«L’Uganda ti entra nel cuore»: mons. Salvucci in visita ad Africa Mission
Ci sono incontri che rafforzano una comune visione di Chiesa e di missione, ed è stato così il 1° luglio, quando l’arcivescovo di Pesaro e Urbino, monsignor Sandro Salvucci, ha visitato la sede di Africa Mission – Cooperation and Development ETS a Piacenza, accompagnato da don Sandro De Angeli, sacerdote fidei donum della sua diocesi e assistente spirituale di Africa Mission, oggi impegnato nel Community Development Centre di Moroto, in Uganda.
L’Antonino d’Oro 2026
Ad accoglierli è stato il direttore dell’organizzazione, Carlo Ruspantini. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto sui progetti in corso e sulle nuove prospettive di collaborazione in Uganda, dove Africa Mission continua a operare nel solco dell’intuizione di don Vittorio Pastori, “don Vittorione”, che nel 1985 volle dare vita a quello che ancora oggi è il cuore operativo dell’organizzazione a Moroto.
La visita è stata anche l’occasione per condividere la gioia per il conferimento ad Africa Mission del Premio Antonino d’Oro 2026, prestigioso riconoscimento assegnato dalla diocesi di Piacenza-Bobbio, che sarà consegnato il 4 luglio nella basilica di Sant’Antonino. Un premio che riconosce una presenza fedele e generosa accanto alle popolazioni del Karamoja, costruita in decenni di servizio. Monsignor Salvucci e don De Angeli hanno quindi fatto visita al vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Adriano Cevolotto.
Don Sandro De Angeli.
Mons. Salvucci: il mal d’Africa
Ma è soprattutto l’esperienza vissuta in Uganda a riempire il cuore dell’arcivescovo. Un viaggio che, come racconta nella video intervista rilasciata a Il Nuovo Giornale, gli ha permesso di toccare con mano il valore della missione e il bene seminato ogni giorno da Africa Mission.
“Ho conosciuto Africa Mission all’inizio del mio ministero episcopale – racconta – grazie ai tanti laici impegnati e soprattutto attraverso don Sandro De Angeli, sacerdote della nostra diocesi che ha scelto di dedicare gli anni della sua maturità al servizio della Chiesa di Moroto. Da lì è nato il desiderio di vedere con i miei occhi questa realtà”.
Quel viaggio ha lasciato un segno profondo. “Anch’io ho provato il “mal d’Africa” – confida mons. Salvucci – una sensazione che avevo già sperimentato anni fa in Burundi. In Uganda ho incontrato un popolo giovane, povero, ma tutt’altro che rassegnato. Ho visto persone che guardano al futuro con dignità e speranza”.
Ciò che più lo ha colpito è stata la gratitudine della popolazione verso Africa Mission. “Ovunque emerge una riconoscenza sincera per una presenza che dura da tanti anni”.
Le opere, però, parlano con la concretezza dei fatti. I progetti promossi dall’organizzazione accompagnano le comunità a diventare protagoniste del proprio sviluppo, rispettandone cultura e tradizioni. Agricoltura, formazione, risparmio e microcredito sono strumenti attraverso i quali si costruisce un futuro.
Mons. Salvucci in Uganda.
Il grazie del vescovo Salvucci all’8xmille
Monsignor Salvucci ricorda con particolare soddisfazione un progetto agricolo sostenuto anche grazie ai fondi dell’8xmille della Conferenza Episcopale Italiana. “Alcuni giovani hanno avviato una piccola impresa agricola. Oggi producono, vendono i loro raccolti e sono arrivati perfino ad assumere altri lavoratori. È il segno che lo sviluppo è possibile quando si investe sulle persone”.
Tra le immagini che non dimenticherà c’è quella di alcuni giovani intenti a irrigare un grande campo riempiendo secchi d’acqua da una pozza. “Di fronte a quella fatica – racconta – ho deciso di finanziare una pompa meccanica per l’irrigazione. Quando poi mi hanno inviato le fotografie della pompa in funzione, ho provato una piccola gioia. È bello vedere come anche un contributo semplice possa migliorare concretamente la vita di tante persone”.
Il pozzo
Se c’è però un’esperienza che ha cambiato il suo modo di guardare il mondo, è quella legata all’acqua. Durante il viaggio ha partecipato all’inaugurazione di un pozzo donato da un’associazione di Pesaro. “La gioia dei bambini, delle donne e degli uomini del villaggio era indescrivibile. In quei volti ho capito quanto l’acqua significhi vita”.
Un’immagine che si è intrecciata con un ricordo ancora più lontano, risalente a una missione in Burundi nel 2009, quando vide una ragazza trasportare per lunghi tratti l’acqua necessaria a riempire il serbatoio della stanza in cui era ospite.
“Da allora – racconta – ho imparato a non sprecare l’acqua. Ogni volta che apro un rubinetto penso a quelle persone. Nel Karamoja l’acqua è davvero un bene prezioso e insostituibile”.
Acqua ed educazione
Acqua ed educazione. Sono queste, secondo mons. Salvucci, le due grandi ricchezze che Africa Mission continua a offrire alla popolazione ugandese. Da una parte i pozzi, indispensabili per vivere e coltivare la terra; dall’altra la formazione, che permette alle nuove generazioni di costruire il proprio futuro senza dipendere dagli aiuti. Per questo il suo invito alle comunità cristiane è duplice. Da un lato sostenere concretamente i progetti dell’organizzazione, contribuendo alla realizzazione di pozzi, iniziative educative e percorsi di sviluppo; dall’altro lasciarsi provocare da quanto accade nelle periferie del mondo.
Mons. Salvucci: la consegna che ci lascia Africa Mission
“Africa Mission – conclude l’arcivescovo Salvucci – non ci chiede soltanto di dare qualcosa. Ci aiuta anche a cambiare il nostro modo di vivere. Ci educa alla solidarietà, alla sobrietà, a uno sguardo più attento sulle disuguaglianze. È un’esperienza che arricchisce chi riceve, ma anche chi sceglie di condividere”.
È forse questo il dono più grande della missione: ricordare che il Vangelo si fa credibile quando diventa incontro, prossimità e speranza concreta. E che un pozzo, un campo irrigato o una scuola possono diventare i luoghi dove la carità continua a generare futuro.
