fermò per sempre il tempo alle 10.25 di un mattino d’estate del 1980. A rappresentare l’Amministrazione comunale in occasione della cerimonia – accompagnata dalla sovrintendente Sonia Noci, dall’ispettore Ivan Libera e dall’agente Simone Caiazzo del Comando di Polizia Locale – l’assessora alla Cultura della Memoria e della Legalità, Serena Groppelli, che ribadisce come la presenza e la partecipazione, in questa drammatica ricorrenza, siano “non solo una testimonianza, profondamente sentita, di vicinanza e solidarietà nei confronti di tutti coloro che quel giorno hanno perso i loro affetti più cari, ma anche un segno forte e tangibile di denuncia contro ogni forma di prevaricazione violenta e strisciante della democrazia, di sopruso nei confronti della società civile e di persone innocenti”. “Questo è il giorno dedicato al ricordo – sottolinea Groppelli – ma anche al bisogno di giustizia che definisce la coscienza di un Paese che non può e non vuole dimenticare, ma continua a far sentire la propria voce perché si tolga ogni ombra dalla ricerca della verità. Per questo siamo qui oggi, accanto all’Associazione dei familiari delle vittime la cui tenacia e dignità, in tutti questi anni, ha accompagnato il lungo e difficile percorso verso l’individuazione dei responsabili, l’accertamento della matrice neofascista dell’attentato e dei vergognosi depistaggi alle indagini. Bologna resta, ora e per sempre, l’emblema di una condanna unanime e universale al terrorismo, in tutte le sue manifestazioni”.
Ripensare la rete di cura, assistenza e tutela della Salute mentale dell’Emilia-Romagna a partire da una diversa pianificazione della residenzialità dei pazienti adulti e potenziando i posti letto dedicati alle situazioni di emergenza in età evolutiva, con l’apertura di due nuovi hub riservati, a Parma e Bologna, che si aggiungono a quello già presente in Romagna. Con un investimento complessivo di 504 milioni di euro, di cui 225 per la residenzialità. Sono i due pilastri della riorganizzazione del settore che la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato, con l’obiettivo di affrontare efficacemente l’aumento considerevole delle diagnosi di disturbi mentali e delle situazioni cliniche registrato negli ultimi anni, soprattutto sugli adolescenti anche a causa dell’impatto della pandemia. Un’emergenza nazionale e internazionale, riconosciuta anche dall’Organizzazione mondiale della sanità e da diversi studi scientifici nel settore. In Emilia-Romagna nel 2023 gli assistiti dai Servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza sono stati 64.895, di cui oltre 14 mila nuovi utenti (23%); i pazienti trattati dai Centri di salute mentale adulti sono stati 80.740, di cui oltre 17 mila nuovi utenti (21,6%); mentre le persone che hanno seguito un percorso di cura presso i Servizi per le dipendenze patologiche, limitatamente al primo semestre del 2023, sono state 21.563, di cui 4.617 nuovi utenti (2,9%).
“Il considerevole aumento di situazioni cliniche, anche gravi, ha imposto una riflessione su come riorganizzare i Servizi di Salute mentale - spiega Donini -. Negli ultimi 13 anni il numero degli utenti seguiti nei servizi di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza è molto aumentato, assumendo proporzioni inedite che queste due nuove strutture ci aiuteranno ad affrontare. Anche se in misura diversa, l’aumento di pazienti ha riguardato pure i Servizi dedicati agli adulti, in particolare la residenzialità, dove abbiamo intenzione di intervenire con strumenti di gestione innovativi come il Budget di salute finalizzato alla recovery e le soluzioni abitative supportate, che mettono al centro i pazienti e favoriscono la personalizzazione dei percorsi di cura, il recupero dell’autonomia personale e l'inclusione sociale, che restano i principali obiettivi delle terapie”. “L’Emilia-Romagna- aggiunge l’assessore- continua ad investire nella rete pubblica di tutela della salute mentale, adeguandola a queste nuove sfide e mantenendo l’appropriatezza degli interventi e un supporto efficace e personalizzato agli assistiti. Una trasformazione alla quale lavoreremo collaborando con tutti gli attori coinvolti: a partire dai professionisti che lavorano nei servizi, che ringrazio per il loro prezioso impegno, fino alle famiglie e agli enti del Terzo settore”.
La Regione Emilia-Romagna è tra le poche in Italia che nel corso degli anni si è dotata di diversi flussi informativi per analizzare gli andamenti epidemiologici dei ricoveri e dei trattamenti territoriali erogati agli assistiti minorenni in situazione di emergenza, soprattutto di tipo psicopatologico. L’analisi è effettuata attraverso la raccolta di dati provenienti dalle schede di dimissione ospedaliere, dai Servizi di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza territoriali e dall’Emergenza urgenza. I casi di ricoveri riconducibili ad emergenze-urgenze psichiatriche in età evolutiva negli ultimi anni sono aumentati in modo vertiginoso. Si è passati dai 289 del 2010 ai 745 del 2023, con un aumento del 157,8% rispetto al 2010. In questo quadro è emersa l’esigenza di una risposta omogenea su tutti i territori per la presa in carico dei pazienti acuti che favorisca la prossimità presso la propria residenza.
