Mons. Cevolotto a Como: come Scalabrini anche noi oggi «scriviamo» il Vangelo
di Enrica Lattanzi  
23 Ottobre 2026

Mons. Cevolotto a Como: come Scalabrini anche noi oggi «scriviamo» il Vangelo

Prendersi cura delle persone significa non soltanto rispondere ai loro bisogni, ma avere a cuore la loro vita, riconoscerne la dignità e coinvolgersi nelle loro storie. È uno degli insegnamenti più attuali di San Giovanni Battista Scalabrini, al centro della Settimana Scalabriniana che si è conclusa domenica 18 ottobre a Fino Mornasco. A presiedere la celebrazione eucaristica conclusiva è stato mons. Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza-Bobbio, la diocesi in cui Scalabrini svolse il suo ministero episcopale.

Vivere la carità oggi

Nell’omelia, il presule ha invitato la comunità a non limitarsi all’orgoglio di avere avuto nella propria storia un Santo, ma a custodire lo stupore per una testimonianza di carità nata dalla fede e, soprattutto, il desiderio che possa ripetersi anche oggi. “Tutto io faccio per il Vangelo”, scriveva san Paolo nella Prima lettera ai Corinzi, indicando una strada che, secondo Cevolotto, Scalabrini ha saputo percorrere fino in fondo. La carità, infatti, non si limita a caratterizzare le azioni, ma arriva a modellare l’essere: il Vangelo diventa vivo attraverso la persona e il suo agire. “Essere parte del Vangelo – ha sottolineato il Vescovo – non è altro che riconoscere di essere Vangelo”.

Don Scalabrini giovane parroco

È proprio nella concretezza della cura pastorale che si riconosce la santità di Scalabrini. Dall’impegno educativo in seminario all’attenzione per i malati di colera a Portichetto, dalla parrocchia di San Bartolomeo a Como fino al ministero episcopale a Piacenza, il suo modo di essere pastore è stato quello di entrare nelle situazioni, incontrare le persone e cercare risposte alle loro necessità. Un atteggiamento che trova una particolare corrispondenza nella parabola evangelica del buon Samaritano.

Un amore che contagia

Mons. Cevolotto ha richiamato soprattutto un aspetto della carità del Santo: la capacità di generare altra cura. Il Samaritano non si limita a soccorrere l’uomo ferito, ma lo affida ad altre mani. Prendersi cura, dunque, non significa rendersi indispensabili o creare dipendenze, ma coinvolgere altri nella responsabilità verso chi è in difficoltà. È quanto Scalabrini ha realizzato anche attraverso le opere e le istituzioni da lui fondate, a partire dai Missionari e dalle Missionarie di San Carlo per l’assistenza ai migranti.

Il forte legame che Scalabrini aveva con i parrocchiani

Un altro tratto della sua testimonianza è la capacità di legarsi profondamente alle persone. Mons. Cevolotto ha ricordato una lettera nella quale Scalabrini, parlando dei parrocchiani di San Bartolomeo, scriveva: “Sebbene siano tenuti i peggiori della città, io non li vorrei cambiare con altri”. Non una presenza distaccata, dunque, ma un affetto che coinvolge e trasforma lo sguardo. Una carità, ha aggiunto il Vescovo, che non può lasciarsi frenare dall’eccesso di prudenza o dalla ricerca di tutte le garanzie prima di agire: “Se si volesse la perfezione nelle cose umane, non si farebbe nulla”.

Accanto ai migranti

Anche la vicenda migratoria, che ha segnato profondamente il ministero di Scalabrini, conserva una particolare attualità. Il Santo si preoccupava che quanti partivano non perdessero la fede e non fossero abbandonati a persone senza scrupoli, ma seppe anche riconoscere nella loro presenza un’opportunità missionaria: i migranti potevano diventare una risorsa evangelica per le terre e le Chiese che li accoglievano.

Convolgere i giovani

La settimana appena conclusa ha voluto proprio rileggere questa eredità, scegliendo come filo conduttore i 150 anni dall’ordinazione episcopale di Scalabrini e il tema della cura del suo popolo. “È stata una settimana molto intensa dal punto di vista spirituale, con una partecipazione ampia e sentita da parte della comunità”, osserva il parroco di Fino Mornasco, don Teresio Barbaro.

Il programma ha cercato di coinvolgere in modo particolare le giovani generazioni. I bambini del catechismo hanno potuto conoscere il Santo attraverso suor Anna, missionaria scalabriniana arrivata da Marsiglia, che li ha accompagnati nei luoghi della sua infanzia: la chiesa e l’oratorio in cui Scalabrini è cresciuto. Per i ragazzi delle medie e delle superiori è stata invece proposta un’esperienza formativa guidata da padre Thomy, responsabile del settore giovanile scalabriniano, insieme ai suoi collaboratori.

L’intervento di padre Mario Toffari

Non sono mancati gli approfondimenti culturali e i momenti di preghiera. Una serata è stata dedicata alla figura di Scalabrini come uomo attento al proprio popolo, prima parroco a Como e poi vescovo a Piacenza. Padre Mario Toffari ha approfondito il fondamento della sua pastorale, radicato nel mistero dell’Incarnazione e nell’Eucaristia. Una serata di adorazione eucaristica, accompagnata da testi dello stesso Scalabrini, e una giornata penitenziale hanno completato il percorso.

Con Scalabrini rileggere il nostro tempo

“Tornare ogni anno sulla figura di Scalabrini da un’angolatura diversa – spiega don Barbaro – ci aiuta non soltanto a conoscerlo meglio, ma anche a leggere il nostro tempo”. Se lo scorso anno l’attenzione era stata rivolta alla sua apertura verso uomini e donne di ogni cultura, con particolare riferimento agli emigranti italiani diretti nelle Americhe, quest’anno si è scelto di mettere in luce il pastore che si prende cura della comunità nella sua interezza: nella liturgia, nella formazione, nella preghiera e nell’educazione alla carità.

Resta, infine, una consegna che attraversa tutta la settimana: per Scalabrini prendersi cura significava avere a cuore. Non un servizio da svolgere in modo efficiente, ma una vicinanza capace di coinvolgere la propria vita. “La cura vera passa dalla presenza e dalla vicinanza”, ricorda don Barbaro. Un’eredità che invita le comunità cristiane a non chiudersi nelle proprie abitudini, a riconoscere chi rischia di rimanere invisibile e a fare della carità uno stile ordinario di vita. Perché, come ha ricordato mons. Cevolotto, il Vangelo continua a essere scritto anche oggi attraverso l’esistenza di chi sceglie di viverlo.

 

 

 

Nella foto, mons.Adriano Cevolotto durante la messa a Fino Mornasco, paese natale del vescovo San Scalabrini. Accanto a lui, lo scalabriniano padre Gianni Borin e il parroco don Teresio Barbaro (Immagini Studio Fotografico – Fino Mornasco).