Borgotrebbia. Una comunità che vuol “dare fastidio”
Una comunità
che vuol “dare fastidio”
C’era una volta Tobruk: viaggio a Borgotrebbia, dove l’oratorio è baluardo di incontro e attività.
Don Pietro Cesena: la prima missione è l’evangelizzazione. Aiutiamo i giovani a prendersi responsabilità sociali.
Una parrocchia viva “fa politica” nel senso più ampio del termine
Continuiamo il nostro viaggio all’ombra del campanile nei quartieri cittadini. Su questa edizione facciamo tappa a Borgotrebbia e alla parrocchia dei “Santi Angeli Custodi”.
Un quartiere che si riconosce nei suoi due centri di formazione e aggregazione più importanti – la scuola e la parrocchia -, che ha archiviato la fama di zona politicamente “rossa”e operaia della città, e che si sente pronto ad affrontare le sfide del futuro.
Borgotrebbia vista dagli occhi della parrocchia e della sua guida, don Pietro Cesena, è una comunità che si rispecchia in alcuni luoghi che le danno identità.
“Sono arrivato in questa parrocchia nel 2001, all’inizio del terzo millennio, in un momento in cui non c’erano più conflitti politici, e certe ideologie venivano abbandonate – ricorda don Pietro -. La cooperativa, luogo sociale storicamente molto attivo nel quartiere, era andata in crisi: gli spazi, costruiti con l’impegno e dedizione di tanta gente, erano diventati una sala Bingo. Da quel momento di grandi cambiamenti, la parrocchia si è proposta come centro di aggregazione per il quartiere”.
Un quartiere che ha visto, nel corso degli ultimi decenni, aumentare la sua residenzialità, soprattutto verso il casello dell’autostrada.
“Si diventa membri della comunità – spiega don Pietro – quando si passa dalla scuola e dalla parrocchia: sono questi i veri centri di formazione che promuovono il confronto e l’incontro”.
Sul territorio sono presenti anche la squadra di calcio della Spes e il circolo del tennis.
Qualche tradizione di vita in comune, con l’andare degli anni, è venuta meno. “Sicuramente in altri periodi storici c’era più solidarietà. Quando moriva una persona gli abitanti della via raccoglievano offerte per aiutare la famiglia. Non c’erano sbarre alle finestre, tutti lasciavano aperte le porte di casa – annota don Cesena -. Un po’ di criminalità si avverte, anche se è un quartiere più facile da controllare rispetto ad altri. Purtroppo è cresciuto anche qui il virus dell’individualismo, ma almeno ci si conosce, ci si saluta e la domenica la gente viene a piedi a messa conversando”.
Oratorio sempre aperto
“La chiesa e la parrocchia hanno ancora un significato – continua don Pietro – e capita che a messa vengano persone anche da altre zone. Siamo qui per aiutare le famiglie cristiane ad approfondire la loro fede e quella dei figli. La prima missione è l’evangelizzazione. Poi ci siamo sviluppati per diventare un punto d’incontro e accoglienza: l’oratorio è sempre aperto nei pomeriggi, è un luogo di riferimento per anziani, giovani, mamme, famiglie”. L’oratorio è associato al Csi e conta tra i 600-700 iscritti.
“Da un anno – prosegue don Pietro – abbiamo aperto uno spazio, in un fabbricato preso in affitto qua vicino, fuori dalla parrocchia: è un centro d’ascolto e aiuto psicologico-pedagogico. Si fanno attività sociali, un corso di economia domestica giunto alla seconda edizione (vedi articolo a pagina 16, ndr) e il doposcuola”.
Le mamme in difficoltà
La parrocchia comprende anche la chiesa di Camposanto vecchio. Alla Beata Vergine Maria del suffragio ogni mercoledì mattina, dalle 8.30 alle 10, nella cripta, il parroco approfondisce la Parola di Dio con i laici.
Il complesso adiacente alla chiesa, completamente ristrutturato così come l’edificio sacro, ospita grazie all’impegno della Onlus “Le querce di Mamre” appartamenti per donne in difficoltà che vogliono portare a termine la gravidanza. Un appartamento è abitato da una famiglia che garantisce una presenza costante e il controllo dell’andamento della casa. “Ora disponiamo di due appartamenti autonomi con due mamme che hanno appena partorito”.
In più la parrocchia s’impegna a sostenere economicamente, con un sussidio mensile, altre mamme con problemi economici: tra il 2014 e il 2015 sono state aiutate 12 persone. “In più – spiega don Pietro – diamo assistenza psicologica a ragazze madri e madri single, che si scambiano esperienze tra loro per aiutarsi”.
Radicati nella società
Il catechismo è alle prese con 180 bambini e ragazzi, tra la prima Elementare e la seconda Media. “Abbiamo ben tre gruppi tra la terza Media e le Superiori che si ritrovano il venerdì sera con i catechisti e i genitori. Si è creato un bell’ambiente e possiamo contare su 70 giovani-adulti universitari e lavoratori che rimangono in parrocchia”. L’oratorio è anche la sede del “Gruppo Famiglie”, composto da 25 coppie con i figli. Molta attenzione è riservata ai neosposi. Borgotrebbia ospita sei Comunità neocatecumenali, circa 190 persone tra giovani e adulti, oltre a condividere con la parrocchia della “Sacra Famiglia” un gruppo scout.
