Basilica di San Francesco: dal legno alla musica
Due esperienze di liuteria sociale si sono incontrate sabato 12 settembre nella Basilica di San Francesco a Piacenza, in occasione dell’inaugurazione di “Giovanni chiamato Francesco”. Da una parte i violini costruiti dagli studenti dell’Istituto Romagnosi-Casali nel laboratorio di falegnameria di Caritas, dall’altra gli strumenti dell’Orchestra del Mare, realizzati dai detenuti della Casa di Reclusione di Milano-Opera con il legno delle imbarcazioni dei migranti approdati a Lampedusa.
Un incontro fra musica, formazione e solidarietà al centro del progetto promosso dall’Associazione CinqueQuarti APS, dalla Rete scolastica “Dalla Classe all’Orchestra” e dalla Fondazione CinqueQuarti, in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
Il percorso, in programma dall’11 settembre al 4 ottobre, coinvolge Piacenza, Milano-Bollate e Calendasco con concerti, una mostra diffusa, incontri e iniziative sul territorio.
Nella basilica piacentina sono stati presentati e suonati per la prima volta in pubblico i primi violini CinqueQuarti, insieme ad alcuni strumenti dell’Orchestra del Mare. La giornata ha segnato anche l’apertura della mostra “Giovanni chiamato Francesco”, con le opere dell’artista Angelo Antonio Falmi e dei giovani coinvolti nel progetto.
A coordinare l’inaugurazione è stata la giornalista di Libertà Eleonora Bagarotti, che ha dato la parola agli organizzatori, agli amministratori, agli artisti e ai protagonisti dell’iniziativa.
Nella foto, i violini realizzati nel laboratorio di liuteria sociale nato presso l’Istituto di Istruzione Superiore Romagnosi-Casali.
Il legno che rinasce nella musica
Il primo applauso è andato ai giovani musicisti di CinqueQuarti, che hanno presentato e suonato per la prima volta in pubblico i violini realizzati nel laboratorio di liuteria sociale nato presso l’Istituto di Istruzione Superiore Romagnosi-Casali. Un’esperienza di formazione scuola-lavoro che ha permesso a un gruppo di studenti di avvicinarsi alla costruzione di uno strumento, mettendo alla prova competenze manuali, creatività e capacità di collaborazione.
Accanto ai loro violini, alcuni strumenti ad arco dell’Orchestra del Mare, costruiti nel laboratorio della Casa di Reclusione di Milano-Opera con il legno delle imbarcazioni utilizzate dai migranti per raggiungere Lampedusa. Legni che portano con sé il dramma dei viaggi, le vite perdute in mare e la sofferenza di chi ha cercato un futuro. Materiali segnati dalla tragedia che, attraverso il lavoro dei detenuti, sono diventati strumenti capaci di generare bellezza.
Don Ezio Molinari, parroco di San Francesco, ha richiamato proprio questo significato. “Questi strumenti sono stati realizzati con legni che vengono dai naufragi di Lampedusa – ha ricordato – e sono stati posti davanti alla comunità quasi come un altare, a custodire la memoria di chi non ce l’ha fatta. Ed ora – ha osservato – legni considerati non buoni ora suonano musiche bellissime”. Una trasformazione che diventa messaggio di speranza: anche nelle vicende più drammatiche dell’esistenza è possibile cercare e far emergere una bellezza nuova.
Nella foto, il vescovo Adriano Cevolotto all’inaugurazione della mostra “Giovanni chiamato Francesco” nella basilica di San Francesco a Piacenza.
Strumenti preziosi per suonare la vita
Nel suo intervento, il vescovo Adriano Cevolotto ha letto il progetto come un’esperienza capace di unire diverse espressioni della creatività umana: la musica, la pittura, la parola, i suoni e l’artigianato. “Dal semplice pezzo di legno – sintetizziamo le parole del presule – che diventa strumento nasce una riflessione sulla persona. Anche ciascuno di noi, nella propria semplicità, può diventare uno strumento prezioso per realizzare grandi ideali: la pace, l’amicizia, la fraternità, il rispetto e un futuro migliore. È il messaggio di San Francesco, una figura che continua ad attraversare i secoli e a parlare al cuore di credenti e non credenti”. Il vescovo ha poi rivolto soprattutto ai giovani un augurio: diventare “strumenti preziosi per suonare la vita”, capaci di dare nuova vita anche a spartiti antichi e di renderli presenti nel nostro tempo.
Una scuola che scopre il talento
Dietro i violini CinqueQuarti c’è un laboratorio nato dalla passione e dalla convinzione che la scuola possa offrire ai ragazzi occasioni concrete per scoprire le proprie capacità.
