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Al teatro President cinque band per «Un amore a 33 giri»

Amore a 33 giri

Sabato 19 ottobre alle ore 21.00, al Teatro President di Piacenza, con la commedia musicata “Amore a 33 Giri”, andrà in scena il primo spettacolo organizzato dall’Agriturismo Casa della Memoria di San Protaso, in collaborazione con la Famiglia Piasinteina. A portare in scena lo spettacolo saranno cinque band intermezzate da parti recitate. “Cinque band con caratteristiche musicali diverse – sottolinea Damiano Sprega – che fanno parte di un gruppo di amici che si sono uniti strimpellando le chitarre e che hanno trovato nella musica un modo di stare assieme anche nella vita. E’ un gruppo che ha voglia di fare e non pensiamo di essere un’eccezione. Giovani come noi hanno anche loro voglia di mettersi in gioco, basta dare loro l’opportunità, come in questo caso il sostegno della Famiglia Piasinteina”.
Per la Famiglia Piasinteina il razdur Danilo Anelli “L’iniziativa dimostra, ancora, che il Teatro President non è solo dialetto e ben vengano i giovani con le loro iniziative, che cercchiamo sempre di sostenere e aiutare”.

La storia si basa sul ritrovamento in soffitta del giradischi della nonna e dei ricordi adolescenziali della madre della protagonista: vengono subito chiamati gli amici per condividere questa scoperta ed è subito l’occasione per poter frugare tra i vecchi ricordi impolverati e fare scoperte interessanti sulla vita e sulla gioventù delle figure femminili di questa famiglia. Le varie scene sono scandite dal ritrovamento di vari vinili ed oggetti agricoli che evocano momenti rilevanti per il racconto; questi danno il via alle perfomances musicali delle band: The Therapy, Raices Sonoras, Rising Bugs, Elv is back, Ballanudi.

La storia è ambientata nella soffitta della nonna: a fare da scenografia saranno presenti oggetti d’artigianato e di vita contadina del territorio piacentino, datati tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 messi a disposizione da Damiano Sprega, titolare dell’Agriturismo Casa della Memoria, in cui è presente il Museo della Civiltà Contadina.
Lo spettacolo porta in scena la storia di tre donne, tre generazioni, che comunicano tra di loro e condividono ricordi. Gli oggetti di scena aiutano nella scansione tra passato-presente-futuro, sottolineando le caratteristiche di ogni epoca. La musica, infatti, non è solo il contenuto di un disco o il ricordo di un concerto, ma il fil rouge che collega le tre generazioni di una famiglia. Inoltre, si vuole portare in scena l’importanza, per la nostra società, del legame con la ruralità, con il passato e la memoria per far capire che da queste si potrà sempre trarre insegnamenti utili.
Tramite i ricordi riaffiorano i valori e la spensieratezza della gioventù, ma soprattutto la sua unicità; ognuno di noi porta nel cuore dei momenti e delle persone speciali, tra cui gli amori storici e gli amici di una vita. Ed è questo il significato ultimo dello spettacolo, le persone in scena non sono né attori né musicisti professionisti, bensì un gruppo di amici con una passione in comune: la musica.

Informazioni

Posto unico non numerato € 12; Prevendita : CITY BAR, Via Manfredi 33 da Lunedì a Sabato dalle ore 7 alle 19; Info e prenotazioni: tel. 351 8728156 da lunedì a Sabato dalle 15 alle 19.

Nella foto: da sinistra in piedi: Cesare Ometti, Francesca Farina, Danilo Anelli, Lorenzo Chiapparoli; da sinistra seduti: Federico Marani, Alessandro Grasso, Clarissa Scrollavezza, Maria Rebecca Orlandi, Damiano Sprega.

Pubblicato il 1° ottobre 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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