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Nibbiano, cento opere in mostra per «Bella Alta Val Tidone»

Bella Alta Valtidone

Sono circa un centinaio le opere, pittoriche ma non solo, che sono in mostra nell’ambito di Bella Alta Val Tidone, l’iniziativa promossa per il secondo anno consecutivo dall’Amministrazione comunale per promuovere attraverso l’arte le bellezze di un territorio straordinario. In 41 artisti hanno risposto presente, nei mesi scorsi, all’invito del comune, molti locali ma anche provenienti da fuori provincia e regione, uno anche dalla Calabria, “ci sono disegni di una bambina di 6 anni, Serena Benaglia, e di Elena Passerini che di anni ne ha 91”, fanno sapere dall’Amministrazione, “ognuno pronto ad esaltare con le proprie creazioni artistiche il cuore di Alta Val Tidone”. La mostra ha preso forma nei rinnovati locali della scuola dell’infanzia di Nibbiano, dove sarà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 fino al 24 agosto, mentre martedì 20, in occasione della grande fiera di Nibbiano si potrà visitare per tutta la giornata (dalle 10 alle 22). Ingresso libero. “Siamo consapevoli di vivere in un territorio meraviglioso – commentano il sindaco Franco Albertini e gli altri amministratori presenti alla cerimonia di inaugurazione, a partire dal curatore l’assessore Giovanni Dotti insieme a Simona Traversone – Un territorio che va curato e tutelato, ma allo stesso tempo valorizzato. Non c’è modo migliore di farlo se non attraverso gli occhi e il dono di questi straordinari artisti che ringraziamo per l’impegno e per aver voluto condividere con noi alcune delle loro preziose opere. L’invito è a visitare questa bellissima mostra nei locali rinnovati e accoglienti della scuola dell’infanzia, ma in generale a visitare e gustare il nostro territorio e scoprire le sue eccellenze”.

Pubblicato il 13 agosto 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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