Non mancano persone che si prestano per l’assistenza agli ammalati. Non esiste un vero e proprio gruppo Caritas, ma gruppi che s’impegnano in varie attività, persone che fanno del quartiere un luogo dal volto umano. “Non ci sono grandi palazzoni, le vie sono strette e la gente s’incontra per forza. Con il dilagare dei centri commerciali però ha chiuso l’ultimo negozio di alimentari – fa notare don Cesena -. Il Comune o lo Stato dovrebbero capire l’importanza sociale dei negozi di vicinato”.
Don Pietro, insieme ai suoi parrocchiani, in passato si è anche scontrato con la politica su alcune questioni: l’ultima è la vicenda del Biogas. “Questa parrocchia darà sempre un po’ di fastidio alla città: non sarà mai una parrocchia spenta. Uomini e donne che crescono con la consapevolezza della propria dignità danno sempre un po’ di fastidio al potere. Qua facciamo politica, nel senso più largo del termine. Le Sentinelle in piedi sono nate in questa parrocchia, per fare un esempio. Stiamo pensando a scuole per difendere i nostri figli dalla dittatura dell’ideologia gender, a cui ci opponiamo fermamente. Nella formazione – puntualizza – ci impegniamo per aiutare i giovani a diventare adulti responsabili, capaci di assumersi anche responsabilità sociali, per poi viverle secondo l’antropologia cristiana. Cerchiamo di accompagnarli nella fase delicata della scelta della propria professione”.
L’unione tra parrocchie
Tra le sfide che il futuro impone, con il calo di vocazioni e il ridisegnarsi della struttura della diocesi, ci sarà anche l’unione tra i “Santi Angeli Custodi” e la “Sacra Famiglia”.
“Diventerà un’unica parrocchia – prova a delineare un quadro don Pietro -. Come questo avverrà, non lo sappiamo. L’importante è che questo resti sempre un luogo di accoglienza, che, quando qualcuno arriverà, si senta a casa e ritorni volentieri. In futuro le parrocchie non potranno più essere solo luoghi dove vive e opera il sacerdote; saranno spazi vissuti dalle famiglie e dai giovani. La parrocchia – conclude don Pietro – è la casa della gente”.
Filippo Mulazzi
A frequentare la parrocchia dei “Santi Angeli Custodi” ci sono anche tanti non residenti
“Qui ho fatto esperienza di Chiesa”
Un “passaparola” che dà vita a una comunità, con una forte identità, in un quartiere che in molti casi non è neanche quello di residenza. Un tempo era la cooperativa il luogo d’incontro della zona: giovani e meno giovani facevano politica ma giocavano anche a carte, conversavano e passavano il tempo insieme.
Ora il fulcro del quartiere è la parrocchia dei “Santi Angeli Custodi”, una sorta di sportello sempre aperto per gli abitanti di Borgotrebbia. Con gli anni il fervore politico – apertamente impegnato a favore del Partito Comunista Italiano – si è affievolito, sono sorte nuove abitazioni, si è affermata – a livello di classi sociali – la media borghesia e le famiglie numerose sono diventate un po’ meno frequenti. Incastrato tra la ferrovia, l’autostrada Piacenza-Torino e i fiumi Trebbia e Po, il quartiere ha visto cambiare molte cose. Se un tempo, per un sacerdote, questo angolo di città poteva risultare problematico, ora la parrocchia è un luogo di preparazione alla vita familiare e professionale.
“MI SONO SENTITO ACCOLTO, ORA RICAMBIO”. “La parrocchia dei Santi Angeli Custodi – ci racconta la sua esperienza il 33enne Gianluca Croce – è soprattutto un luogo d’accoglienza. Visto che mi sono sentito ben accolto in questo contesto, ho pensato di ricambiare. Abito dall’altra parte della città e dopo la Cresima mi ero molto allontanato dalla Chiesa. Aver scoperto questa parrocchia e le sue attività ha segnato il mio ritorno alla fede”. E così Gianluca, per ricambiare, ha deciso di impegnarsi nel ruolo di catechista. “Seguo un gruppo di terza Media, sono una ventina di ragazzi – dei settanta complessivi – appena reduci dalla Cresima. Frequentare un luogo del genere credo che sia molto formativo: hanno l’occasione di ampliare lo sguardo sulla vita e su loro stessi. Neanche in famiglia, a scuola o con gli amici – fuori di qui – potrebbero trovare così tante risposte e porte aperte”.
Gianluca non è il solo “forestiero” a vivere una realtà distante da casa sua. “Vengono in molti anche dalle zone della Bassa grazie al passaparola, perché anche loro si sentono ben accolti”. Dalla scorsa primavera Gianluca, con altri giovani, ha dato vita all’associazione “L’Albero di noci”. “Organizziamo una scuola calcio per bambini gratuita rivolta alle famiglie che non possono permettersi l’iscrizione in una società sportiva – spiega -. Il progetto, in collaborazione con alcune realtà calcistiche cittadine, è confermato anche per quest’anno. La nostra è un’operazione per lo più sociale ed educativa che si svolge sul campo da calcio dell’oratorio”.
