Meringhe, biscotti e crackers salati grazie al lavoro di chi è in difficoltà ma è in cerca di nuove opportunità e di essere accompagnato nel mondo lavorativo. Sono i prodotti da forno nati nel nuovo laboratorio di “Prossima fermata”, il punto vendita di frutta e prodotti provenienti da Aziende del territorio a Cadeo. Il progetto che prende vita dalla Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio, punta a sostenere persone in situazioni di svantaggio economico e sociale e a far loro apprendere nuove competenze, attraverso l’inserimento in ambito agricolo e dei servizi.
“Il laboratorio di prodotti da forno ha aperto in via sperimentale nel tempo natalizio – spiega Maria Grazia Porcari, operatore sociale della Caritas diocesana – ed è reso possibile grazie al lavoro di operatori sociali, volontari del servizio civile e persone inserite in tirocini formativi, tra i quali anche una persona accolta nella Casa delle misure alternative di Cadeo”. “Al tempo stesso puntiamo a diffondere una nuova economia attenta al percorso produttivo, ai lavoratori, alla qualità e al biologico e a creare nuove opportunità di inserimento lavorativo – sottolinea Francesco Millione, responsabile del progetto per Caritas-. Il laboratorio di prodotto da forno oggi è ancora un progetto in itinere ma puntiamo di aprirlo in primavera”.
Il punto vendita da marzo scorso è aperto nei giorni di lunedì, giovedì e sabato dalle ore 10 alle ore 13, ed è possibile trovarvi ortaggi e uova prodotti all’interno dei progetti Caritas ma anche quelli che provengono da realtà piacentine affini per valori. Inoltre, nel laboratorio di trasformazione attivo da primavera scorsa, prendono vita composte di frutta, marmellate, sottoli e succhi di frutta.
Il 24 dicembre Babbo Natale è arrivato in bicicletta all’imbocco bobbiese dell’ex ponte di Barberino crollato nella piena del 14 settembre 2015. Portava un regalo ai ciclisti: la rassicurazione della ricostruzione del viadotto. Babbo Natale era impersonato da una sessantina di ciclisti, così vestiti, che, incuranti del freddo e della gelida pioggerella, si sono ritrovati per dare corpo a una scenografica rappresentazione dell’esigenza di riavere il ponte. Tra loro anche due grandi campioni: Giorgia Bronzini, piacentina, e Pinetto Morandi, bobbiese. Sono stati rassicurati dal sindaco di Bobbio, Roberto Pasquali: “Ogni promessa è debito. Subito dopo il crollo mi impegnai per la sua ricostruzione. Ora, superati intoppi dovuti al carattere monumentale del viadotto, posso comunicare che entro il 2022 un nuovo ponte, capace di sostenere l’intero traffico (non solo di biciclette e pedoni) sarà transitabile”.Le tavole del progetto sono state poi dispiegate al pubblico con l’aiuto del progettista, ing. Aldo Galleti, e dell’assessore ai lavori pubblici, Gian Battista Castelli. Decisive sono state le 1200 firme raccolte in men che non si dica dopo l’appello di Francesco Marchionni, subito consegnate al presidente della Regione, Stefano Bonaccini. La mancanza del ponte non concede alternative all’attraversamento della gola del Barberino. Tutti, ciclisti, automobilisti e motociclisti sono costretti a passare nella buia galleria, col rischio dei primi di essere urtati dai mezzi in corsa e dei secondi di neppure vederli.
Il complesso del Barberino
I vantaggi della ricostruzione del ponte non si fermano qui. L’orrido di Barberino è un richiamo turistico importante per il territorio. Al di là della sua bellezza mozzafiato, è interessante sotto il profilo geologico. E’ stato teatro di rilevanti eventi storici. E’ legato a antiche leggende popolari. Sono gli ammassi rocciosi ofiolitici (pietra serpente, per il colore cangiante) a rendere così straordinario il paesaggio. Accende l’immaginazione sapere che sono brandelli del fondo dell’antico oceano ligure-piemontese portati in superficie da sconvolgimenti tellurici, susseguitisi dal Giurassico (200 milioni di anni fa, l’epoca dei dinosauri per intenderci) a oggi. Il complesso del Barberino è stato da sempre riferimento per la determinazione di confini. E’ la porta naturale che divide il territorio piacentino da quello bobbiese. Un tempo vi era annessa una dogana di cui, nei pressi, rimangono tracce più o meno integre. La grotta di San Colombano di Barberino è nota per essere luogo dotato di proprietà taumaturgiche ove Colombano si ritirava in preghiera e meditazione. La sua citazione più antica risale al 1287. Una nicchia nella roccia contenente una statuetta di San Colombano lungo la panoramica strada, ora impraticabile, che congiungeva Bobbio a Mezzano Scotti, inaugurata dal vescovo Pietro Zuccarino nel 1951, ricordava la frequentazione da parte del Santo. La nicchia c’è tuttora, ma la statuetta di San Colombano è stata sostituita da una Madonnina. Una delle leggende più note circa il Barberino, del tutto incurante del fatto che i protagonisti distino tra loro qualche secolo, riguarda la sfida tra S. Antonino e S. Colombano impegnati a determinare il confine delle loro giurisdizioni. Il turismo non può che essere valorizzato dalle storie dei luoghi. L’Orrido di Barberino ne ha da raccontare!
