Tutti desideriamo essere amati per sempre. La fedeltà in famiglia
Il nono comandamento e la fedeltà: “Non desiderare la donna d’altri” come può essere coniugato in famiglia?
La vera gioia dei bambini
Capita di leggere o ascoltare questa frase:
“Uno dei modi migliori per amare i tuoi figli è amare la loro madre”.
Una premessa è necessaria:
non si vogliono giudicare le situazioni particolari
in cui, per motivi anche molto diversi tra loro,
dei genitori non si trovino a crescere insieme i propri figli
(violenza, dipendenze, nullità matrimoniale, vedovanza,
ferite che hanno portato alla separazione).
Si desidera piuttosto riflettere
su quanto faccia bene ai bambini non solo essere amati,
ma anche vedere persone che si amano,
che si scelgono ogni giorno nella fatica della vita quotidiana
e che, nonostante le difficoltà,
continuano a camminare insieme.
In fondo, è proprio questo
che ci insegna il nono comandamento: la fedeltà.
I bambini assorbono tutto, come spugne. È così che spesso li definiamo. I loro comportamenti, i valori che fanno propri, il modo di guardare il mondo e di vivere le relazioni sono profondamente influenzati dall’ambiente che li circonda.
La bussola dei Comandamenti
In questa rubrica dedicata ai genitori abbiamo più volte riflettuto su come delle regole antiche di migliaia di anni – i Dieci Comandamenti – non solo siano ancora attuali, ma abbiano molto da dire anche alle famiglie di oggi, se sappiamo tradurle nella vita quotidiana.
Siamo arrivati al nono comandamento, che recita: “Non desiderare la donna d’altri”, e che oggi possiamo leggere anche come “Non desiderare l’uomo d’altri”.
È un invito alla fedeltà coniugale, alla custodia del proprio matrimonio e al rispetto di quello altrui.
In precedenza ci siamo concessi una sorta di “licenza poetica”, rileggendo questo comandamento come “Non desiderare il figlio d’altri”. Oggi, però, torniamo al suo significato originario, che riguarda il patto tra gli sposi. Perché i figli imparano la fedeltà, la lealtà, la resilienza e il senso della responsabilità soprattutto vedendole incarnate nelle persone che hanno accanto ogni giorno.
Il “per sempre” e le nostre ferite
Chi di noi non conosce qualcuno che teme il matrimonio o rifugge l’idea del “per sempre” perché ha visto i propri genitori ferirsi, lasciarsi o soffrire per un fallimento?
Al contrario, chi ha avuto la grazia di incontrare esempi di matrimoni sani – nei propri genitori o in altre coppie significative – è spesso più disposto a credere che l’amore possa davvero durare, attraversare le prove e perseverare nel tempo.
In fondo, tutti desideriamo essere amati per sempre.
Tutti desideriamo uno sguardo che continui a riconoscere il nostro valore anche quando sbagliamo.
Tutti abbiamo bisogno di misericordia e fedeltà.
Un amore così, però, non nasce per caso. È il frutto di una scelta che si rinnova ogni giorno, di un cammino condiviso e, per chi crede, di una vita vissuta alla luce del Vangelo.
La cura delle relazioni
Se sei fidanzato o fidanzata, puoi chiederti: “Vorrei sposare questa persona per amarla con un amore che un giorno faccia nascere nei miei figli il desiderio di vivere qualcosa di simile?”.
Se sei sposato e senti di essere ancora lontano da questo ideale, sappi che non è mai troppo tardi. Il vino buono delle nozze di Cana è anche per te. Ma il cambiamento comincia oggi, con una domanda semplice e concreta: come posso amare di più mio marito o mia moglie, invece di desiderare un marito o una moglie diversi?
Forse è proprio da qui che passa il nono comandamento: non dall’assenza di tentazioni o di difficoltà, ma dalla scelta quotidiana di custodire il bene che Dio ci ha affidato.
E i figli, osservando questa fedeltà vissuta nella realtà di ogni giorno, imparano che l’amore vero non è quello che non incontra ostacoli, ma quello che continua a scegliere.
E gli altri comandamenti coniugati in famiglia?
Quelli già pubblicati li trovi qui: https://www.ilnuovogiornale.it/categoria/rubriche/genitori-e-figli/
Ogni settimana troverai un articolo nuovo!