A raccontarlo è stato Stefano Maggi, docente di matematica, che quattro anni fa aveva avviato con il collega Paolo Michelotti un corso di falegnameria alla scuola Casali. Un istituto professionale con indirizzi commerciali e sociosanitari, ma che ha scelto di credere anche nel valore delle attività manuali. “I ragazzi di oggi – ha spiegato Maggi – hanno poche occasioni per fare esperienze pratiche. Da qui la scelta di accogliere l’invito della Fondazione CinqueQuarti e di avviare un laboratorio di liuteria, un’opportunità bellissima e preziosissima”.
L’esperienza ha coinvolto un gruppo di studenti di diversa provenienza, uniti dal desiderio di imparare. Con la guida del giovane maestro liutaio Leonardo Soldi, sono riusciti a contribuire alla costruzione di due violini ispirati al modello Guarneri, reinterpretati nell’estetica e nella colorazione per il contesto dell’Orchestra CinqueQuarti.
La riflessione conclusiva di Maggi ha il sapore di una piccola parabola educativa: “Nessuno, guardando un albero, può immaginare che al suo interno si trovino i pezzi per un violino bellissimo. Il compito dell’insegnante è proprio questo: guardare gli studenti come alberi, prendersene cura e aiutarli a far emergere il talento che portano dentro”.
I giovani musicisti dell’orchestra CinqueQuarti all’inaugurazione della mostra “Giovanni chiamato Francesco”.
Sessanta ragazzi, un’unica orchestra
Il progetto nasce dall’esperienza musicale di CinqueQuarti, che dal 1° al 12 settembre ha riunito a Piacenza, durante il campus orchestrale, sessanta ragazzi delle orchestre Abreu e Verdi. Sotto la guida dei maestri di Mikrokosmos e del direttore d’orchestra Leandro Gazineo, arrivato da New York e al terzo anno di collaborazione con il campus, i giovani hanno lavorato sulle musiche originali di Giuseppe Di Benedetto.
Un percorso che mette insieme età, storie e competenze differenti. Il bambino che impara a suonare, l’adolescente che scopre il mestiere artigiano, il giovane che si mette a disposizione degli altri: sono passaggi che costruiscono una comunità.
Mario Magnelli, presidente della Fondazione CinqueQuarti, ha ricordato le origini dell’associazione, nata per accompagnare i giovani in una “meravigliosa avventura”, perché l’educazione musicale possa continuare a generare opportunità.
Pace e fraternità, messaggi
di drammatica attualità
La presenza delle istituzioni ha sottolineato il valore civile e comunitario dell’iniziativa.
Mario Dadati, assessore alle Politiche educative del Comune di Piacenza, portando i saluti della sindaca Katia Tarasconi, ha ringraziato gli organizzatori, la rete scolastica, i docenti, i volontari e le famiglie. In una basilica dedicata a San Francesco, ha ricordato come i valori della pace e della fraternità siano oggi “traumaticamente attuali”, di fronte alle tensioni che attraversano il mondo.
La cura della persona e del creato, ha sottolineato, deve diventare una bussola etica per le scelte individuali e collettive. Le trasformazioni climatiche, sociali, economiche e tecnologiche pongono nuove sfide: la fragilità del pianeta, le solitudini, le povertà emergenti, il rischio di esclusione e di disumanizzazione.
Anche Roberta Valla, sindaca di Travo e consigliera della Provincia di Piacenza, ha evidenziato il valore dell’incontro fra arte, musica e formazione, portando i saluti della presidente Monica Patelli. La mostra e il coinvolgimento dei giovani diventano così un’occasione per riscoprire la figura di San Francesco, patrono d’Italia, e la ricchezza delle espressioni artistiche nate dalla sua testimonianza.
Da Piacenza a Calendasco, una mostra diffusa
La giornata del 12 settembre ha inaugurato anche la mostra “Giovanni chiamato Francesco”, allestita nella Basilica di San Francesco. Il percorso espositivo raccoglie le opere dedicate al Santo dall’artista Angelo Antonio Falmi e quelle dei giovani artisti coinvolti nel progetto.
Dal 19 settembre una selezione della mostra raggiungerà il Castello di Calendasco, portando l’iniziativa oltre i confini della città.
Il titolo richiama il passaggio di Giovanni, nome originario di Francesco d’Assisi, a una nuova identità dopo la svolta della sua vita. Una trasformazione assunta come metafora di ogni cambiamento autentico: crescere, aprirsi a una chiamata, diventare ciò che si è chiamati a essere.
Filippo Zangrandi, sindaco di Calendasco, ha ricordato la collaborazione avviata nei mesi scorsi per celebrare l’anniversario francescano. Nel Piacentino, la Basilica di San Francesco a Piacenza e la chiesa di Boscone Cusani, frazione di Calendasco, rappresentano un legame particolare con il Santo.
Il 3 ottobre, a Boscone Cusani, sarà presentato un progetto di rigenerazione urbana della piazza, accompagnato dal concerto di un gruppo di ragazzi dell’orchestra CinqueQuarti. Una nuova piazza dedicata a San Francesco, segno della stima e dell’affetto della comunità.
