Quando il presepe fa aprire le porte di casa
La crisi economica li ha colpiti, ma Rosario e Rita, che si sono conosciuti tra le macerie del terremoto del 1980, non perdono la speranza, né la voglia di accogliere chi desidera ammirare la loro Natività
Hanno impastato cinque chili di farina per preparare lo “sfincione”, la tipica pizza palermitana che la tradizione associa alla festa dell’Immacolata. E la cucina per tutto il pomeriggio ha sfornato frittelle per i tanti visitatori che l’8 dicembre hanno fatto tappa a I Bersani di Gropparello per ammirare i presepi allestiti dagli abitanti della piccola frazione lungo le strade e nelle corti.
La crisi economica non ha tolto la speranza né la voglia di tenere aperte le porte di casa a Rosario Piazza e Rita Garofalo.
Lui siciliano di Partinico, lei lucana della provincia di Potenza, dal 2004 vivono sulle colline della Val Vezzeno. Sono saliti al Nord perché Rosario, di professione tappezziere e con competenze di falegnameria, aveva trovato lavoro in una ditta che collaborava con la Atlantis, l’azienda di barche che però nel 2012 ha chiuso la sede di Sariano di Gropparello. Le domande di impiego inviate in ogni dove non hanno dato risultato. L’età non aiuta e nemmeno la professionalità, in tempi in cui alla qualità si preferisce il risparmio.
Ma Rosario e Rita non si arrendono. Sarà perché il germoglio della loro famiglia è spuntato tra le rovine del terremoto del 1980 che devastò l’Irpinia e la Basilicata – Rita era una degli sfollati, Rosario un soldato dell’esercito che per due mesi è stato inviato nelle zone colpite dal sisma -, ricostruire non li spaventa. La voglia di lavorare c’è, l’esperienza pure e qualche impiego temporaneo qua e là li aiuta ad andare avanti.
La passione per il presepe di Rosario è metafora del loro modo di affrontare la vita, anche nelle difficoltà: ogni anno si smonta e si riparte, rimettendo alcuni pezzi, reinventandone altri, e tenendo fisso unicamente il Bambin Gesù da deporre nella mangiatoia solo ed esclusivamente la notte del 24 dicembre.
Una passione nata da bambino in Sicilia
Il presepe a casa Piazza occupa metà della sala e richiede mesi di lavoro. “Prima iniziavo dopo le feste dei morti e dei santi, e ci lavoravo la sera e nel fine settimana, ora ho più tempo, ma l’ho sempre fatto con passione, non mi è mai pesato anche quando arrivavo da una giornata di dieci ore in cantiere”, ci spiega Rosario.
Il colpo di fulmine con l’arte presepistica è scattato da bambino. “I soldi erano pochi, in casa avevamo un presepe piccolo e giusto quattro pecorelle”. È lì che Rosario ha cominciato ad ingegnarsi e a provare a realizzare lui stesso case, oggetti, perfino piante e fiori per ideare una rappresentazione della Natività capace di stupire, tra giochi d’acqua, di luce e movimenti meccanici delle statuine. I personaggi soltanto non sono di produzione casalinga. Il pezzo più antico è di gesso ed ha almeno sessant’anni, un cimelio di famiglia. Altri – come i soldati romani o la biga – sono stati acquistati in un negozio di modellistica, in alcuni casi modificati perché fossero il più possibile in sintonia con le caratteristiche di una guarnigione dell’Impero in terra palestinese.
“Non sono andato a scuola, ho imparato da solo, provando e perfezionando a seconda dell’ispirazione”. Rosario ci mostra ad esempio alcune case in stile mediorientale che hanno un rivestimento delle pareti in rilievo, ottenuto dopo vari tentativi. O la cesta di pane accatastata vicino alla statua del fornaio. “Una volta questi particolari non si trovavano in commercio e li realizzavo da solo”.
“Vogliamo condividere l’essenza del Natale”
Il presepe per Rosario e Rita è anche occasione di accoglienza, di incontro. È la cosa che stupisce di più i visitatori della mostra di presepi a I Bersani. Il fatto che facciano entrare in casa persone estranee, per quanto in un contesto “protetto”, essendo soprattutto famiglie con bambini a popolare il piccolo borgo in questo periodo per ammirare le Natività e i personaggi a figura intera che trasformano il paesino in una sorta di presepe diffuso.
“In Sicilia è normale invitare amici e parenti a vedere il presepe. Arriva gente dal quartiere. Si fa festa insieme. È un modo per condividere l’essenza del Natale, che il presepe rappresenta”. I più entusiasti, neanche a dirlo, sono i bambini, curiosi di capire come si può arrivare a costruire una cascata col getto d’acqua e il mulino con la pala che gira. Lo “sfincione” e le frittelle di Rita invece – che a Partinico faceva la cuoca in un ristorante – hanno conquistato gli adulti.
Dietro la cura di un presepe e di un piatto casalingo offerto a chi non si conosce c’è molto di più. È forse questo che attira, a I Bersani come nelle altre località dove il presepe torna ad essere protagonista delle feste natalizie. E non solo per tradizione.
Barbara Sartori
Articolo pubblicato a pag. 23 dell’edizione di giovedì 22 dicembre 2016
