Dieci chiese “più sicure” grazie al Pnrr e al gioco di squadra. Il 20 un convegno per presentare gli interventi
Sabato 20 giugno la diocesi presenterà tutti gli interventi di miglioramento sismico effettuati negli ultimi anni grazie ai fondi del Pnrr. I cantieri hanno riguardato dieci chiese con importi compresi tra 90mila e 2,8 milioni di euro: in totale i finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) “atterrati” nella diocesi di Piacenza-Bobbio hanno raggiunto la cifra di 14,5 milioni di euro, coprendo al 100% i costi. Un’opportunità straordinaria e unica che ha permesso alla curia di effettuare lavori urgenti per la sicurezza e la tutela di beni architettonici di pregio, difficilmente realizzabili con le sole entrate “ordinarie”.
“Chiese più sicure”
La diocesi ha potuto operare solo sull’antisismica, unico aspetto consentito dalla linea di finanziamento del Pnrr. “Oggi abbiamo chiese più sicure per chi le frequenta – spiega l’architetto Manuel Ferrari, direttore dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici – grazie agli interventi svolti è stato possibile prevenire eventuali crolli, evitando così anche la perdita parziale di edifici importanti per la nostra storia e identità. Alcune parti avevano criticità legate alle poche manutenzioni svolte negli anni, che avrebbero potuto causare danni anche in assenza di un terremoto: in certe situazioni la pioggia aveva già danneggiato delle parti di edificio e il perdurare delle intemperie le avrebbe deteriorate ancora di più fino a causare crolli. L’occasione, quindi, è stata preziosa per rendere più sicuri gli immobili ma anche per fare una manutenzione straordinaria che da tanti anni mancava e che non sarebbe stata possibile in altro modo se non con questi fondi così importanti del Pnrr”.
L’ordine di priorità per l’utilizzo dei fondi Pnrr
Gli interventi si sono conclusi tutti entro il termine e verranno illustrati sabato mattina alle 9 al Palazzo vescovile. Nonostante l’ingente contributo, che la Diocesi ha saputo ottimamente utilizzare, restano tuttavia diversi interventi nell’agenda di Ferrari. Alcune situazioni di degrado sono emerse proprio grazie ai cantieri, tante altre potrebbero essere ancora sconosciute.
“La finalità principale di questi interventi era il miglioramento sismico – precisa l’architetto – dunque, sia per la tipologia consentita sia per l’entità dei contributi, non abbiamo potuto affrontare tutte le problematiche”. Ferrari fa l’esempio della Cattedrale, che è stata interessata da un cantiere da 2,5 milioni. “Abbiamo risolto le situazioni più critiche – dice – ossia la navata centrale, il transetto nord e il campanile. Le navate centrali e le absidi hanno ancora il tetto in cemento armato, ma il budget non bastava a fare tutto”. La valutazione delle priorità si è basata su criteri precisi, “attraverso la modellazione sismica gli ingegneri ci hanno indicato dove bisognava intervenire con maggiore urgenza”.
I “campanelli d’allarme”
Durante i cantieri sono emersi alcuni problemi fino a quel momento ignoti. “C’è stata la possibilità di salire nei sottotetti, indagare i materiali, fare le verifiche dei legni e svolgere indagini strumentali e di laboratori – rivela Manuel Ferrari – così abbiamo scoperto situazioni che ci mettono un «campanello d’allarme». Restano poi altre settecento chiese nella Diocesi di cui non conosciamo con precisione lo stato di conservazione dei tetti. Gli interventi terminati ci incentivano a mettere in moto una campagna conoscitiva e diagnostica più approfondita per entrare nel merito delle singole problematiche”. Sui “campanelli d’allarme”, come li definisce Ferrari, bisognerà intervenire con risorse ordinarie che arrivano dall’8×1000 alla Chiesa cattolica e dal Ministero della Cultura, che però “ci consentono di fare circa otto interventi all’anno, che concentriamo prevalentemente sul rifacimento dei tetti e sul consolidamento delle murature. È difficile pensare di risolvere integralmente i problemi di una chiesa, peraltro i restauri non sono mai definitivi perché necessitano di essere rinnovati periodicamente”.
Come vengono decisi gli interventi?
La programmazione, ci spiega Ferrari, è triennale e si basa principalmente sulle domande che arrivano dalle parrocchie. “Se si verifica un’urgenza, se cade un mattone da un campanile o si apre una voragine su un tetto, la programmazione viene rivista in base alle urgenze”. Si parla però in ogni caso di criticità puntuali: “nell’ordinario, difficilmente si riescono a realizzare interventi come quelli svolti negli ultimi due anni”.
Pnrr e gioco di squadra
Per riuscire a realizzare progetti di questa portata – ricordiamo, in due anni si è intervenuti in dieci chiese “gestendo” contributi per 14,5 milioni – c’è bisogno di tante menti e tante braccia. Oggi, a lavori ultimati entro il “gong” (non era così scontato), si può dire che la “macchina” guidata dalla Diocesi e giunta a destinazione grazie a un lavoro coordinato di tecnici e istituzioni, ha funzionato perfettamente. “Il merito è di tutti coloro che hanno lavorato a questa filiera estremamente complessa – afferma l’architetto Ferrari – a partire dai Responsabili unici dei procedimenti (Rup) e proseguendo con i tecnici, i professionisti che hanno verificato i progetti, le imprese che hanno eseguito i lavori, la Soprintendenza che è stata molto celere a rilasciare le autorizzazioni e a svolgere i sopralluoghi, fino alla vigilanza. Tutti hanno operato con convinzione, passione e motivazione. Un peso importante l’ha avuto la burocrazia: parliamo di migliaia di documenti da produrre, un’attività intensa e pesante per il nostro ufficio. Ma la voglia di far bene e di finire nei tempi ci ha permesso di arrivare al traguardo. È stato un efficace gioco di squadra”.
