Nuovi passaggi verso il diaconato permanente
Diaconato permanente: nuovi importanti passaggi per Fabrizio Ferrari (Montelungo), Egidio Rossi (San Giuseppe Operaio), Carlo Tedaldi (Sacra Famiglia) e Rosario Rendo (Sant’Eufemia).
Ieri nella cappella di Sant’Opilio – patrono dei diaconi – al Seminario vescovile il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la celebrazione con il conferimento di alcuni ministeri nel percorso di formazione verso il diaconato permanente. Ferrari, Rossi e Tedaldi hanno ricevuto il ministero dell’accolitato, mentre Rendo quello del lettorato. Inoltre, ha vissuto il rito di ammissione che di fatto segna l’inizio del cammino formativo Mario Lo Monte, residente a Niviano, che con la moglie già presta servizio come ministro della Comunione in ospedale ed è volontario alla mensa della Caritas diocesana.
Alla messa hanno partecipato i parroci delle comunità interessate dai nuovi ministeri – don Marco Forni, don Federico Tagliaferri, don Angelo Cavanna e don Paolo Mascilongo – oltre alla fraternità diaconale e i famigliari, gli amici e i parrocchiani.
I gesti e i riti di una ricca celebrazione
I candidati sono stati presentati da mons. Celso Dosi, responsabile in diocesi del diaconato permanente, all’inizio di una celebrazione ricca di riti e di simboli. Per Rendo, la consegna della Sacra Scrittura che è chiamato a proclamare, per Ferrari, Rossi e Tedaldi invece quella del calice e della patena con le ostie, richiamo del servizio all’altare che sono chiamati a svolgere. Per Lo Monte il rito di ammissione lo ha visto fianco a fianco alla moglie Daniela, che di fronte alla comunità ha dato il suo assenso alla chiamata che il marito accoglie iniziando il percorso per il diaconato. Non una formalità, ma il segno di una condivisione e della corresponsabilità nella coppia.
I passaggi verso il diaconato: non una carriera, ma un dono
Riti e simboli diversi, ma un unico comune denominatore: la fede. Lo ha evidenziato il Vescovo nell’omelia, ricordando come i passaggi vissuti dagli aspiranti diaconi non siano traguardi da tagliare per mettersi una medaglia al petto, né l’equivalente ecclesiale di una “carriera” professionale. I ministeri del lettorato e dell’accolitato sono piuttosto tappe vive di un percorso. Passi concreti che dicono un “sì” a una chiamata e che, pur vissuti da candidati di età e storie differenti, testimoniano l’autenticità di un cammino comune in vista del diaconato permanente.
Un momento di festa per la Chiesa piacentina, che diventa anche l’occasione per riflettere su un sentimento profondo, tipicamente umano, che spesso attraversa le nostre vite e le nostre comunità: la paura.
Il controllo che sfugge e la “paura buona”
È stato proprio il Vangelo a guidare la riflessione di mons. Cevolotto, con quell’invito – “non abbiate paura” – che risuona così tante volte nelle Scritture. Ma da dove nasce questo timore? Spesso – fa notare il Vescovo – si accende quando avvertiamo un pericolo, quando ci rendiamo conto di non avere più il controllo della situazione o quando crolla la presunzione di poter dominare tutto. C’è la paura del giudizio degli altri, delle reazioni di chi incontriamo, delle conseguenze delle nostre scelte.
La risposta – riflette mons. Cevolotto – non è ignorare la paura, né tantomeno cavalcarla. La chiave sta nel comprendere che proprio la paura, se ascoltata, svela la sproporzione tra ciò che ci viene chiesto e ciò che pensiamo di essere capaci di fare.
Esiste però, paradossalmente, una “paura buona”: quella di smarrire l’anima, cioè le motivazioni profonde, la forza spirituale che ci fa vivere e che dà senso al nostro cammino di fede. La vera scommessa è superare i timori paralizzanti per custodire, invece, la nostra relazione autentica con il Signore.
Le tre sfide per vincere il timore
Il Vescovo ha tracciato quindi tre “coordinate” che possono essere di aiuto per camminare nella libertà.
La prima possiamo sintetizzarla come la via della verità. Spesso – invita a riflettere mons. Cevolotto – temiamo la verità su noi stessi, su chi siamo e chi siamo stati, preferiamo metterci una maschera per paura delle conseguenze. Ma Gesù ci ricorda che solo la verità ci fa liberi. Prima o poi tutto viene alla luce, e questo deve spingerci a vivere relazioni autentiche, non per obbligo ma per amore.
La seconda coordinata è la cura del cuore. Più del corpo e delle fatiche esteriori, ciò che va protetto è il centro delle nostre intenzioni, il legame con Chi ci ha chiamato.
La terza coordinata è l’invito a liberarsi dal bisogno di approvazione. Una delle paure più diffuse è quella di non valere, di non essere considerati. Questo ci porta a diventare “mendicanti di stima”, assecondando tutto pur di essere ben visti. Ma la pagina evangelica- con le immagini dei passeri e dei capelli del capo che sono tutti contati – ricorda che il nostro valore è già dato, è gratuito e immenso agli occhi di Dio, a prescindere dai nostri successi. Un richiamo che vale per chi si prepara al diaconato, ma non solo.
Un servizio che è testimonianza
L’augurio rivolto ai nuovi lettori, all’accolito, a chi inizia il percorso di formazione al diaconato permanente – e a tutta la comunità – è quello di liberarsi dall’ansia di dover “garantire” prestazioni o di dover conquistare uno sguardo benevolo. C’è un amore che ci anticipa sempre – richiama il Vescovo – ed è questo che dà stabilità ai nostri passi.
“Il primo e più grande servizio che questi nostri fratelli sono chiamati a vivere davanti a tutti è proprio questo: essere testimoni credibili di un valore che non si compra, ma si riceve e si dona”.