“Rispondo di amarlo anche io quando mio marito mi avvisa di avermi parcheggiato la macchina. È ovvio che preferirei un mazzo di rose ma so che quello è il suo modo per dire che mi ama.” Con queste parole e con quel suo accento a metà tra il perugino e il romano, la giornalista e scrittrice Costanza Miriano giovedì 9 dicembre nel salone parrocchiale dei Santi Angeli Custodi ha mosso tutti al riso. Invitata a Borgotrebbia dal parroco don Pietro Cesena per parlare del ruolo del femminile e di come poter ristabilire l’alleanza, oggi in crisi, tra l’uomo e la donna. È necessario imparare a tradurre il linguaggio dell’altro, soprattutto se parliamo dell’altro sesso. La vita di coppia è una continua traduzione: di risposte, atteggiamenti, mimiche facciali, silenzi, azioni, toni. “Un uomo esprime l’affetto con gesti di servizio e utilità. Spesso usa il linguaggio verbale solo per comunicare lo stretto necessario” dice Costanza. Noi donne, per esempio, dobbiamo metterci in testa di non poter fare il resoconto dettagliato della nostra giornata al marito appena tornato da lavoro e già sul divano. Gli ideali romantici sulla vita coniugale sono destinati a svanire al contatto con la realtà non perché questa sia sempre deludente rispetto a sogni e aspettative, ma per il semplice fatto che l’altro non è mai come vorremmo che fosse. L’altro non è sbagliato ma solo diverso, non ci appartiene, non possiamo controllarlo né manipolarlo. A tal proposito, la giornalista, riprendendo un’espressione di papa Giovanni Paolo II, parla di solitudine originaria. Non esiste una coppia perfetta poiché ciascuno di noi si porta dietro la ferita del peccato. Ci sarà sempre nel nostro cuore un punto che il nostro mortale compagno di cammino non riuscirà a raggiungere mai. Solo uno è in grado di riempirci l’innata voragine: Dio. “Il fatto è che, essendo liberi, sta unicamente a noi decidere di farci guardare, determinare e riempire da Lui oppure dagli uomini. Solo il Suo sguardo e consenso però mette ordine a tutte le cose” ricorda.
Io non sopporto – fa sapere la Miriano – tutto questo gran discutere oggi di uguaglianza e parità tra i sessi. Non riesco ad immaginare due esseri più diversi e distanti da un maschio e una femmina. La differenza, oltre ad essere una ricchezza, è palese e la mia famiglia ne è l’esempio. Mio marito ed io siamo il sole e la luna: io parlerei anche dormendo mentre lui, se mi risponde non a gesti ma a monosillabi devo già ritenerla una grande vittoria giornaliera. Ho due figli maschi e due gemelle e, pertanto, lascio immaginare a voi il gioco di opposti che prende quotidianamente forma in casa mia. Anni di battaglie civili hanno portato la parità e, secondo me, è ora invece il caso di chiedere la differenza. Io non voglio avere gli stessi identici diritti degli uomini; ne vorrei altri ben diversi, adatti alle esigenze di mogli e madri di famiglia. Quando parlo di sottomissione nella vita di coppia – prosegue la scrittrice – non mi riferisco all’emancipazione o a tutte quelle cose che hanno a che fare con il femminismo. Per come la intendo io, la sottomissione è la scelta di noi donne di circoncidere i nostri istinti di controllo e formattazione dell’uomo e metterci al servizio della vocazione. Sottomettersi significa aiutare l’altro a fare il bene, a compiere il suo destino, sostenerlo e supportarlo affinché sia più se stesso. Significa cercare di essere più come Maria che come Eva, cioè più donna consegnata che istintiva.
Alla domanda su che cos’è il matrimonio Costanza Miriano risponde che si tratta di un cammino di conversione e sforzo reciproco che dura tutta la vita e in cui si va verso una carne sola. Per camminare insieme è necessario che moglie e marito siano alleati, ossia che si fidino l’uno dell’altro. Come potersi sennò dividere i compiti nell’educazione dei figli? Quanto al come (ri)trovare l’alleanza tra uomo e donna – conclude – uno è il modo: chiedere a Dio. Pregare senza stancarsi e senza pensare di stancare Lui. Affidargli tutte le croci e consegnarli il nostro cuore e la nostra storia. Capire che non capiamo e che sbagliamo mira. Conservare in noi la realtà che stiamo vivendo senza giudicare. Dio è un corteggiatore paziente e cortese che non si impone ma che vuole essere invocato. Ecco perché ci mette croci, limiti e difficoltà; sa che è attraverso questi che noi lo cercheremo. Mette sul cammino di ognuno di noi le cose che ci permettono di essere salvati.
