Africa Mission, una storia che continua a seminare speranza
Una storia cominciata più di cinquant’anni fa e che ancora oggi continua a interrogare, coinvolgere e chiedere di non voltarsi dall’altra parte. È la storia di Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo ETS, raccontata mercoledì 2 settembre nella Basilica di San Francesco a Piacenza, in occasione della serata conclusiva della mostra “Insieme con l’Uganda”, dedicata a oltre mezzo secolo di solidarietà, fede e cooperazione accanto alla popolazione ugandese.
A condurre l’incontro è stata la giornalista Maria Vittoria Gazzola, in una serata che ha alternato riflessioni, testimonianze, musica e poesia, con un filo conduttore preciso: l’acqua come simbolo di vita e, nello stesso tempo, come una delle emergenze più drammatiche che ancora oggi segnano la vita di tante comunità africane.
Ricordare don Vittorio
Dopo il saluto di don Ezio Molinari, parroco di San Francesco, è intervenuto don Giuseppe Basini, vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, che ha riportato al centro la figura di don Vittorio Pastori, fondatore di Africa Mission, nel ricordo dell’anniversario della sua “nascita al cielo”.
“Ricordare don Vittorio – ha sottolineato Basini – significa tornare alle radici di un’esperienza nata innanzitutto da una profonda esperienza di fede. Una fede che non poteva rimanere astratta, ma che chiedeva di incarnarsi nella vita concreta delle persone, soprattutto dei più poveri.
A 54 anni di distanza, quella intuizione conserva tutta la sua attualità. Responsabilità, solidarietà, attenzione agli ultimi e capacità di prendersi cura dell’altro restano parole che hanno bisogno di diventare gesti concreti. E l’Africa – ha ricordato Basini – non è soltanto un luogo verso il quale portare qualcosa: è anche una terra dalla quale ricevere, imparare e lasciarsi cambiare”.
Una “goccia nell’oceano” della solidarietà: Africa Mission e l’Uganda
La parola è poi passata a don Maurizio Noberini, presidente di Africa Mission, che ha raccontato il proprio lungo cammino all’interno del movimento, iniziato oltre cinquant’anni fa grazie all’amicizia e all’incontro con don Vittorio.
Un’amicizia che si è trasformata in una scelta di vita. Noberini ha riconosciuto di avere ricevuto, nel corso di questi decenni, molto più di quanto abbia dato e di non possedere il carisma particolare che caratterizzava don Vittorio. Ma proprio quell’eredità, impegnativa e preziosa, ha incontrato nel tempo tante persone disposte a raccoglierla e a portarla avanti.
Il compito di Africa Mission è stato così definito come una “goccia nell’oceano”: una delle tante realtà che cercano di contribuire a riequilibrare un mondo ancora segnato da profonde disuguaglianze, per costruire maggiore giustizia e solidarietà.
“Una piccola goccia, dunque, ma una goccia di vita che, una volta incontrata, può diventare parte della propria storia. Perché la carità – ha ricordato Noberini – non arricchisce soltanto chi riceve, ma anche chi sceglie di mettersi al servizio degli altri”.
Gli studenti del Raineri Marcora a Stoccolma dove hanno presentato il progetto Moringa.
La moringa e la sfida dell’acqua
Nel corso della serata sono state proposte anche alcune esperienze nate dal mondo della scuola. I giovani e i bambini delle parrocchie di San Francesco e Santa Franca hanno letto alcune poesie dedicate all’acqua, mentre gli studenti del Raineri – Marcora di Piacenza, Isabella Reboli e Paolo Chiusa, hanno presentato il progetto “Moringa oleifera, il filtro che la natura ci dona”. Una ideazione seguita dalla professoressa Enrica Belli e con il contributo del professor Luigi Lucini, preside della Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza.
Il progetto Moringa a Stoccolma
Il progetto è stato portato dai ragazzi a Stoccolma, nell’ambito di un importante appuntamento internazionale legato alla Settimana mondiale dell’acqua. Isabella Reboli ha raccontato l’emozione di rappresentare l’Italia insieme ad altri giovani provenienti da diversi Paesi, in un’esperienza che ha permesso loro di confrontarsi con il mondo della ricerca e della scienza.
