Auguri Antonio, il decano dei diaconi piacentini
Auguri ad Antonio Artusi, il diacono permanente decano della fraternità diaconale della diocesi di Piacenza-Bobbio: oggi, 20 giugno, spegne 95 candeline. Ai confratelli diaconi che attraverso la figlia Elisabetta gli hanno fatto pervenire gli auguri, Antonio risponde con un messaggio vocale pieno di gioia e gratitudine. “Sono sereno, nelle mani di Dio, cerchiamo di andare avanti con questo ritmo. La gioia non ci abbandonerà mai”, sottolinea con voce squillante.
L’amicizia degli altri diaconi
Originario di Cortemaggiore, da qualche anno si è trasferito a casa della figlia a Fiorenzuola dopo la morte dell’amata moglie Marisa e sente forte il legame con gli altri diaconi tenuto vivo in particolare da coloro che svolgono il servizio nel capoluogo della Val d’Arda. Giuseppe Frati, Aurelio Corda e Fausto Fermi vanno a trovare Antonio regolarmente. “È un servizio prezioso – ci spiegava Antonio durante una visita nel 2023, fatta proprio insieme agli altri diaconi fiorenzuolani – anzittutto perché mi portano l’Eucaristia e poi perché attraverso la loro amicizia e la loro compagnia sento vicina la comunità diaconale”.
Da Cortemaggiore a Piacenza per Coldiretti
Antonio Artusi non si perdeva un ritiro mensile ad Olmo, quando la comunità diaconale era seguita da mons. Carlo Tarli, che lo “pescò” quando – arrivando in città prestissimo, da vicedirettore della Coldiretti – era solito iniziare la giornata passando per una preghiera in chiesa, al Corpus Domini. Una vita super attiva, tra Piacenza – nel quarantennale incarico in Coldiretti – e la sua Cortemaggiore, come segretario di zona dell’associazione degli agricoltori e consulente del lavoro libero professionista (e orgogliosamente ancora iscritto all’albo).
Il cuore a “Corte”
Il cuore di Antonio – non lo nasconde e ce lo aveva confidato quando siamo andati a trovarlo – è rimasto a Cortemaggiore. Per anni ha gestito la segreteria parrocchiale: ricorda i sacerdoti che si sono succeduti, a partire allo storico parroco don Domenico Pozzi, che resse la comunità dal ‘49 al ‘77 prima di partire missionario in Kenya. Indimenticabili gli allora “curati” don Cesare Ceruti, poi parroco in città in San Giovanni in Canale, e don Luigi Bergamaschi, lo stesso che, da parroco a Fiorenzuola, ha giocato un ruolo chiave nel cammino di Aurelio e Fausto. E di incontri è disseminato anche il percorso di Antonio, guidandolo su strade che non aveva contemplato.
“Mi avevano dato tre mesi di vita”
Orfano di mamma a 40 giorni, ha una decina d’anni quando viene accompagnato dal parroco don Cesare Mariani al seminario minore degli Scalabriniani. “Io pensavo proprio che sarei diventato sacerdote missionario: avevo quasi finito gli esami, mi mancava un annetto all’ordinazione, quando mi ammalo gravemente”. Bronchite, polmonite, pleurite e il temuto tifo nero, contagiosissimo. Di solito, di quella malattia si muore. Gli danno tre mesi di vita. Invece ce la fa. Ma viene rispedito a casa, con la lettera che, vista la fragilità fisica, decreta: “inadatto allo studio”. Un giudizio che a distanza di oltre settant’anni, ancora non gli va giù. “Il Signore mi ha fatto capire la sua volontà a volte usando la mano un po’ pesante… Ma ho imparato a fidarmi”.
Diacono tra gli anziani: “Ora capisco”
Il matrimonio lungo e felice con Marisa – “non abbiamo mai litigato una volta!” -, la nascita delle figlie Maria Teresa ed Elisabetta, un lavoro che gli piace e gli permette di assicurare un futuro ai suoi cari, la nascita del nipote Riccardo. E la fede come fil rouge mai interrotto, fino alla chiamata – attraverso don Tarli – al diaconato permanente, nel 1996.
Oltre all’impegno in parrocchia, a Cortemaggiore, per undici anni, Antonio fa servizio tra gli anziani del “Vittorio Emanuele” al fianco di don Pio Ferrari. “Mi occupavo di animazione religiosa: in una sala, con una ventina di ospiti, parlavo del Vangelo, guidavo la preghiera, li facevo cantare. Era bello perché le inservienti portavano anche gli anziani in carrozzina. Allora a me sembrava poca cosa. Invece loro mi aspettavano: «ma il diacono quando viene?», chiedevano. Ora capisco quanto sia prezioso”.
La preghiera per gli amici diaconi
Se forte è il legame con i diaconi della diocesi di Piacenza, tante anche le amicizie con i sacerdoti. Tra le più recenti, in particolare, quella con don Giancarlo Plessi ai tempi della guida della comunità di Besenzone e, oggi, a Fiorenzuola, il parroco don Giuseppe Illica e mons. Gianni Vincini.
Oggi il “lavoro” di Antonio è la preghiera, per i diaconi di lungo corso e per chi da poco ha iniziato il ministero o si prepara a viverlo. “Ricordo sempre ai miei amici diaconi: non pregate per voi stessi, ma per gli altri. Piuttosto, pregate di fare la volontà di Dio: lui sa quel che è meglio per noi”.
