I diaconi a Bedonia in ascolto delle Beatitudini
di Barbara Sartori  
07 Agosto 2026

I diaconi a Bedonia in ascolto delle Beatitudini

 

Dalle Beatitudini alla Trasfigurazione, dal Discorso della Montagna al Tabor: sono i passi del Vangelo che hanno segnato il percorso vissuto dai diaconi permanenti della diocesi – ma anche alcuni candidati al diaconato – nella loro tradizionale vacanza comunitaria estiva. Quattro giornate al Seminario vescovile di Bedonia – dal 2 al 6 agosto, accolti dal rettore mons. Lino Ferrari – tra riflessione, condivisione di esperienze, preghiera e amicizia, in un vero clima di fraternità e di gioia della fede.

 

A Bedonia con i diaconi anche mons. Ambrosio

A tenere le meditazioni, mons. Luigi Chiesa, il vicario generale don Giuseppe Basini e il delegato per il diaconato permanente mons. Celso Dosi. Anche il vescovo emerito mons. Gianni Ambrosio è voluto essere presente all’inizio del ritiro, celebrando la messa e ringraziando i diaconi permanenti per il servizio che svolgono in diocesi, oltre che le loro mogli, che ne condividono le fatiche e li sostengono in un impegno che giocoforza coinvolte la famiglia.

 

Mons. Ambrosio celebra messa con i diaconi a Bedonia

Il vescovo emerito mons. Gianni Ambrosio celebra la messa al santuario antico di Bedonia all’inizio del ritiro dei diaconi.

 

 

Tutto passa per uno sguardo

Le Beatitudini – ha ricordato mons. Chiesa – non sono una bella pagina di poesia evangelica, ma “un campo di battaglia” da vivere con Gesù. A nessuno è chiesto la perfezione, l’assenza di cadute. Solo lo “stare attaccate alla vite, come fanno i tralci”. O, con un’altra immagine – che don Chiesa ha ripreso dalla sua primissima confessione, da bambino – nel “tenere stretto il dito” di Dio anche quando si vive una sofferenza, una prova, una incomprensione. Del resto, tutta l’azione pastorale deve partire dallo “sguardo che Gesù ha sul Padre e sulle persone”, uno sguardo che sconvolge le dinamiche degli altri sguardi, ma che rivela quell’amore di cui tutti abbiamo bisogno.

Allora, anche le situazioni più difficili che ci si trova ad affrontare – a partire dal servizio ai malati o agli anziani – anziché motivo di fuga possono diventare “occasioni di umanizzazione e di preghiera”. È questa la presenza cristiana di cui il mondo oggi ha così bisogno, a fronte di tante forme di solitudine e di abbandono. Don Luigi ha raccontato di un incontro in hospice, quando era cappellano alla “Casa di Iris”, a tu per tu con un malato che, nell’ultimo mese della sua vita, ha voluto ricevere l’Eucaristia tutti i giorni, “perché se Gesù è con me sulla croce, voglio sperimentarlo”.

 

Don Giuseppe Basini e don Celso Dosi.

Il vicario generale don Giuseppe Basini durante la sua riflessione e don Celso Dosi.

 

Paura e fiducia

“La paura ti fa fare ciò che temi, la fiducia ti fa fare ciò che sogni”: don Giuseppe Basini ha ripreso il binomio paura-abbandono in Dio nella sua riflessione, declinandolo in particolare nel servizio del diacono permanente. Partendo dall’omelia del Vescovo al conferimento di alcuni ministeri lo scorso giugno, in cui aveva parlato di tre paure – la paura della verità, la aura di perdere la vita e paura di non avere valore” – don Basini ha ricordato che il nuovo e il timore sono sempre legati. E il nuovo – per esempio, la proposta di un servizio o di un incarico – può generare paure, senso di inadeguatezza, dubbi. È lì che si impara l’abbandono e la fiducia del figlio.

 

Ministri di frontiera

Gli eventi non cambiano – ha detto don Basini, citando un testo del teologo e formatore don Angelo Casati – però si ferma quel vento che ci scuote dentro e che rischia di paralizzarci, trasformando una paura fisiologica in terrore ed ansia. “Voi diaconi, e con voi le vostre famiglie, siete dei ministri di frontiera, inviati dove noi sacerdoti spesso non arriviamo: l’ambiente del lavoro, la società nelle sue tante declinazioni. Questo vi espone al fallimento e al rifiuto”. L’invito del Vicario generale è a non tirare i remi in barca, a non cedere alla tentazione di rinchiudersi in quel porto sicuro che è l’azione liturgica, dove tutto è prevedibile e conosciuto.

 

Mons. Luigi Chiesa celebra la messa al santuario della Madonna del Boschetto.

Mons. Luigi Chiesa celebra la messa al santuario della Madonna del Boschetto. Con lui, da sinista, don Celso Dosi, i diaconi Carlo Iori e Corrado Confalonieri, don Piero Lezoli e il rettore del santuario don Renzo Corbelletta.

La condivisione della vita

Anche il delegato don Dosi parla spesso del diacono come “ponte”, come “uomo della soglia”. Lo ha fatto anche a Bedonia, richiamando i diaconi a non cadere nel rischio della prestazione, del fare per ottenere consensi, risultati. Non conta la funzione, ma il valore del ministero che si svolge.

I diaconi presenti non si sono tirati indietro nel’ammettere le loro paure: per sé, per la Chiesa, per la famiglia, per il futuro. Il senso di inadeguatezza, il pericolo che l’impegno che viene richiesto a volte faccia tacere il “per Chi” muove ogni chiamata. Nei lavori di gruppo c’è stata una fortissima condivisione della vita, tra prove in famiglia vissute nella fede – le beatitudini come campo di battaglia di cui ha parlato don Chiesa – e incontri forti che il ministero ha permesso di vivere, ai diaconi come alle loro mogli.

 

Diaconi e mogli a tavola con mons. Luigi Chiesa.

Due momenti di fraternità: a pranzo insieme dopo la messa al santuario del Boschetto e, sotto, la sfida a calciobalilla al Seminario.

 

“È bello per noi stare qui”

La vita è stata portata all’altare – in particolare durante il pellegrinaggio al vicino santuario della Madonna del Boschetto, accolti dal rettore don Renzo Corbelletta – ed è diventata offerta e preghiera. Alla messa conclusiva nel santuario della Madonna di San Marco, venerata come Madonna della Consolazione, le parole di Pietro nel passo della Trasfigurazione – “Signore, è bello per noi stare qui” – hanno espresso un sentimento comune. Segno che le giornate passate a Bedonia sono state una vera occasione di crescita, nella relazione con Dio e nella relazione con gli altri. La fraternità diaconale per essere viva ha bisogno anche di questi momenti, che ricordano che i diaconi “non si sono scelti” per simpatie o interessi comuni, ma sono stati chiamati e messi insieme da un Altro.

 

messa don Celso al santuario di bedonia con i diaconi

La messa conclusiva al santuario della Madonna di San Marco celebrata da don Celso; al suo fianco, don Enrico Zazzali.

 

Diaconi: da Bedonia a Piacenza, il cammino non si ferma

Il percorso riprenderà ad ottobre con il ritiro mensile e – per i candidati in formazione – con i loro incontri specifici. Senza dimenticare il cammino che viene proposto anche alle mogli, sostegno fondamentale per vivere la sfida del “ministero della soglia”.