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UN LIBRO AL GIORNO/23 Gli Atti commentati da sei bibliste

atti apostoli commentati da sei bibliste

Una comunità in crisi perché la grande attesa del Ritorno si prolungava è uno dei centri focali della narrazione di Luca nel suo Vangelo e nella “continuazione” negli Atti degli apostoli, come viene messo in evidenza in “Atti degli apostoli – Lettere cattoliche – Ebrei e Apocalisse” (Ancora, 1274 pagine, 60 euro). Un’operazione che tenta, attraverso una lingua più adatta al nostro oggi e agli strumenti dell’analisi testuale, di ricostruire l’atmosfera di questa attesa, nella affascinante ma difficile impresa di raggiungere lettori nuovi e vecchi. Soprattutto tenendo conto della dimensione femminile: questo lavoro è infatti opera di un gruppo di bibliste italiane che porta a compimento un lungo cammino, iniziato nel 2015 con i Vangeli e continuato cinque anni dopo con le Lettere di Paolo.

Coordinate da Rosanna Virgili, le studiose Elena Bosetti, Annalisa Guida, Rosalba Manes, Marida Nicolaci, Cloe Taddei Ferretti si confrontano con la traduzione, mettendo in atto, ed è questa l’operazione più necessaria, una serie di interventi esplicativi, organizzativi, orientativi per un lettore che non sempre è esperto della materia e magari inizia o riprende un percorso interrotto da molto tempo.

Nel suo excursus finale, dall’intrigante titolo di “Matrix. Se la chiesa è donna”, la coordinatrice disloca la scena a partire dalla “prima ‘residenza’ della comunità cristiana”, e che vede il suo apice in Maria, la madre di Dio, che, come ha scritto papa Francesco, “è più importante dei vescovi”.

La fede attraverso l’umiltà e la povertà, figure apparentemente minimali come la “straniera e prostituta Raab” vanno oltre il “prima” mitologico pagano e si inseriscono in comunità in cui uomini e donne mettevano in comune lavoro, guadagno e attenzione verso i poveri. La presenza delle diaconie nei luoghi dell’impero è la prova di come la chiesa antica non fosse solo culto, ma anche comunità attiva.

Quello che colpisce in questo lavoro è certamente la proposta di una nuova lettura della donna nelle opere affrontate, ma anche la ricerca di radici che vanno oltre le fonti più citate e attingono o ne sfiorano altre, come “Il pastore di Erma”, storia della apparizione di una donna che diviene guida nel cammino verso la fede cristiana.

La stessa fascinazione dell’Apocalisse è letta da Nicolaci in modo interdisciplinare, con riferimenti alle origini dei termini e con le “cristofanie”, racconti delle apparizioni di Gesù dopo la crocifissione, continuando con le ricostruzioni biografiche della vita e della vera identità del Giovanni autore dell’ultimo libro del Nuovo Testamento.

Una accurata ricerca sul significato dei numeri e le attribuzioni apparentemente contraddittorie del Cristo (Leone di Giuda ma anche agnello) e una ricostruzione storica dei rapporti tra ebrei, romani e nascenti comunità cristiane sono parte intrigante di un lavoro che riporta all’attenzione del lettore una delle più affascinanti opere neotestamentarie.

Merito del volume è anche quello di aver presentato la sconosciuta – per i non addetti ai lavori – lettera di Giuda, a cura di Elena Bosetti, e di aver reso praticabile a tutti gli Atti degli apostoli, opera che, come abbiamo detto in apertura, narra anche lo smarrimento di una attesa non ancora realizzata, quella della parusìa, il ritorno del Signore. Ricostruzione di un periodo di riorganizzazione di una comunità di uomini e donne, una sorta di racconto di origini come quelli della Bibbia ebraica, avverte giustamente l’autrice del capitolo.

Un progetto davvero difficile e meritorio, perché ripropone narrazioni essenziali per la cristianità attraverso non solo un linguaggio semplice e esplicativo, ma anche una nuova sensibilità che ci rimanda alla grande importanza delle figure femminili nel cuore del racconto delle origini cristiane.

Marco Testi

Pubblicato il 2 settembre 2024

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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