I figli imperfetti, quando l’amore impara ad accogliere
Che cosa significa amare un figlio quando non corrisponde alle nostre aspettative? E come accogliere i suoi limiti senza viverli come un fallimento? Sono le domande al centro del convegno “I figli imperfetti. Quando l’amore ti mette alla prova”, che si è svolto domenica 18 ottobre nella parrocchia dei Santi Angeli Custodi di Borgotrebbia, promosso dall’Ufficio diocesano Matrimonio e Famiglia.
A guidare la riflessione è stato don Gianni Marmorini, biblista e membro della Comunità di Romena, in Toscana, dove per anni ha accompagnato numerosi partecipanti ai primi corsi. Oggi si dedica allo studio della Parola di Dio e alla parrocchia di Papiano, nei pressi di Stia. La sua lettura delle Scritture, appassionata e concreta, invita a superare le interpretazioni più consuete per lasciarsi sorprendere dalla ricchezza dei racconti biblici.
Abramo, una fede senza idealizzazioni
Il punto di partenza di don Marmorini è stata un’avvertenza che ha accompagnato tutto l’intervento: “Un testo, fuori dal suo contesto, è solo un pretesto”. Leggere soltanto alcuni passaggi della Bibbia, tralasciando quelli che mettono in discussione le nostre convinzioni, rischia infatti di alterarne il significato. È quanto accade – per il biblista – con Abramo, tradizionalmente ricordato come il padre della fede, l’uomo capace di fidarsi completamente di Dio. La lettura integrale della Genesi restituisce però un personaggio più complesso: Abramo conosce la paura, prende decisioni discutibili, cerca di proteggere sé stesso anche a scapito di Sara e non impedisce che Agar e il figlio Ismaele subiscano le conseguenze delle tensioni familiari.
Non è un eroe senza macchia – ha detto don Gianni – ma un uomo con le sue contraddizioni. Eppure proprio a lui viene affidata la promessa di diventare una benedizione per tutte le famiglie della terra. Anche i primi capitoli della Genesi propongono una rilettura sorprendente dell’immagine di Dio. La creazione, giudicata “molto buona”, è presto attraversata dalla disobbedienza e dalla violenza. La malvagità cresce fino al diluvio, ma la ripartenza con Noè non inaugura un’umanità perfetta. Dio riconosce che il cuore dell’uomo resta incline al male e sceglie comunque di stringere con lui un’alleanza.
Per Marmorini, in questa sequenza si può leggere una sorta di “conversione di Dio” nel racconto biblico: non più la ricerca di un’umanità senza difetti, ma l’accettazione dell’uomo nella sua realtà concreta. È una prospettiva che invita a riconoscere come l’amore non venga meno di fronte ai limiti.
Isacco, il figlio che non corrisponde
alle attese
Il cuore del convegno è stata la rilettura della vicenda di Isacco, il figlio tanto atteso da Abramo e Sara. Don Gianni ha proposto un’ipotesi interpretativa personale: alcuni dettagli e silenzi del testo biblico potrebbero suggerire in Isacco una particolare fragilità, forse anche cognitiva. Una lettura non tradizionale, presentata come ipotesi e non come certezza.
Dalla lunga narrazione del matrimonio con Rebecca fino all’episodio in cui Isacco non riesce a distinguere Giacobbe da Esaù, affidandosi al tatto, alla voce e all’odore, emergono interrogativi sulla sua autonomia e sul rapporto con i genitori.
Anche la scena del sacrificio sul monte Moria viene riletta in questa prospettiva. La domanda, allora, non riguarda soltanto che cosa Abramo sia disposto a fare per obbedire a Dio, ma anche se sia capace di accogliere davvero suo figlio, senza pretendere che sia all’altezza della promessa ricevuta.
La benedizione – ha sottolineato Marmorini – non passa necessariamente attraverso il figlio più forte o capace di garantire il successo della famiglia. Può passare proprio attraverso chi sembra meno adatto a realizzare le attese dei genitori.
È una riflessione che tocca da vicino la vita familiare: amare un figlio significa rinunciare all’immagine che ci eravamo costruiti di lui, per riconoscere la persona che è e accompagnarla nella ricerca della propria strada.
Il pubblico all’incontro a Borgotrebbia guidato da don Gianni Marmorini.
Don Marmorini: accogliere i limiti, costruire relazioni
La riflessione si è allargata alle coppie e alle comunità. Don Gianni ha raccontato anche la fatica di confrontarsi con i propri limiti, riconoscendo di non essere diventato il sacerdote che aveva immaginato e di non aver realizzato tutti i suoi progetti pastorali.
Fare pace con ciò che non siamo riusciti a diventare – ha spiegato – aiuta ad accogliere gli altri senza volerli correggere continuamente. Lo stesso vale nella vita di coppia: differenze e imperfezioni, se non vengono riconosciute e affrontate, possono trasformarsi in ferite profonde.
Marmorini ha distinto la debolezza dalla fragilità. La prima richiama l’incapacità, la seconda rimanda all’immagine di un frammento: qualcosa che, unito ad altri, può contribuire a formare un insieme resistente. Come un banco di pesci che si muove compatto e riesce a difendersi da un predatore più grande. Non si tratta, dunque, – per don Gianni – di nascondere i propri limiti, ma di trovare nelle relazioni lo spazio per affrontarli e trasformarli in occasioni di crescita.
Una fede che fa fiorire
La provocazione finale di don Gianni ha riguardato la stessa storia del cristianesimo. La fede è nata e si è diffusa attraverso persone semplici, prive di potere e prestigio. Oggi – osserva Marmorini – le comunità cristiane dispongono spesso di maggiori risorse culturali e materiali, ma faticano a trasmettere la fede alle nuove generazioni. È legittimo chiedersi se non si sia finito per inseguire la forza e il successo più che la capacità di accogliere l’altro.
Il riferimento è a Cristo crocifisso, che si manifesta non attraverso la potenza secondo i criteri del mondo, ma attraverso una vulnerabilità capace di aprire una strada nuova.
Da qui l’immagine conclusiva proposta dal biblista: Gesù come primavera, stagione in cui un seme germoglia, cresce e porta frutto. Non una forza che impone alle persone di diventare ciò che non sono, ma una presenza che le aiuta a fiorire.
È questa la sfida per chi ama: non pretendere che i figli, il partner o le persone incontrate corrispondano a un ideale, ma riconoscere il bene che può nascere anche da una vita imperfetta. Perché, nella prospettiva di don Gianni Marmorini, i limiti non cancellano il valore di una persona e non impediscono all’amore di diventare benedizione.