È partita la campagna di tesseramento per il 2022 della Pubblica Assistenza e Soccorso “Valtrebbia” di Travo. Costretta a rinunciare ai tradizionali momenti di aggregazione di fine anno, a causa del Covid, la pubblica rilancia ugualmente la sua attività per l’anno nuovo. Il presidente Fiorenzo Bonetti ha comunque inviato una lettera a tutti i volontari per ringraziarli dell’impegno straordinario profuso in questo 2021, ricordando i dati dell’impegno. In particolare, sono stati oltre 500 gli accompagnamenti di cittadini privati, disabili, non autosufficienti, anziani o soggetti con fragilità sociosanitarie presso presidi ospedalieri e studi medici per terapie, visite o esami clinici. Circa 400 sono stati poi i servizi per i dializzati, un migliaio i trasporti interospedalieri in convenzione e quasi 400 gli interventi di emergenza 118. Sono state ricordate anche le 25 giornate in totale di lavoro a Bologna e Piacenza per dare un supporto a realtà in difficoltà per l’emergenza pandemica e la decina di coperture straordinarie di turni notturni per far fronte alla sospensione del servizio di emergenza a Rivergaro, in aggiunta alla copertura in convenzione 118 tutti i giorni dalle 8 alle 20 e la notte del sabato.
Infine, novità importante di quest’anno è stata la formazione in tema di protezione civile di un gruppo di volontari della Pubblica travese, che oggi può contare su una trentina di operatori di protezione civile pronti a intervenire su scenari comunali, regionali e nazionali. Inoltre, i mezzi dell’associazione nell’insieme hanno percorso più di 200mila chilometri con un aumento di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. Non a caso nel 2021 è stata acquistata e inaugurata una nuova ambulanza: sempre maggiori infatti appaiono le necessità di un territorio sempre più caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e da una presenza turistica estiva davvero importante. È sempre necessario anche un sostegno economico, basato su offerte liberali, per garantire i trasporti degli anziani e degli non autosufficienti. Ora si attendono forze fresche anche sul fronte del volontariato.
“Inclusione e protezione, con un occhio al mondo femminile: questi gli asset da potenziare”. Confcooperative Piacenza sta partecipando al lavoro ai tavoli provinciali per progettare il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Lo fa con interesse per un “sociale a favore dei più deboli”, declinato attorno ai tre grandi settori decisi del Pnrr: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Riguardo all’inclusione sociale, le tre priorità principali individuate dal Pnrr sono la parità di genere, la protezione e la valorizzazione dei giovani e il superamento dei divari territoriali. “Per questo – interviene Stefano Borotti, direttore generale di Unicoop - abbiamo formulato 17 proposte progettuali, che intendono coinvolgere l’intero terzo settore (oltre alla cooperazione sociale quindi anche le associazioni ed il volontariato), con la decisa volontà di affiancare, portando un’esperienza locale, lo Stato e gli enti pubblici nel piano di rinascita del Paese e della comunità in quello che, speriamo di poter definire, periodo post-Covid. I destinatari dei nostri progetti sono soprattutto le persone che hanno particolarmente subito gli effetti della pandemia, fra queste gli anziani, i disabili, ma anche i giovani che hanno dovuto seguire la scuola a distanza e hanno, come sappiamo, accumulato problemi e fragilità conseguenti a questa modalità educativa e relazionale”.
Altro punto fermo di Confcooperative e Unicoop è quello dell’obiettivo di crescita dell’occupazione, in specie di quella femminile. “Infatti, va ricordato, che secondo le più recenti stime, durante la pandemia in Italia le donne hanno perso 400mila posti di lavoro, un’emorragia che va al più presto non solo fermata ma invertita”. “Sempre riguardo al comparto del lavoro - conclude Borotti - i nostri progetti tendono a potenziare le opportunità per i soggetti più fragili (persone emarginate e/o con disabilità) creando occasioni per l’inserimento lavorativo di chiunque si trovi in condizioni di svantaggio rispetto ad un mercato occupazionale che ci vuole, invece, sempre più performanti”.
E sul fronte dell’istruzione? “Ci sono due tematiche che si intersecano decisamente con il settore sociale – riflette la direttrice di Confcooperative Nicoletta Corvi. La prima riguarda l’orientamento scolastico, che, come tale, contrasta sia la dispersione scolastica dei giovani sia l’incapacità di meglio centrare, tenendo conto delle attitudini di ognuno, la formazione dei giovani con le reali offerte occupazionali delle imprese sul territorio. La seconda è quella del potenziamento dei servizi alla prima infanzia, soprattutto nelle aree interne della provincia, al fine di supportare le famiglie, in particolare le donne, permettendo loro di mantenere il proprio posto di lavoro ed anche la possibilità di risiedere in zone non urbane e poco servite”.
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