Rezzanello ricorda la «sua» suor Leonella
Rezzanello ricorda la beata suor Leonella Sgorbati. Sarà il carddinal Giorgio Marengo, prefetto Apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia, a presiedere la messa a Rezzanello in vista del ventennale dell’uccisione in Somalia della missionaria riconosciuta martire “in odium fidei” e proclamata beata nella Cattedrale di Piacenza nel 2018.
Rezzanello ricorda suor Leonella
Ogni anno, ad agosto, Rezzanello ricorda la sua missionaria, che qui vide i natali il 9 dicembre del 1940. Quest’anno l’appuntamento è lievemente anticipato per consentire la partecipazione del cardinal Marengo, missionario della Consolata, lo stesso istituto della religiosa partita dalla Val Luretta. Invitato dal parroco mons. Giuseppe Busani, celebrerà la messa delle ore 16. Il giorno successivo farà rientro in Mongolia dopo un periodo di impegni in Italia.
Per l’occasione verrà anche inaugurato un “mistadello” in onore della beata Leonella, sistemato a cura degli alpini, segno dell’affetto che gli abitanti di Rezzanello ancora nutrono per lei.
In Kenya dal 1970
«Il mio andare in Somalia è la risposta a una chiamata: tu Padre hai tanto amato la Somalia da donare il tuo figlio. E io dico con Lui: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue donato per la salvezza di tutti. Signore possiedimi e ama Tu in me». Così scriveva nel 2002, agli inizi della sua missione di pendolare tra Nairobi, in Kenya, e Mogadiscio, suor Leonella Sgorbati.
Nata a Rezzanello il 9 dicembre 1940, Leonella – al secolo Rosa Maria – a 10 anni con la famiglia si trasferisce a Sesto San Giovanni, nel Milanese. Entra nell’Istituto della Consolata a vent’anni e, dopo un periodo di studi in Inghilterra, approda in Kenya nel 1970. Passerà in Africa 36 anni, come infermiera, ostetrica e direttrice di scuole per infermieri.
La chiamata in Somalia
Quando accetta la proposta dell’ong “Sos Villaggio dei Bambini” nel 2001 di avviare una scuola per infermieri anche a Mogadiscio, sfida lo scetticismo di molti. Riesce non solo a farla partire, ma ad ottenere il riconoscimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Però non è un’ingenua: sente crescere attorno a sé l’ostilità dei fondamentalisti, che non vedono di buon occhio la suora che passa tanto tempo con i giovani. Temono ne approfitti per fare proselitismo. Suor Leonella, invece, crede nel dialogo tra fedi e culture. «Dove c’è paura – ripete – non c’è amore».
Le ultime parole: perdono, perdono, perdono
Il 17 settembre 2006 è investita da una raffica di mitra mentre sta tornando a casa dopo le lezioni. Per proteggerla, trova la morte Mohamed Mahamud, la sua guardia del corpo: il sangue di una consacrata cristiana e di un padre di famiglia musulmano mescolati insieme, vittime entrambi di un cieco fanatismo. Una profezia per i nostri tempi, come le ultime parole di suor Leonella: «perdono, perdono perdono».