Per rispondere a questa situazione la Regione ha deciso di attivare due nuovi reparti hub di area vasta dedicati alle situazioni di emergenza psicopatologica dei minori: uno verrà collocato presso l’Ausl di Parma e avrà 12 posti letto, l’altro presso l’Ausl di Bologna, con 7 posti letto. Questi due reparti andranno ad aggiungersi a quello già attivo, fin dal 2000, nell’Area vasta Romagna con 6 posti letto. In totale su tutto il territorio regionale, quindi, saranno 25 i posti letto riservati esclusivamente alle emergenze psicopatologiche in età evolutiva, 1 ogni 26 mila residenti in età evolutiva. Entrambi i nuovi reparti saranno dotati di un’equipe formata da medici neuropsichiatri, dirigenti psicologi, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori e assistenti sociali. Per realizzare il progetto, è previsto da parte della Regione un investimento di 4 milioni e 912mila euro, dei quali 2 milioni e 955mila euro nell’Area Nord (Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena) e 1 milione e 956mila euro per l’Area Centro (Bologna, Imola e Ferrara). Ausl Romagna ha inaugurato il nuovo reparto già dal 2022 con la struttura hub per il proprio territorio. Si tenga presente che ad oggi in tutta Italia, dove è fortemente avvertita la problematicità della psicopatologia dell’infanzia e adolescenza, in reparti specificatamente dedicati alla psicopatologia sono solo sei, ai quali vanno associati i tre reparti della Regione Emilia-Romagna. Per ottimizzare e facilitare il percorso in regione sarà attivata una cabina di regia per i ricoveri dei pazienti in età evolutiva, che definirà le procedure e le modalità per l’invio, monitorerà l’occupazione dei posti letto, esaminerà eventuali criticità, modifiche dei percorsi terapeutici e faciliterà l’inserimento delle persone nei setting più adeguati, in primo luogo la famiglia.
LA RIORGANIZZAZIONE DELLA RESIDENZIALITÀ DEGLI ADULTI
Per far fronte a un elevato aumento degli accessi anche nell’ambito della Salute mentale degli adulti, vanno ripensati i programmi riabilitativi delle strutture residenziali e semiresidenziali. Queste strutture in Emilia-Romagna assorbono il 55% delle risorse dei servizi di Salute mentale, circa 157 milioni di euro nel 2023, ma interessano solo l’8% degli utenti che entrano in contatto con i servizi. Inoltre, la durata della permanenza nelle residenze è elevata: il 37,6% dei pazienti va oltre i 2 anni, mentre il 19,3% supera i 5 anni di soggiorno. In molti casi le degenze evolvono in un’istituzionalizzazione dei pazienti, e le residenze diventano “case per la vita”. La riorganizzazione intende intervenire su questo aspetto mettendo al centro il concetto di recovery dei pazienti, che non significa guarigione o assenza di sintomi, ma raggiungere un livello di benessere e funzionalità che consenta alle persone di vivere una vita piena e significativa al di fuori delle soluzioni residenziali. Per migliorare efficacia ed efficienza del circuito residenziale viene proposta una serie di strumenti innovativi. Innanzitutto, l’istituzione in ogni Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze patologiche di una cabina di regia residenzialità-abitare, con il compito di monitorare e valutare i programmi residenziali dei dipartimenti; a questa si affiancheranno piani regionali e aziendali di formazione del personale, una maggiore integrazione degli strumenti di telemedicina, nuovi criteri di accreditamento delle strutture residenziali, il ricorso a strumenti innovativi di gestione come il “Budget di salute” finalizzato alla recovery - un modello organizzativo che mette le persone e non la patologia al centro dei processi di intervento - e l’incremento di nuove soluzioni abitative come il cluster housing, la coabitazione e l’inserimento etero familiare di adulti.
Tra gli obiettivi attesi, la definizione di una residenzialità che abbia come finalità principale la riabilitazione orientata a collocare le persone nel proprio contesto di vita sociale. Con le strutture residenziali che diventano parti attive in questo percorso di transizione - quando consentito dalle condizioni cliniche dei pazienti - dalla condizione di residenzialità a quella di vita autonoma. Altri risultati previsti sono: la riduzione dei tempi di permanenza nelle strutture e dei tempi di attesa per accedere ad un programma residenziale, la deistituzionalizzazione dei pazienti e un minore ricorso a nuove istituzionalizzazioni, il monitoraggio costante dei programmi avviati e il miglioramento della qualità delle strutture residenziali. Tra i fronti più delicati, quello dell’autismo, che nel periodo tra il 2019 e il 2023 ha fatto registrare un aumento delle diagnosi di quasi il 56%. Entro settembre 2024 sarà pronto il progetto per la definizione di nuove strutture hub regionali per i gravi «comportamenti-problema», cioè tutti quei comportamenti distruttivi e/o pericolosi per il soggetto, per le persone che lo circondano e per l’ambiente, o che ostacoli l’apprendimento o l’interazione sociale, dando quindi una risposta strutturale a pazienti a famiglie. La riforma arriva a compimento sulla scia di diverse azioni innovative che l’hanno preceduta durante il periodo post-covid. Su tutte, l’approvazione delle “Linee di indirizzo della salute e del benessere nelle persone alla prima manifestazione psicotica e ad alto rischio di psicosi”, delle “Linee di indirizzo per il trattamento del Disturbo di personalità nei dipartimenti di salute mentale e dipendenze patologiche (giugno 2023) e dell’attivazione, nel 2022, della Rems (Residenza per le misure di sicurezza detentiva) a Reggio Emilia, che ha permesso di azzerare le liste d’attesa per la struttura.
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