Anzola in festa per i 70 anni della chiesa
Nel cuore dell’Alta Val Ceno c’è un luogo dove le strade, la storia e le vite delle persone si incrociano da sempre. È Anzola, piccola frazione del comune di Bedonia: una trentina di abitanti residui, ma da sempre punto di snodo e di passaggio tra la Liguria, il Parmigiano e il Piacentino, tappa obbligata per tanti motociclisti e meta per chi frequenta le feste locali tra le valli. Un paese che un tempo vedeva soltanto la presenza di un mulino (il “Molino dell’Anzola”), ma che nel secondo dopoguerra, come segno di ripartenza e risposta al risparmio e ai sacrifici della comunità, volle edificare un luogo di preghiera e di incontro.
Giovedì 30 luglio 2026, la comunità di Anzola ha celebrato una tappa storica: il 70° anniversario della costruzione del proprio oratorio – nato inizialmente non così grande, ma poi fortemente voluto con una buona capienza (circa 80-100 posti) dall’allora vescovo di Bobbio come centro di riferimento per tutta la valle – e il 50° anniversario della sua consacrazione.
La preparazione dei bambini
e la memoria del Santo Gianelli
La giornata è stata aperta con un significativo momento preparatorio condotto dai bambini del catechismo ( sette ragazzi) guidati dalla loro catechista. Mezz’ora prima della messa, attraverso una presentazione curata e partecipata, i piccoli hanno fatto conoscere l’intensa figura di Sant’Antonio Maria Gianelli, Vescovo di Bobbio e patrono della chiesa, invitando per l’occasione anche diverse ex collegiali delle Suore Gianelline che ad Anzola trascorrevano i periodi di studio.
Don Stefano Segalini ha poi tracciato il profilo storico di questo oratorio, costruito quando la parrocchia faceva capo a Casalporino ed era guidata dal compianto don Pierino Tassi. Durante la celebrazione eucaristica sono stati ricordati con profonda gratitudine sia don Tassi, sia i sacerdoti che nel tempo hanno servito questa chiesa mantenendola viva: don Elia Volpi e don Peppino Cavatorta e fra gli altri anche don Franco Cattivelli.
Alla solenne liturgia, accompagnata dai canti di un coro composto da parrocchiani dei paesi limitrofi, hanno presenziato diverse autorità fisiche e morali: il sindaco di Bedonia Gianpaolo Serpagli, i rappresentanti della Croce Rossa e della Protezione Civile, i nipoti di don Pierino Tassi e tanti fedeli giunti dalle parrocchie vicine.
La messa celebrata da don Giuseppe Basini nella chiesa di Azola intitolata al Santo Gianelli.
Don Basini: “Siamo tutti nella rete del Signore”
A presiedere la celebrazione è stato il vicario generale, don Giuseppe Basini. Nella sua omelia, partendo dalla vita di Sant’Antonio Maria Gianelli – che il 6 maggio 1838 disse alla sua nuova diocesi: “Non posso essere buono se non sono pronto a morire per voi” – don Basini ha ringraziato tutti coloro che nel 1956 videro la consacrazione dell’oratorio ad opera del vescovo monsignor Pietro Zuccarino, ed ha poi attualizzato la parabola evangelica della rete.
“Quella del Vangelo è una metafora radicale nella sua inclusività: la rete viene gettata per tutti, raccoglie pesci buoni e cattivi, e nessuno è escluso in partenza”, ha sottolineato don Basini. “Tuttavia, l’essere nella rete non ci rende automaticamente “buoni”. A differenza della natura, l’essere umano è dotato di libertà e responsabilità: può scegliere, può dire di sì o di no. E in virtù delle proprie scelte determinerà il proprio destino. Il cuore plasmato dall’amore produce vita; il cuore plasmato dall’indifferenza produce morte”.
Un momento della messa nella chiesa di Anzola presieduta da don Giuseppe Basini con don Stefano Segalini.
Anzola, una chiesa e un paese
che sanno guardare al futuro
Il criterio di distinzione – ha ribadito il sacerdote – risiede nella misericordia incondizionata e gratuita. “L’uomo diventa vero discepolo nella misura in cui ama come Dio ha amato. Chiediamo al Signore, per intercessione del Gianelli, di aiutarci ad essere come una “rete aperta”, capace di accogliere ogni persona senza selezionare in anticipo chi merita e chi no”.
Un messaggio chiaro e profondo per Anzola. una chiesa e un paese che non guardano soltanto al passato e alla nostalgia, ma che sanno continuare a proporsi, oggi come ieri, come luogo d’accoglienza, di passaggio e di speranza per il futuro.
