Giovani e disordini nelle città: fare rete e ripartire dall’ascolto
Agesci, Azione cattolica, Ufficio pastorale giovanile e vocazionale, Ufficio pastorale della scuola nel seguente comunicato rivolto alla cittadinanza esprimono una riflessione sui disordini avvenuti di recente che hanno coinvolto molti giovani anche nel nostro territorio.
Alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno creato disordini in alcune grandi città italiane e dopo le avvisaglie che hanno coinvolto il nostro territorio nella serata di lunedì provocando ansia e preoccupazione tra ragazzi, giovani, famiglie portando al conseguente svuotamento delle aule scolastiche, è sempre più necessario interrogarsi come comunità adulta.
I recenti disordini: tutti siamo coinvolti
È innegabile che la complessità che oggi stiamo vivendo come comunità civile necessiti non solo di un’attenta valutazione e riflessione, ma anche di azioni concrete unitarie in cui sentirsi tutti coinvolti, che diano un indirizzo di senso al nostro impegno per il bene comune.
Questo coinvolgimento a cui si fa riferimento, non è altro che la postura da tenere rispetto alla celebre espressione di don Milani “I Care”: mi sta a cuore.
Paura e sfiducia
Fa riflettere come sia bastato poco per mettere in crisi un intero sistema facendo prevalere nei giovani e nelle famiglie la paura e la sfiducia: è la paura latente che si manifesta nell’assuefazione a una normalità a cui ci si sta abituando ed è la sfiducia e la disaffezione verso le Istituzioni (Stato, scuola, forze dell’ordine, Chiesa…) che non percepiamo più solo dalle statistiche che riguardano i giovani, ma anche nei fatti (basti pensare a ciò che è accaduto con lo svuotamento delle aule scolastiche nella giornata di martedì).
Giovani e disordini
I banchi vuoti nelle nostre scuole, rappresentano l’immagine forte del tempo che stiamo vivendo: la paura che annichilisce la sete di sapere e conoscere, di crescere e imparare. La perdita di sicurezza nel raggiungere un luogo dove potersi formare, pensare e confrontare: la perdita della possibilità di esercitare e coltivare il pensiero critico anche attraverso l’analisi della realtà.
In tutto questo, semmai ci fosse stato bisogno di una conferma, abbiamo assistito per l’ennesima volta al potere che i social e la comunicazione di massa hanno sulle persone.
In questo senso risulta importante aprire anche una riflessione sullo stile di comunicazione che spesso le agenzie adottano e che, con l’intento di fare notizia, genera però ansia e panico nella gente. Con questo non si intende certo negare il diritto di cronaca, ma risulta un dato di fatto sottolineare fortemente quanto i mezzi di comunicazione oggi, spesso pongano l’accento solo su determinati temi.
La violenza genera solo violenza
Non abbiamo soluzioni immediate. Come sempre stiamo solo cercando di tamponare al meglio una situazione di emergenza senza però provare ad avere visione e provare a dare un nuovo respiro alla nostra società.
Comprendiamo come la necessità di protestare e far sentire la propria voce, sia qualcosa di giusto e importante ma, accanto ad essa, è altrettanto importante contribuire in modo responsabile alla costruzione del bene comune e di una società migliore.
La violenza, lo sappiamo bene, non è la soluzione né per chi vuole far sentire le proprie ragioni (ammesso che sia quello lo scopo principale), né come mezzo di repressione e di controllo: la violenza genera solo altra violenza, altro odio e paura.
Non abbiamo soluzioni immediate, ma possiamo cercarle, è ancora possibile cercare una strada da percorrere ma occorre farlo insieme.
Il mondo adulto deve restare unito, deve avere la forza e la lungimiranza di darsi un orizzonte di senso verso cui accompagnare i ragazzi e i giovani.
E’ necessario fare rete
Per fare questo è necessario fare rete: le Istituzioni, la Chiesa, le famiglie, le società sportive… ogni singolo tassello della nostra società deve provare a camminare nella stessa direzione per creare coesione sociale.
Ripartire dall’ascolto dei bambini, dei ragazzi e dei giovani può essere il primo passo: non un ascolto strumentalizzato, ma un ascolto vero e autentico delle loro paure e dei loro sogni. Un ascolto che non si attui solamente in forme organizzate e istituzionalizzate, ma che si eserciti nel quotidiano, che li coinvolga nei luoghi che frequentano e che sia anche accompagnato, però, da quella coerenza di azione che deve contraddistinguere l’adulto.
Oggi potremmo proprio ripartire analizzando con i ragazzi e i giovani quanto è accaduto e sta accadendo, per condividere emozioni e stati d’animo, confrontarsi con loro e non cedere alla tentazione di cadere in ideologie che possono dividere e non unire; oppure correre il rischio di credere a qualsiasi notizia venga loro riportata.
Forse il mondo adulto dovrebbe avere anche la capacità e il coraggio di costruire insieme ai giovani il mondo che abitiamo insieme. Allora, forse, è partendo da qui che ancora oggi è possibile dire: “I Care”.
AGESCI –
zona Piacenza Azione Cattolica Diocesana
Ufficio di Pastorale Giovanile e Vocazionale –
Diocesi di Piacenza- Bobbio
Ufficio di Pastorale della Scuola – Diocesi di Piacenza – Bobbio
