19 Aprile 2016

Nella vita, come sul “Cammino”, ci vuole il coraggio del primo passo

Pietro Scidurlo, a Santiago di Compostela in handbike: “non accettavo la mia disabilità, 
adesso aiuto gli altri ragazzi a capire che la vita non finisce perché siamo in carrozzina”

“Non sono partito per Santiago perché volevo essere il migliore, ma perché desideravo diventare un Pietro migliore”.
Pietro Scidurlo ha 37 anni e la carica positiva di chi ha scoperto che la vita bisogna giocarsela fino in fondo, prendendosi il tempo di assaporare le piccole cose e di condividerne il gusto con gli altri.

A sentirlo al telefono – mentre in treno da Somma Lombardo sta andando a Montecatone in quel di Imola per il turno mensile di volontariato come “consulente alla pari” al centro di riabilitazione per persone con gravi lesioni spinali (“faccio vedere ai ragazzi che la vita non finisce perché siamo in carrozzina”) – sembra lontano anni luce dal Pietro arrabbiato e in perenne lotta con se stesso di pochi anni fa.
Non nasconde che, nella sua vita, c’è stato un “prima” e un “dopo”.
La cesura è il Cammino di Santiago, che ha percorso in handbike nel 2012.

Adesso non solo Pietro sta bene nei suoi panni e sulla sedia a rotelle – è paraplegico dalla nascita – ma ha voluto far tesoro della sua esperienza attraverso l’associazione “Free Wheels Onlus” e il progetto “Santiago per tutti”. 

“Non è roba per me”

“Ho sempre creduto che nella vita esistano fili invisibili destinati a intrecciarsi”, ci spiega Pietro ripensando a com’è nata la sua avventura sul Cammino di Santiago.

“Ero un ragazzo difficile, non accettavo la mia disabilità e questo mi portava a tratti ad essere anche violento. Non ero la persona che volevo essere e nonostante cercassi disperatamente – credo sia questo il termine più azzeccato – la mia strada, non riuscivo a trovarla. Come la pallina impazzita di un flipper, le provavo tutte, eppure non arrivavo mai a raggiungere la felicità che vedevo negli occhi delle persone che mi stavano accanto”.

Durante un lungo ricovero ospedaliero, la sorella Chiara gli regala il romanzo di  Coelho “Il Cammino di Santiago”.
“Ero famoso per non essere una cima sui libri… Lo metto sul comodino. Lo guardo. Lo prendo. Lo rimetto sul comodino. Lo leggo fino in fondo. Il libro – in pochi lo sanno – non parla del pellegrinaggio, ma di un percorso interiore dell’autore. E infatti, anche dopo la lettura, non sapevo nulla di San Giacomo né del cammino spirituale collegato al Santo”.

Uscito dall’ospedale, Pietro si ritrova a un pranzo dove conosce un ragazzo – “diventerà uno dei miei più cari amici” – appena tornato dal Cammino.“Dovresti farlo, potrebbe aiutarti”, gli dice.
“Ma è una di quelle robe che ha a che fare con la religione? No, non fa per me”, risponde secco.
“In modo silente, questa cosa inizia a lavorarmi dentro. Finché un giorno due amici mi fanno: dai, vieni con noi a fare il Cammino di Santiago. Non volevo essere il migliore, ma volevo essere migliore di com’ero. Sentivo che in qualche modo quel viaggio mi avrebbe cambiato la vita”.


La lezione del Cammino

Compra una handbike, si prepara per due anni. A una settimana dalla partenza, gli amici danno forfait.

“Avevo già prenotato il treno per Lourdes e da lì avrei deciso come arrivare a Bayonne e a Saint Jean Pied de Port nei Paesi Baschi. Dentro di me era tutto molto chiaro”.
Pietro sarebbe partito anche solo – “toglietemi tutto, ma non la mia autonomia” -, si ritrova degli inaspettati compagni di viaggio: i genitori, Tiziana e Bartolomeo, e un amico di origini galiziane invitato last minute.


Free Wheels, ruote libere

“Sono di quei ragazzi – spero tanti – che hanno dei valori e la famiglia per me è un valore indiscutibile. Mia mamma ogni tanto mi tira le orecchie perché passo da una ragazza all’altra – ride – ma il giorno che dirò «sì» sarà per sempre. Ci credo e sarà così. Sono stato cresciuto con la convinzione che, se credi in qualcosa, ci devi credere fino in fondo e hai il dovere di combattere con i denti. Lo stesso è stato con il Cammino. Io sono partito per me: dopo tanti viaggi della speranza tra i dottori, era il viaggio dell’accettazione, un cerchio che si chiudeva. Solo dopo ho maturato l’idea che, aiutando me, potevo aiutare anche gli altri. Forse – mi son detto – ci sono persone che hanno bisogno dell’esperienza che ho fatto: avevo trovato la mia strada”.

Fonda l’associazione “Free Wheels Onlus”, “ruote libere”.
Prende forma l’impresa della guida “Santiago per tutti” scritta con Luciano Callegari e pubblicata nel 2014 da Terre di Mezzo, che lo porterà altre due volte sul Cammino.
I pellegrini con disabilità che si sono presentati per la Credenziale nel 2014 erano 11; nel 2015 sono saliti a 115. “Mi piace pensare che sia anche grazie al nostro progetto”.

Pietro la libertà l’ha sempre cercata. Ha coltivato la passione per la vela, è passato all’handbike.
Dopo una parentesi agonistica, sceglie la filosofia del “camminare lento” legata alla riscoperta delle grandi vie di pellegrinaggio medievali.
“Vincere, nella vita, vuol dire andare oltre la bandiera a scacchi. Tutti abbiamo la nostra disabilità da superare, i nodi irrisolti con noi stessi. Io sono qui a dire che si può. Ma ci vuole il coraggio del primo passo”.


Tocca alla Francigena

La prossima sfida è dietro l’angolo.
A Pasquetta affronterà la Via Francigena, passando per Piacenza il 29 marzo. Le tappe saranno accompagnate da incontri pubblici per spiegare il progetto di una “Francigena per tutti”. E magari trovare anche qualche sponsor per portarlo a termine.

“Camminare ti fa capire che non basti a te stesso, che hai bisogno dell’aiuto degli altri, anche degli sconosciuti, e che anche tu puoi dare una mano. Ti fa capire che è nelle cose semplici che si trova la felicità: la gioia dell’ombra dopo che il sole ti ha bruciato la testa, il riscaldarsi con una bottiglia di acqua calda sulla cima dei Pirenei… Nello zaino della nostra vita ci mettiamo troppo spesso cose inutili. Io avevo riempito il mio di paure e non c’era posto per altro. Man mano che ho iniziato a camminare, me ne sono liberato”.

Barbara Sartori

Articolo pubblicato sull’edizione di venerdì 19 febbraio 2016

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