28 Settembre 2015

“Io mi condannavo, l’amore di Dio mi ha guarito”

“Io mi condannavo, l’amore
di Dio mi ha guarito”

L’attrice Beatrice Fazi: dal male di vivere alla gioia della fede

Era già stata ospite della Festa della Famiglia nel 2011 e proprio in quell’occasione la città di Piacenza le aprì un’opportunità speciale: “galeotto fu l’incontro con Vincenzo e Clementina Nembrini – racconta la popolare attrice Beatrice Fazi, durante l’intervista con Barbara Sartori domenica pomeriggio sul palco di piazza Cavalli – perché attraverso di loro ho potuto conoscere il fratello Franco, studioso di Dante, che mi ha fatto l’onore di scrivere la prefazione del mio libro. L’ho scritto di getto in Quaresima; ogni giorno facevo un’ora di meditazione e gli esercizi ignaziani. Ho rivelato me stessa come non avevo mai fatto prima”.

La libertà sta nell’obbedire

Beatrice ha scritto, e scrivendo ha gettato la maschera: è riuscita a liberarsi della sua storia difficile, per condividerla con gli altri e lanciare un messaggio di speranza. Anticipando qualcosa del libro “Un cuore nuovo: dal male di vivere alla gioia della fede”, l’attrice ha raccontato del suo difficile percorso di avvicinamento al Signore, in cui ci sono state due tappe importanti. “Da giovane ero tormentata da un’inquietudine profonda, volevo amare ed essere amata, ma pretendevo di essere io il Dio della mia vita, di sapere cosa fosse bene e cosa male. Ho avuto problemi alimentari, sono passata da un fidanzato sbagliato all’altro. Poi un giorno d’agosto del Duemila, mentre io e il mio fidanzato – ora marito – Pierpaolo – finalmente uno giusto, affidabile! – giravamo spensierati per Roma in moto, ci siamo imbattuti in alcuni Papa boys venuti per il Giubileo. L’incontro di sguardi con uno di loro mi ha fatto trovare quel tesoro che io ancora non avevo conosciuto, quell’amore erogatorio e gratuito che è solo di Dio e che ti fa pensare di essere in cammino verso qualcosa di meraviglioso. Ancora però non ero in pace con me stessa: mi sentivo in colpa perché non meritevole di questo affetto”.

“Attraverso il libro – ha proseguito Beatrice, rivelando qualcosa che nel 2011 non era ancora pronta a raccontare – ho tirato fuori quella che pensavo fosse la mia colpa imperdonabile, cioè l’avere abortito quando avevo 20 anni. Sono rimasta incinta di un uomo più vecchio di me, con cui c’era stato un rapporto occasionale. Solo grazie alla confessione con un sacerdote ho capito che Dio mi aveva già perdonato e che d’ora in poi la mia libertà sarebbe stata nella sua obbedienza. Sì – ribadisce – non c’è libertà più grande che quella di essere al servizio del Signore”.

Matteo e Maddalena

Portare per l’Italia la sua storia di rinascita è una missione per Beatrice. “Così, quando ho ricevuto la telefonata per partecipare all’edizione 2015 della Festa della Famiglia, ho subito accettato e con marito e quattro figli siamo partiti col treno”, afferma sorridendo. A Piacenza ha portato anche quel bimbo abortito che nel suo cuore ha sempre amato e ricordato. “Una sera autunnale di pioggia, mentre aspettavo in chiesa in silenzio, incontrai un sacerdote con cui iniziai a chiacchierare e gli raccontai la mia storia. Alla fine mi disse che, se avessi voluto, avrei potuto battezzare quella vita che avevo ucciso ma dalla quale ora stavo ricevendo una nuova opportunità, perché di sicuro quel bimbo stava pregando per la sua mamma e aveva preparato il mio ritorno a Dio. Decisi di dargli il nome Matteo, che è il patrono della mia città, Salerno. Per questo oggi sono grata a Papa Francesco e alla decisione espressa nella bolla di indizione del Giubileo di estendere ai sacerdoti la possibilità di concedere il perdono alle donne che hanno abortito”.
Il libro inizia col grido di un bimbo non nato e si conclude con quello di Maddalena, venuta al mondo il 22 luglio: una grazia inaspettata dopo due aborti spontanei, concessa, secondo la Fazi, per intercessione di Natuzza Evolo, mistica calabrese di cui è in corso il processo di beatificazione. Beatrice era stata a portare la sua testimonianza a Paravati e qui le era stato detto che sicuramente il suo desiderio di maternità sarebbe stato accolto. “Una mattina mi sono trovata un nodo sul rosario d’argento che porto sempre al collo: è il segno con cui mamma Natuzza benedice i suoi figli spirituali”.

Maranatha

“Sia fatta la volontà del Signore, qualunque essa sia”: è ciò che chiede Beatrice per la sua vita e quindi anche per la sua carriera. “In tanti dicono – rivela – che è necessario scrollarsi di dosso il ruolo precedente, nel mio caso quello di Melina della fiction «Un medico in famiglia». Ma perché? Questo personaggio mi ha dato l’occasione di portare il libro nelle parrocchie italiane, in cui sono stata accolta con calore e simpatia”. Certo, quattro figli sono poco conciliabili con il lavoro di attrice: “Maranatha («Vieni Signore Gesù» in ebraico, ndr) – ; sarà quello che il Signore ha scelto per me”.

Camilla Quagliaroli

Articolo pubblicato sull’edizione di venerdì 25 settembre 2015

GQ persone e storie
14 Marzo 2017
La crisi economica li ha colpiti,ma Rosario e Rita, che si sono conosciutitra le macerie del terremoto del 1980,non perdono la speranza, né la vogliad...
GQ persone e storie
14 Marzo 2017
Ilaria Cella nel 2005 era sul bus 30in cui si fece esplodere un terroristaa Londra. La sua vita l’ha dovutaricostruire pezzo dopo pezzo: “portavola Me...
GQ persone e storie
14 Marzo 2017
Storia di Emanuela, affetta da sclerosi multipla da oltre 20 anni Paolo e Lella sono un corpo e un’anima sola. Le loro mani si sfiorano con tenerezza,...