Assunta e Virgen del Cisne: Maria, ponte tra i popoli e le culture
di Riccardo Tonna  
17 Agosto 2026

Assunta e Virgen del Cisne: Maria, ponte tra i popoli e le culture

 

La solennità dell’Assunta si è intrecciata, nella cattedrale di Piacenza, con la festa della Virgen del Cisne, particolarmente cara alla comunità dell’Ecuador presente in città e in un territorio che arriva fino a Lodi. Una celebrazione che ha riunito lingue, volti, tradizioni e sensibilità diverse, trasformando il Duomo, gremito di fedeli, in un’immagine concreta di quella Chiesa universale nella quale nessuna cultura può sentirsi padrona dell’altra.
Davanti alla statua dell’Assunta e a quella della Virgen del Cisne, il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la celebrazione, proponendo nell’omelia una riflessione forte che ha interrogato il modo con cui oggi guardiamo alla storia, al futuro e persino alla nostra identità.

Il Magnificat, un canto che cambia la prospettiva

Al centro della riflessione del vescovo è risuonato il Magnificat, il canto con cui Maria riconosce l’opera di Dio nella propria vita e nella storia.

Maria parte dalla sua umiltà, da una ragazza apparentemente piccola e insignificante agli occhi del mondo, e proprio da quella piccolezza Dio fa nascere una storia di salvezza. Nel Magnificat vengono capovolti i criteri del potere umano: Dio guarda gli umili, rovescia i potenti dai troni e innalza gli ultimi. Essere “credenti del Magnificat” – per mons. Cevolotto – significa allora imparare a riconoscere questa presenza di Dio nella storia, senza lasciarsi ripiegare sulla sventura e sulla morte.

 

 

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Un momento della messa in occasione della festa dell’Assunta in Cattedrale a Piacenza.

L’eurocentrismo: un “potere” da ridimensionare

Poi l’omelia ha assunto una particolare forza, anche alla luce della presenza della comunità ecuadoriana. San Paolo parla di “principati, potenze e forze”, destinati a essere ridotti al nulla. Per mons. Cevolotto non si tratta soltanto di poteri visibili: sono anche mentalità, modelli culturali e forme di pensiero che finiscono per condizionare il modo in cui guardiamo il mondo.

Tra queste, il vescovo ha indicato con chiarezza anche la presunzione eurocentrica, cioè l’idea che l’Europa possa considerarsi la misura universale della cultura, della fede e del pensiero.

La stessa celebrazione in cattedrale mostrava, invece, un volto diverso del cristianesimo. Tradizioni, lingue e culture differenti non erano una minaccia, ma una ricchezza. “La cultura cristiana europea – sintetizziamo le parole del vescovo – è essa stessa il risultato di secoli di incontri, scambi e contaminazioni: un vero e proprio “meticciato”. L’identità, dunque, non è qualcosa di immobile da difendere come un bene esclusivo. È dinamica, cresce attraverso gli incontri, talvolta anche attraverso gli scontri, e si arricchisce quando accetta di guardare la realtà da prospettive differenti. Anche la nostra fede – ha concluso mons. Cevolotto – può diventare più ricca quando impariamo a guardarla con gli occhi di altre Chiese, di altri popoli e di altre culture”.

 

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Lo scambio della pace alla messa in Cattedrale per la festa della Virgen del Cisne.

La Virgen del Cisne pellegrina: la Madre in casa

Al termine della celebrazione, un momento particolarmente significativo ha coinvolto la comunità dell’Ecuador. Una rappresentante ha presentato al vescovo una piccola statuetta della Virgen del Cisne, chiedendone la benedizione. L’immagine inizierà ora un pellegrinaggio molto particolare: di casa in casa, di famiglia in famiglia. L’iniziativa, chiamata “La Madre in casa”, vuole portare la presenza della Vergine nelle abitazioni delle famiglie ecuadoregne. È stato predisposto un registro per organizzare le visite: la statuetta resterà una settimana presso ogni famiglia che desidererà accoglierla. Mons. Cevolotto ha accolto con gioia la richiesta, richiamando il gesto di Maria che, dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo, si mette in cammino verso la casa di Elisabetta, sottolineando che, con questa iniziativa, Maria entrerà nelle famiglie per portare il messaggio di Gesù.

 

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La statua della Virgen del Cisne in Cattedrale a Piacenza.

La Chiesa Madre ci apre le porte

Un ringraziamento sentito è arrivato da padre Salvatore Mazzitelli, scalabriniano e cappellano delle comunità latinoamericane di Piacenza. Il sacerdote ha anzitutto espresso la gratitudine della comunità dell’Ecuador alla Chiesa Madre di Piacenza, che anche quest’anno ha aperto le proprie porte per accogliere la festa della Virgen del Cisne. Un grazie particolare è stato rivolto a mons. Cevolotto, chiamato con affetto “Padre Pastore”, per la sua presenza e per aver presieduto la celebrazione. Padre Mazzitelli ha ricordato anche il desiderio, diventato realtà, dell’iniziativa “La Madre in casa”, sottolineando come la benedizione del vescovo abbia accompagnato questo percorso.

 

La danza e la processione per la Virgen del Cisne

La festa è proseguita fuori dalla cattedrale. La statua della Virgen del Cisne è stata portata all’esterno del Duomo, dove ballerini, in costume tradizionale, hanno offerto una danza in suo onore. Colori, musica e movimenti hanno dato forma a una fede vissuta anche attraverso la cultura e le tradizioni di un popolo. Poi la processione ha ripreso il cammino verso la Casa Madre degli Scalabriniani di via Torta, accompagnando la Virgen nel cuore della comunità latinoamericana.

È stato così un Ferragosto profondamente mariano, ma anche un segno di fraternità. L’Assunta e la Virgen del Cisne, due immagini della stessa Madre, hanno riunito davanti all’altare una grande assemblea  fatta di storie differenti, ma unite nella fede.