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Il vero miracolo di Lourdes

L’appello del presidente del Bureau dottor de Franciscis in Santa Maria di Campagna

Lourdes 23

“Vedo un centinaio di persone l’anno che mi segnalano presunte guarigioni. Di quelle incontrate nel 2019, quattro sono di potenziale interesse, una trentina sono belle storie di rendimento di grazie come quella di Lella, le restanti sono confidenze di serenità e gioia ritrovata che non hanno però rilievo scientifico”.
Il dottor Alessandro de Franciscis, da dieci anni medico permanente a Lourdes, spazza subito via ogni tentazione di miracolismo. “Lourdes è anzitutto un pellegrinaggio, un’esperienza di fede che mette a contatto con il mistero della croce”.
Sabato scorso, alla basilica di Santa Maria di Campagna – invitato da “Allunga la tua mano”, Frati Minori, Il Nuovo Giornale, Unitalsi ed Amci provinciali – il presidente del Bureau des Constatations Médicales non si è limitato ad illustrare come lavora un medico a Lourdes quando si trova di fronte al racconto di una presunta guarigione inspiegata (un lavoro rigoroso, che si basa su sette principi e una valutazione collegiale in più passaggi che coinvolge vari medici che arrivano al santuario francese per mettere a disposizione la loro professionalità).
Ha voluto soprattutto tratteggiare l’essenza di Lourdes, che parte dal segreto di Bernadette Soubirous, la ragazzina analfabeta e malaticcia alla quale a partire dal 1858 apparve una Bianca Signora che poi si presentò come l’Immacolata Concezione.
È “la fame dell’Eucaristia” la forza di Bernadette e la forza di Lourdes; non a caso, nelle tre apparizioni-chiave delle diciotto che coinvolsero la giovane caddero di giovedì, il giorno in cui la Chiesa fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia.
“La vocazione primaria del santuario di Lourdes – ha detto de Franciscis, richiamando le parole del papa emerito Benedetto XVI nella sua visita del 2008 – è quella di essere luogo di incontro con Dio e di servizio ai fratelli”.
Dalla istituzione del Bureau, nel 1883, ad oggi, i dossier raccolti sono circa 7.500, ma solo 70 i miracoli riconosciuti prima sul piano scientifico e poi ufficializzati dai Vescovi delle diocesi in cui vivono le persone guarite.

IL MISTERO DELLA CROCE. La celebre frase di Bernadette “sono macinata come un chicco di grano” è l’esperienza che vivono i malati che si recano a Lourdes, come Emanuela Crestani, per tutti Lella, malata di sclerosi multipla da 29 anni, che il 3 giugno 2016, dopo l’immersione nelle piscine, ha visto scomparire i dolori disestesici termici che la tormentavano e che nessun farmaco era più in grado di controllare.
Ha raccontato la sua storia insieme al marito Paolo Garattini nel libro “Allunga la tua mano” (edizioni Il Duomo), per condividere la gioia della grazia ricevuta con tutti e diventare testimone di speranza anche nella malattia (tutto il ricavato va all’Aism piacentina e alle opere di carità dei Frati minori).
“Lella – ha ribadito il dottor de Franciscis – ha vissuto e vive la croce nell’esperienza della fede in Gesù Salvatore. Ci ricorda che la vita ha sempre un prezzo agli occhi di Dio, anche quando non ne ha ai nostri occhi”.

“PARROCCHIE, NON LASCIATE SOLI I MALATI E CHI SE NE PRENDE CURA”. Ecco perché dal medico permanente di Lourdes arriva per Piacenza un appello forte “a sostenere i medici, gli infermieri, tutti coloro che si occupano della Pastorale sanitaria” perché non venga mai meno la cura anche quando la prospettiva della guarigione non è più possibile.
“Tutti i malati sono seguiti a Piacenza? Non lasciamoli soli: questo è il campo delle parrocchie!”, ha esortato il dottor de Franciscis.

L’incontro si è chiuso con la messa celebrata dal vescovo mons. Gianni Ambrosio, molto legato a Lourdes, tanto che il primo pellegrinaggio diocesano da pastore della diocesi volle organizzarlo – poco dopo il suo arrivo a Piacenza – proprio al santuario dei Pirenei francesi.

Barbara Sartori

Pubblicato il 20 novembre 2019

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