“Non rubare” non basta: dobbiamo restituire l’infanzia
Il settimo comandamento recita “Non rubare”. Vediamo come può essere coniugato in famiglia.
Gesti nuovi di pace per proteggere l’infanzia
Su un social network, mi è capitato sotto gli occhi un video: un uomo, presumibilmente coinvolto in una missione umanitaria, donava a una bambina – sporca di terra, con abiti logori – vestiti e scarpe nuovi, in una Gaza ferita e martoriata. In altri video si vedono uomini e donne capaci di soccorrere, consolare, asciugare lacrime di bambini spaventati, spesso soli davanti a un dolore insostenibile.
Questa rubrica è pensata per i genitori, prendendo spunto dal libro “Genitori sta a noi”, edito dalla Mimep Docete, ma il tema dell’infanzia rubata ci riguarda tutti. Pensiamo ai bambini sfruttati, violentati, a quelli che vivono nella miseria, sotto alle bombe. Pensiamo a coloro che sono vittime di violenza domestica.
Cosa possiamo fare per restituire l’infanzia a dei piccoli innocenti?
Esistono persone che rischiano la vita – donandola completamente – per restituire ai piccoli più umiliati un frammento di infanzia. Un’infanzia che qualcuno, accecato dalla violenza, dall’egoismo o dalla sete di potere, ha loro sottratto.
“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde se stesso?”: è una domanda di Gesù, antica, ma ancora bruciante, che attraversa i secoli e interpella ciascuno di noi. E insieme a questa, un’altra verità luminosa: chi accoglie un bambino, accoglie Dio stesso. Ogni bambino, quindi, è sacro.
Proteggere i piccoli
Forse è proprio qui il senso più profondo della vita: proteggere chi non può difendersi, custodire la fragilità, prendersi cura dei piccoli. Essere, in qualche modo, padri e madri dell’umanità ferita, indipendentemente dal fatto di avere figli propri.
Il settimo comandamento – “non rubare” – non riguarda soltanto i beni materiali. Esistono furti più sottili, più silenziosi, ma altrettanto gravi. Tra questi, il più doloroso è proprio rubare l’infanzia: negare a un bambino il diritto di giocare, di essere amato, di crescere in sicurezza, di sognare.
Si può rubare l’infanzia con la violenza, con l’indifferenza, con lo sfruttamento. Ma anche con scelte quotidiane che, forse senza volerlo, alimentano ingiustizie più grandi.
Penso alla storia di un uomo, padre di famiglia, impiegato nella fabbricazione di armi. A un certo punto, prende coscienza: quegli strumenti, a cui lui stesso contribuisce, porteranno morte. Forse colpiranno bambini simili ai suoi. Questa consapevolezza lo tormenta, gli toglie il sonno. Qualcuno giungerà anche alla scelta radicale di licenziarsi.
Cosa possiamo fare noi? Se l’infanzia è a rischio
Possiamo restituire infanzia con gesti concreti: educando al rispetto, vigilando nelle nostre comunità, ascoltando davvero i bambini, proteggendoli da ogni forma di violenza. Possiamo farlo a scuola, nei luoghi di aggregazione, nelle famiglie, nelle relazioni quotidiane.
Possiamo anche interrogarci sulle nostre scelte: ciò che consumiamo, ciò che sosteniamo, il modo in cui parliamo e agiamo, chi votiamo. Ogni decisione ha un peso, ogni gesto può costruire oppure ferire. Ci chiediamo mai, ad esempio, se i vestiti che indossiamo o le borse che abbiamo, sono fabbricati nel rispetto dei lavoratori o se qualche bambino è stato impropriamente impiegato e sfruttato?
Restituire l’infanzia non è un compito delegabile a pochi eroi. È una responsabilità condivisa. È una chiamata silenziosa che riguarda tutti. Perché ogni bambino salvato, ascoltato, protetto, è un futuro che rinasce. E ogni infanzia restituita è un pezzo di umanità che torna a fiorire.
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