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Zamagni: urge una trasformazione dell'economia

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“La grande lacuna della scienza economica, materia oggetto dei miei studi e del mio insegnamento, è che non si è mai occupata di studiare il problema della ridistribuzione della ricchezza”. Sono le parole dell’economista Stefano Zamagni, presidente dell’Accademia Pontificia di Scienze Sociali, che afferma come la teoria dell’economia è piena di libri e trattati che si occupano di aumentare la produttività e la ricchezza, ma non si pone il problema della sua distribuzione dicendo che è compito della politica, della sociologia… Urge quindi - secondo Zamagni - una radicale trasformazione dell’economia perché un aumento endemico e sistemico delle diseguaglianze, come l’attuale, non si era mai visto. La riflessione su questo cambiamento è proprio quello che si propone il convegno del prossimo marzo ad Assisi “Economy of Francesco”. Di questo ha parlato il Presidente dell’Accademia Pontificia, nello splendido contesto della Basilica di Santa Maria in Campagna il 14 dicembre. L’avv. Corrado Sforza Fogliani, presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza, organizzatrice dell’evento, ha ringraziato il Prof. Zamagni della sua presenza e anche della sua difesa limpida e lungimirante, che lo ha sempre contraddistinto, delle banche di territorio come quella di Piacenza che riesce a riversare nella città e nella provincia 70 milioni di euro all’anno per interventi sociali e culturali.

DAI CISTERCENSI ai FRANCESCANI. L’economista bolognese ha ripercorso la storia dell’economia italiana rifacendosi alla Charta caritatis documento che ha compiuto 900 anni, dell’ordine dei cistercensi, approvato dal papa di allora, che si distaccava dal modo di pensare dei Cluniacensi che avevano trasformato la regola di san Benedetto sottolineando soltanto la preghiera tralasciando il lavoro. “Ai Cistercensi di Bernardo di Chiaravalle - ha aggiunto Zamagni - si deve l’aumento della produzione e della ricchezza, infatti la rotazione delle coltivazioni agricole con la moltiplicazione del raccolto l’hanno inventata loro. Tante persone vivevano però lo stesso in condizione di miseria e i cistercensi, nella Charta caritatis, si interrogavano su questo paradosso della ricchezza. Anche San Bernardo morì con il rammarico di non essere stato capace di rendere fruibile la ricchezza a tutti”. Il secolo successivo è il momento di Francesco d’Assisi, mercante, imprenditore di allora, che, ad un certo punto della sua vita, si abbandona radicalmente al Vangelo vivendo di povertà. Zamagni sottolinea che Francesco non dimentica la sua matrice imprenditoriale e dal francescanesimo nascerà l’economia di mercato.
Come mai i francescani, che avevano abbracciato il voto povertà, hanno creato l’economia di mercato? È la domanda che si è posta il relatore economista. La risposta è che il mercato diventa lo strumento, il veicolo per far circolare la ricchezza. Questa è la ragione per cui i Monti di Pietà, le prime banche, furono fondate dai francescani. Chi aveva bisogno - ha aggiunto Zamagni - poteva otteneva il credito necessario, in modo da distruggere gli usurai del tempo. Il prestito doveva però essere restituito con tasso di interesse modesto e ciò creava dinamismo e imprenditorialità. Il denaro si innestava così in un movimento circolare che creava benessere. Però col passare dei secoli l’economia di mercato è diventata sempre più capitalistica e oggi siamo in una situazione simile a quella medievale di Bernardo dove la ricchezza, a partire dall’ultimo mezzo secolo, a livello globale è aumentata enormemente, ma contemporaneamente sono aumentate le diseguaglianze… Papa Francesco con questo summit di Assisi vuol trovare una soluzione, come fece il francescanesimo, per trasformare l’economia.

GLI OBIETTIVI DEL CONVEGNO DI ASSISI. Tre sono i punti qualificanti della sfida. Il primo: come stimolare i giovani a non separare la produzione dalla distribuzione della ricchezza. Il secondo: come smettere di pensare al problema economico slegato dal problema ecologico. “Qui devo registrare - ha puntualizzato Zamagni - ancora l’irresponsabilità degli economisti, che non hanno dato attenzione al degrado ambientale”.
Il terzo: come trovare un modello di organizzazione sociale adeguato ai nostri tempi. L’obiettivo - per il presidente dell’Accademia Pontificia - è quello di puntare allo sviluppo e non solo alla crescita. Il concetto di crescita appartiene anche a piante e animali, lo sviluppo è tipico dell’uomo. Nel latino la s davanti a una parola significa negazione; quindi s-viluppo vuol dire togliere i viluppi, cioè i lacci a tutto ciò che minaccia la nostra libertà. Lo sviluppo ha tre dimensioni: la crescita, che ne è parte; un aspetto socio-relazionale e una dimensione spirituale, che non vuol dire solo religiosa. Questo è lo sviluppo umano integrale, che tiene bilanciate le tre dimensioni. Tutti sono d’accordo di puntare all’aumento del PIL, ma non a detrimento delle altre due dimensioni. Se per far crescere il Prodotto interno lordo distruggo la famiglia, non va bene; se per ottenere lo stesso scopo inquino, la natura si ribella e capita quello che stiamo vedendo oggi”. Le tre sfide saranno affrontate ad Assisi in 12 laboratori di studio a cui prenderanno parte 500 economisti e imprenditori scelti tra le 12mila domande che sono pervenute da tutto il mondo, segnale di un risveglio di attenzione su queste tematiche. Quando un modello di ordine sociale va in crisi - ha osservato il prof. Zamagni - tre sono i modi per uscirne: con le rivoluzioni, “non invocate da nessuno”; con la strategia riformista, “che in tempi straordinari come i nostri mette pezze ma non risolve; ad esempio, inutile riformare il fisco spostando una tassa da una parte ad un’altra”; con la trasformazione, il cambiamento che è quello che si vuole fare ad Assisi cioè mutando l’impianto filosofico che sta alla base dell’odierno pensiero economico.
Il presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali concludendo il suo intervento, molto applaudito dai numerosi presenti, è convinto che l’evento di Assisi “provocherà uno scossone”. Infatti una larga fetta di opinione pubblica “si sta rendendo conto - come dice Zamagni - che le tre separazioni che abbiamo visto nei tre punti qualificanti della sfida sono all’origine dei nostri mali”. La sfida - secondo l’economista bolognese che si definisce inguaribile ottimista - potrà essere vinta. Però tutti devono fare la loro parte, senza omissioni, recuperando il concetto di responsabilità che non è soltanto rispondere alle conseguenze delle proprie azioni, ma è prendersi cura dell’altro, ciò che don Milani esprimeva molto bene con “I care”, mi sta a cuore…

Riccardo Tonna

Pubblicato il 17 dicembre 2019

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