“A CHI È IN CRISI DICO: VIENI A BORGOTREBBIA”. Anche Raffaella Montanari è impegnata nell’attività di catechismo. “ Mi piace molto stare con i bambini, perciò da sei anni accompagno i più piccoli, di prima Elementare, fino alla Comunione”.
Raffaella, che abita da sempre a Borgotrebbia col marito e i figli, si è allontanata dalla Chiesa dopo la Cresima. “La mia famiglia non era praticante e mi ero un po’ persa. Avevo instaurato legami affettivi sbagliati, vissuto lunghi periodi di solitudine durante una mia permanenza all’estero. Dal 2005 ho trovato il mio cammino qua ai Santi Angeli Custodi (fa parte della 2ª Comunità neocatecumenale, ndr). Il Signore mi ha messo a nudo davanti ai problemi e mi ha perdonato. Per questo mi sento di restituire questo percorso ad altri, per aiutare a sentirsi amati e liberi”.
Il segreto della vitalità della parrocchia è per Raffaella la capacità di far sentire le persone protagoniste. “C’è un passaparola che si diffonde, una contaminazione: le persone vengono, si trovano bene e diffondono l’esperienza in giro per la città, e così le volte dopo si presentano ancora più persone. Quando qualche amico o conoscente mi espone i suoi problemi, mi sento di dire: «Vieni a Borgotrebbia». E non penso di essere la sola”.
F. M.
Se una parrocchia di città
ne adotta una di montagna
È partita da Borgotrebbia la rinascita dell’antica pieve di Verdeto, “una cittadella dello Spirito”
(fm) “La parrocchia di Verdeto, un borgo ristrutturato a 30 chilometri da Piacenza, è diventata una sorta di cittadella dello Spirito: un luogo antico, che rischiava di essere perduto, a cui abbiamo ridato vitalità. Ora è la sede di tanti nostri incontri spirituali”. Così don Pietro Cesena descrive l’antica pieve di Verdeto, di epoca romanico-gotica.
È il marzo 2009 quando viene nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Tommaso apostolo in Verdeto, piccola frazione nel Comune di Agazzano: s’impone l’obiettivo di impedire la dispersione del patrimonio della pieve e garantire la conservazione di questo nucleo storico religioso paleocristiano.
Scongiurata la vendita della canonica nuova – messa sotto la protezione della Beata Vergine Maria del Suffragio nel 1962 da don Silvio Anelli – sono iniziati i lavori di pulizia e ristrutturazione. Ad eseguirli, i parrocchiani di Verdeto e gli amici della parrocchia dei Santi Angeli Custodi di Borgotrebbia che hanno fondato l’associazione “Amici dell’antica pieve di Verdeto”.
LE RADICI PRIMA DEL MILLE. Le prime notizie dell’arcipretura della pieve sono del 1123, ma la sua fondazione è molto più antica, senz’altro antecedente l’anno 1000. Nel 1123 il Vescovo Arduino ne aveva fatto dono alla Cattedrale di Piacenza. Il 15 luglio 1132 un atto di Papa Innocenzo II elenca tra i beni della Cattedrale otto pievi e tra queste Verdeto con tutte le sue cappelle, esentandola però dal versamento delle decime perché le rendite della pieve di Verdeto erano sin da allora assai modeste.
Verso la metà del ‘700 la chiesa venne completamente rimaneggiata: venne inserito l’altare maggiore in marmo policromo e decorata la copertura della volta e delle pareti del presbiterio. Gli affreschi, di eccezionale fattura e qualità sono fatti risalire alla scuola dei Bibiena e costituiscono un esempio di decorazione prospettica veramente molto rara.
UN AIUTO PER MANTENERLA VIVA. La pieve è così rinata. La struttura può ospitare fino ad oltre 30 posti letto. Nel corso di questi anni si sono svolti numerosi ritiri spirituali dei ragazzi della parrocchia di Borgotrebbia e di altre parrocchie e alcuni campi scout.
Nella chiesa è stato rimosso un altare degli anni ’80, valorizzato l’altare barocco del Seicento e ripristinato un fonte battesimale del Cinquecento. È stato realizzato inoltre un anfiteatro in pietra da cui si ha una panoramica su tutta la vallata e restaurati due antichi medaglioni raffiguranti Sant’Antonio Abate e Maddalena Penitente.
L’antica pieve di Verdeto ha bisogno di sostegno per continuare a crescere e diventare un luogo di umanità. Per contribuire è possibile effettuare una donazione sul conto aperto presso l’agenzia del Credito Valtellinese, via XXIV Maggio 144 a Piacenza. IBAN: IT85S052161260000 0000000268.
Servizio pubblicato sull’edizione de “il Nuovo Giornale” di venerdì 30 ottobre 2015
