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Cadeo, la Casa accoglienza è un segno di umanità

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La Casa accoglienza di Cadeo, dedicata a coloro che possono beneficiare delle misure alternative alla detenzione e guidata dalla Caritas Diocesana, si presenta alle Istituzioni del territorio e alla Diocesi. La Casa, offrirà alle tre persone che saranno ospitate la possibilità di vivere per un periodo prefissato in una dimensione comunitaria, con un accompagnamento educativo e avvalendosi di preziosi strumenti quali il lavoro e l'animazione della comunità accogliente.
"Questa iniziativa è rivolta a situazioni di quasi "ex detenuti" a cui si dà la possibilità attraverso un percorso di rientrare nella società", così ha aperto la mattinata di presentazione Mario Idda, direttore della Caritas di Piacenza-Bobbio. Un progetto nato grazie ad un grande lavoro di squadra, come sottolineato dalle parole del vescovo mons. Gianni Ambrosio: "Qui la Chiesa di Piacenza-Bobbio è riuscita a mettere a frutto l'impegno e l'esperienza di tutti noi e a dare segno di una buona umanità". Impegno realizzato da più partner: Parrocchia di Roveleto, Comune di Cadeo, Rotary, Opera Pia, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Mcl, Centro di Solidarietà Piacenza e i docenti dell'Università Cattolica di Piacenza (per assistenza tecnica e formativa). La Casa di accoglienza ha trovato dimora nell'area rurale tra Cadeo e Carpaneto, in un fabbricato dell'Opera Pia dove sono stati ricavati due appartamenti e un laboratorio. "Cadeo è un territorio che, come ci tramanda la storia, è nato con la vocazione all'accoglienza - così è intervenuto Bricconi, primo cittadino di Cadeo -. Un'accoglienza oggi non facile per tutti e per la quale noi Istituzioni dobbiamo aiutare i cittadini a fare un percorso di comprensione, senza lasciarsi guidare dalla paura".

Rieducare, non punire. "Questo è uno di quei luoghi in cui lo Stato deve stare - ha spiegato Maurizio Falco, prefetto di Piacenza - Se non abbiamo la grandezza del riscatto non avremo  mai utilità   della condanna. "Il poter accedere a pene alternative è una norma prevista dallo Stato, ha aggiunto Giovanni Marro, segretario regionale dell’Organizzazione sindacale autonoma di Polizia penitenziaria". Una Casa che punta alla rieducazione e all'accompagnare il detenuto a fine pena a rientrare nella società, come ricordato la dott.ssa Sandrolini di UDEPE: "Qui costruiremo percorsi di inclusioni sociale . Si lavorerà sull'uomo e non solo sull'errore".
"Quante occasioni di riscatto ha offerto Gesù agli uomini del suo tempo? Ecco, stare in questo solco ci ha fatto dire sì - ha spiegato don Umberto Ciullo, parroco di Roveleto -. Questa è una di quelle occasioni straordinarie in cui siamo chiamati a salire di un gradino e a dare il meglio di noi stessi".

Erika Negroni

Pubblicato il 22 novembre 2019

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