Quando dici a tuo figlio: «Non sei in grado»
Credi in tuo figlio?
“Non rubare”: cosa significa, per un genitore?
In altre parole: “Cosa rischiamo di rubare ai nostri figli?”.
La scorsa volta dicevamo che è possibile essere “ladri di scelte”.
Oggi, invece, ci soffermiamo sul “furto dell’autostima”.
Se abbiamo detto che, senza accorgercene, a volte noi genitori imponiamo ai figli percorsi e passioni che non corrispondono alle loro inclinazioni, che non rappresentano la loro personalità ma la nostra, riflettiamo su come, invece, la nostra mancanza di fiducia, fin dalla tenera età, tolga loro la capacità di credere in sé stessi.
Questa rubrica nasce dal libro “Genitori, sta a noi” (Mimep Docete), un testo che, attraverso testimonianze concrete, affronta la grande sfida dell’essere genitori alla luce dei Dieci Comandamenti.
Nell’articolo precedente di questa rubrica abbiamo iniziato una riflessione sul settimo comandamento, “Non rubare”, declinato in chiave genitoriale: che cosa rischiamo di rubare ai nostri figli?
La scorsa volta ci siamo soffermati sulle “scelte”. Quando prendiamo decisioni importanti al posto loro, li priviamo di una parte della loro storia, della possibilità di costruirla in prima persona.
Abbiamo visto come – spesso senza accorgercene – noi genitori finiamo per imporre percorsi, passioni e direzioni (come il lavoro che “dovranno” fare da grandi, magari per portare avanti un’attività di famiglia) che non appartengono davvero ai nostri figli, ma riflettono piuttosto le nostre aspettative, i nostri desideri, la nostra visione della vita. Oggi vogliamo soffermarci su un altro tipo di “furto”, forse ancora più sottile e profondo: quello dell’autostima.
Credere o dubitare? Di fronte a nostro figlio
Quando, fin dalla tenera età, manca la fiducia nei loro confronti, quando prevalgono il controllo, il dubbio o la paura che non siano capaci, rischiamo di togliere ai nostri figli qualcosa di essenziale: la possibilità di credere in se stessi.
Non si tratta solo di ciò che diciamo, ma anche di ciò che trasmettiamo attraverso atteggiamenti, silenzi e aspettative. Ogni volta che dubitiamo sistematicamente delle loro capacità, ogni volta che interveniamo al posto loro, comunichiamo – anche senza parole – un messaggio chiaro: “Non sei in grado”. Così, senza volerlo, sottraiamo loro la fiducia necessaria per affrontare la vita con sicurezza e autonomia.
Una testimonianza luminosa
Qualche tempo fa, nella mia regione, le Marche, un giovane con disabilità intellettive è stato premiato per aver conquistato numerose medaglie d’oro nel nuoto. Le sue difficoltà non gli hanno impedito di scoprire il proprio talento e di farlo fiorire.
Durante la premiazione, il padre – davanti alla platea – ha detto una frase che vale più di molte teorie educative: nessun figlio nasce senza doni; il compito di un genitore è aiutarlo a scoprirli.
È così che i ragazzi sbocciano, spesso ben oltre ogni aspettativa. Eppure, quante volte i primi a non credere davvero nelle capacità dei nostri figli – anche se fatichiamo ad ammetterlo – siamo proprio noi genitori? E così, facciamo le cose al loro posto, rispondiamo alle domande che vengono fatte loro, li giustifichiamo davanti agli altri, insomma, li trattiamo da incapaci.
Aver fiducia in tuo figlio
Avere fiducia nelle capacità di un figlio non significa pensare che avrà solo successi, né esaltarlo come fosse un trofeo. Significa, piuttosto, credere che potrà scoprire il senso della sua vita, trovare il proprio posto nel mondo, imparare dagli errori e rialzarsi dopo le cadute.
In fondo, avere fiducia è questo: non togliere ai nostri figli la possibilità di diventare ciò che sono; ma significa anche saper fare un passo indietro, perché loro ne facciano uno avanti.
Quando pensiamo al comandamento “non rubare”, allora, pensiamo anche ai nostri figli e alla loro autostima.
E gli altri comandamenti coniugati in famiglia?
Quelli pubblicati li trovi qui: https://www.ilnuovogiornale.it/category/rubriche/genitori-e-figli/
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