«Let’s go!»: c’è un po’ di San Giuseppe Operaio nella parole del Papa ai giovani
di Redazione  
11 Agosto 2026

«Let’s go!»: c’è un po’ di San Giuseppe Operaio nella parole del Papa ai giovani

 

“«Go!» Andate! O meglio ancora: andiamo! «Let’s go!» Ai margini, dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignità e i sogni di molti, di troppi figli e figlie di Dio”: Leone XIV il 6 agosto, festa della Trasfigurazione, ha incontrato ad Assisi 2.500 giovani, credenti e non credenti,  tra i 18 e i 33 anni in occasione del “GO! Franciscan Youth Meeting” per gli 800 anni della morte di San Francesco.
A loro ha indirizzato l’invito “Let’s go!” che è anche il nome dell’oratorio della parrocchia di San Giuseppe Operaio in viale Martiri della Resistenza a Piacenza: “Let’SGO”, con un semplice adattamento linguistico per ricordare il nome della parrocchia, SGO, cioè San Giuseppe Operaio. Il nome venne individuato dalla sua prima coordinatrice, Elena Galli.

Il ruolo di un oratorio

“Ci sarebbero tanti motivi – commenta il parroco don Federico Tagliaferri – che potrebbero indurre i giovani a fermarsi, a rinunciare in modo rassegnato riguardo alla vita e al futuro, come avrebbero voluto fermarsi sul monte della trasfigurazione i discepoli che erano con Gesù. Forse era anche il tentativo di evitare tutte o tante difficoltà che poi puntualmente si sono presentate, ma la vita rivela il suo valore anche attraverso le difficoltà che si è chiamati ad affrontare «scendendo a valle», scegliendo di vivere con coraggio e con forza tutta la vita per come si presenta”.

“Non esistono luoghi – aggiunge – in cui la Chiesa vuole separarci dal mondo, nemmeno un oratorio ha questo obiettivo. Quanto quello di aiutare a sviluppare un senso critico, una capacità di giudizio e la disponibilità a mettere ciò che si è al servizio degli altri. Il «let’s go» di papa Leone, risuona forte come un incoraggiamento, dopo aver messo in guardia dai pericoli e dalle tentazioni di oggi. Non è un «andate», ma un «andiamo», che richiama la bellezza della famiglia che è la Chiesa, senza il timore di farsi accanto in modo particolare a coloro che hanno bisogno. Questo invito, che richiama il nome del nostro oratorio «Let’SGO» lo sentiamo un’esortazione particolare soprattutto nella direzione dell’essere operatori di pace e della fiducia che siamo chiamati a riporre in Cristo”.

Il mandato del Papa ai giovani

“Cari giovani, oggi l’Europa e il mondo intero cercano in voi nuovi santi”: è questo il mandato del Papa, al termine dell’omelia del primo Romano Pontefice della storia, a memoria dei frati francescani, che ha celebrato l’Eucaristia nella basilica di Santa Maria degli Angeli.

“La ragione per cui San Francesco, ottocento anni dopo la sua morte, ci attrae ancora, sta nella magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù”. Così il Papa ha riassunto il segreto del fascino di Francesco: “La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli”. 

Nei drammi di questo nostro tempo

“Diventate umani con la libertà di Gesù Cristo, abbracciate sorella povertà”, fuggendo, come ha fatto San Francesco,  la “tentazione di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”. “Si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a San Francesco”, ha ammesso Leone: “Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera”. 

Costruire la civiltà dell’amore

“Fidarsi di Dio è ritrovare, come Francesco e Chiara, un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare”.

“Votatevi, cari giovani, alla civiltà dell’amore”, come gli “innumerevoli operatori di pace anche oggi impegnati a servire la vita nei più tragici scenari di morte”: “Unite le migliori energie della vostra magnifica umanità attualizzando in modi diversi la visione di Francesco”, l’invito al popolo giovane. Poi la lettura della “preghiera semplice” attribuita a San Francesco, che Leone ha attualizzato così: “Signore, fa che io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare, di essere compreso, quanto di comprendere, di essere amato, quanto di amare. Poiché è nel donare che si riceve, nel dimenticare sé stessi che si ritrova sé stessi, nel perdonare che si è perdonati, nel morire che si risuscita a vita eterna”.

Andare controcorrente

“Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace”, dicendo no alla guerra e al “pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo”, la prima risposta del Papa alle domande dei giovani, incontrati davanti alla Porziuncola prima del saluto in privato ai Ministri delle tre famiglie francescane: bisogna “andare controcorrente”, come fanno da sempre i figli di Francesco, “lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione”: “Da San Francesco, imparate la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo”. Il silenzio “è il contrario della guerra”, il riferimento al Capitolo delle Stuoie di ottocento anni fa, che assomiglia ai sacchi a pelo di oggi, in un tempo in cui “la tecnologia disabitua a stare insieme, con persone in carne ed ossa”. “Il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario”, l’altro riferimento alla biografica del santo di Assisi:

“Il Signore non mi ha mai lasciato solo”

“Decidere per sempre non ci rinchiude in una gabbia, ma ci apre a un dinamismo più grande”, ha spiegato Leone XIV, che ha fatto riferimento anche alla sua esperienza personale: “Il Signore non mi ha mai lasciato solo. Nella vocazione ad essere sacerdote, membro della comunità agostiniana, missionario, ho trovato come una luce che mi ha guidato fino ad oggi, fino a quando ho dovuto dire «sì» a una chiamata tutta speciale: quella ad essere Papa”.

Non dominare, ma servire

Nelle nostre città, “piene di muri invisibili”, discriminazioni e disuguaglianze  “possono finire subito, appena ci riconosciamo fratelli e sorelle”, perché “quella dei cristiani è una forza diversa da quella dei grandi della Terra”, che “cercano visibilità e sovrastano gli altri”.  Francesco ci ha insegnato a “non dominare, ma servire; non afferrare, ma ricevere; non trattenere, ma restituire: è la vita di Dio che ripara la Chiesa e la rende un popolo libero, un luogo di respiro e di salvezza”. Per condividere il desiderio del Signore, ha concluso il Papa, “non serve mostrarci migliori di come siamo. Occorre riconoscere e lasciare agire Gesù Risorto nella nostra vita, nella storia di tutti noi”.