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Un gran finale per il Bobbio Film Festival

Di Costanzo con i giovani attori

Il grande finale del Bobbio Film Festival si è aperto nella serat del 5 agosto con l’evento speciale annunciato “a sorpresa” pochi giorni fa: la conversazione tra Marco Bellocchio e Goffredo Fofi, moderata dal critico cinematografico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti, che si sono ritrovati a distanza di cinquant’anni ad aprire nuove finestre di riflessione su "Sbatti il mostro in prima pagina", il film del 1972 in cui le loro strade si sono incrociate, l'uno come regista e l'altro come sceneggiatore. In sala era presente anche Massimo Patrone, l’attore che nel film di Bellocchio interpretava la parte del bidello.
La serata è proseguita con la cerimonia di consegna dei premi. Enrico Magrelli, che per tutte le sere di Festival ha animato e guidato i dibattiti post proiezione, ha portato i saluti e i ringraziamenti di Fondazione Fare Cinema – presieduta da Marco Bellocchio e diretta da Paola Pedrazzini, seduti in prima fila – agli enti che rendono possibile il Festival (Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, il Comune di Bobbio nella persona del Sindaco Roberto Pasquali e soprattutto la Fondazione di Piacenza e Vigevano con il suo presidente Roberto Reggi, il cda e la commissione cultura) il Quotidiano “Libertà” e la sua editrice Donatella Ronconi, oltre che naturalmente tutto lo staff di Fondazione Fare Cinema (i ragazzi e ragazze “con la maglietta rossa” che gli spettatori trovavano al chiostro ogni sera ad accoglierli).

La giuria del Festival, composta dai quasi settanta corsisti del Seminario residenziale di Critica Cinematografica curato da Anton Giulio Mancino, ha scelto di assegnare il Gobbo d’Oro a Margherita Vicario regista di Gloria! per aver saputo costruire con ironia e delicatezza una fiaba musicale capace di raccontare a tutti una storia antica in chiave contemporanea e per aver composto una partitura di immagini in cui l’atto di creazione delle protagoniste diventa liberazione dai polverosi schemi del passato. Il premio, consegnato da Marco Bellocchio, storico fondatore del Festival, è stato ritirato dalla stessa Vicario, che si è alzata tra gli applausi scroscianti del pubblico

Il Premio Fondazione di Piacenza e Vigevano alla migliore attrice e al miglior attore è stato vinto da Tecla Insolia per la sua interpretazione di Modesta ne L’arte della gioia, “per aver saputo costruire un personaggio versatile, capace di muoversi in spazi stretti e angusti mantenendo – allo stesso tempo – un variegato spettro emotivo. Per aver saputo plasmare un corpo attoriale, grazie al quale diventa possibile conquistare la propria identità” e da Antonio Bannò (La Guerra del Tiburtino III), “per il suo sguardo naturale e irriverente, e per l’abilità con cui ha caratterizzato un personaggio socialmente complesso in un contesto comico, senza mai cadere nella macchietta o nella superficialità. Il film ci ha spinto a riflettere su: «Cos’è e chi è l’altro da noi?». A questa domanda, ha saputo rispondere con grande espressività Antonio Bannò”. I premi, consegnati dal Vice Presidente Mario Magnelli, sono stati ritirati da Tecla Insolia, presente in sala, e dalla regista Luna Gualano per Antonio Bannò, impegnato su un set in Sicilia, di cui è stato letto un messaggio di ringraziamento.

Il Premio del pubblico Città di Bobbio, assegnato al film più votato dagli abbonati del Festival e consegnato dal Sindaco Roberto Pasquali, è stato vinto da L’arte della gioia di Valeria Golino e ritirato dalla giovane protagonista del film Tecla Insolia, mentre Luna Gualano ha vinto il Premio Speciale alla regia “Quotidiano Libertà” per La Guerra del Tiburtino III “per la capacità di reinventare immaginari fantascientifici impressi nel panorama collettivo in una chiave nuova e fresca. Per aver utilizzato uno sguardo inclusivo raccontando una realtà periferica romana e rendendone gli abitanti protagonisti eroici degli eventi. E, allo stesso tempo, aver modellato artigianalmente gli elementi del film”. Gualano ha ricevuto il Premio dalla giornalista Barbara Belzini.

Oltre ai premi ufficiali, anche due riconoscimenti “locali”, legati al borgo di Bobbio: la Coppa “Beppe Ciavatta” a un* esordiente, consegnata dalla famiglia e vinta da Margherita Vicario per la regia di “Gloria!” e il contributo Lions Club di Bobbio al Seminario residenziale di Critica Cinematografica, consegnato dalla Presidente Renata Draghi.

Al termine della cerimonia di premiazione, Enrico Magrelli ha annunciato Welcome to Paradise, il cortometraggio diretto da Leonardo Di Costanzo nell’ambito dell’edizione 2022 di “Bottega XNL - Fare Cinema”, che, dopo essere stato proiettato l’anno scorso in prima mondiale alla 80. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ed essere transitato in molti festival italiani e internazionali, ieri sera è finalmente tornato nel luogo che l’ha visto nascere. A presentare il corto e il particolare contesto produttivo in cui è nato – quello del percorso di alta formazione cinematografica “Bottega XNL - Fare Cinema” che già il Vicepresidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Mario Magnelli aveva avuto modo di ricordare con soddisfazione durante la consegna dei premi, ringraziando Paola Pedrazzini, ideatrice e direttrice artistica di Bottega XNL – sono saliti sul palco il regista Leonardo Di Costanzo e, emozionatissimi, i giovani interpreti Marta Cammi e Sofiane Bahari. In sala, molti dei corsisti che avevano partecipato a quell’edizione, e la sceneggiatrice Alessandra Russo, già allieva del corso di sceneggiatura di Fondazione Fare Cinema, autrice del cortometraggio diretto da Di Costanzo.

Quindi il pubblico numerosissimo in sala ha assistito alle proiezioni: prima Welcome to Paradise, che ha portato sullo schermo di Bobbio il fiume e la Val Trebbia, e poi Sbatti il mostro in prima pagina, nella nuovissima versione restaurata in 4K dalla Cineteca di Bologna, entrambe accolte dal pubblico con grandi applausi.

Nella foto, un momento delle premiazioni al Bobbio Film Festival.

Pubblicato il 6 agosto 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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