Al centro della sperimentazione c’è la Moringa oleifera, una pianta molto diffusa in Africa. I suoi semi sono stati utilizzati per realizzare un sistema semplice di filtraggio dell’acqua, composto da diversi strati e pensato anche attraverso l’impiego di materiali di recupero.
“Molte volte – ha spiegato Paolo Chiusa – la natura ci offre già delle risorse per risolvere le problematiche di alcuni luoghi”. Da qui l’idea di non cercare necessariamente soluzioni complesse e costose, ma di imparare a osservare ciò che già esiste e valorizzarlo.
La ricerca, condotta anche grazie alla disponibilità dei laboratori dell’Università Cattolica, ha dato risultati incoraggianti. La rimozione dei batteri dall’acqua, è arrivata ad eliminare fino al 99% della contaminazione batterica. Un esempio concreto di come scuola, università e cooperazione possano incontrarsi per cercare risposte semplici e sostenibili a problemi che, in molte parti del mondo, significano letteralmente sopravvivenza.
La serata è proseguita con la musica di Nicola Rulli, musicista e polistrumentista, che ha proposto al liuto, alla chitarra e al mandolino canti e musiche medievali e popolari. Poi ancora poesia, con le letture di Milly Morsia e Mario Schiavi, dedicate all’acqua nella tradizione dialettale.
Paolo Strona e Carlo Ruspantini nella serata a conclusione della mostra “Insieme con l’Uganda”.
In Karamoja la pioggia non arriva
Il momento più drammatico della serata è stato però quello dedicato alla situazione attuale della Karamoja, regione dell’Uganda nella quale Africa Mission è presente da decenni.
A raccontarla è stato Paolo Strona, volontario dell’associazione, recentemente tornato in Uganda dopo nove anni di assenza. Per lui non si è trattato di un viaggio qualsiasi: il legame con quel Paese nasce da lontano, dall’incontro con la figura di “Vittorione”, dalla tesi universitaria realizzata in Uganda, dai progetti scolastici e dall’esperienza come cooperante.
Al suo ritorno Strona ha trovato un’Uganda cambiata, con molti progetti ormai portati avanti autonomamente dagli stessi collaboratori ugandesi. Ma ha incontrato anche problemi che sembrano non avere perso la loro drammaticità.
In particolare, quello dell’acqua. Nonostante Africa Mission abbia realizzato oltre mille pozzi, ancora oggi ci sono bambini costretti a scavare con le mani nei letti asciutti dei fiumi alla ricerca di acqua, spesso non potabile.
E ora la situazione rischia di diventare ancora più grave. In Karamoja, ha raccontato Strona, dall’inizio di maggio non piove. Le semine di sorgo e mais sono fallite e la siccità sta trasformandosi in una vera emergenza alimentare.
Le immagini raccontate dal volontario sono difficili da dimenticare: madri che chiedono aiuto perché non hanno più cibo, donne che non riescono ad allattare i propri bambini, famiglie costrette a ricorrere al cotò, residuo fermentato del sorgo, e bambini che vanno a caccia di piccoli animali per poter mangiare.
«Acoro, acoro»: “aiutami, ho fame”. È il grido che Strona ha raccolto nei villaggi. La prospettiva è quella di un anno di carestia particolarmente duro, fino al prossimo raccolto, previsto non prima di febbraio. Il governo ugandese e il World Food Programme hanno già avviato distribuzioni alimentari, ma il timore è che la situazione possa ulteriormente peggiorare.
Per questo Africa Mission si prepara a mobilitarsi nelle prossime settimane con iniziative di raccolta fondi. Accanto ai progetti strutturali e di sviluppo, oggi c’è un bisogno immediato: portare cibo a chi rischia di morire di fame.
Don Vittorio e Madre Teresa,
due giganti della carità
A chiudere la serata è stato Carlo Ruspantini, direttore di Africa Mission, che ha riportato alla memoria un incontro significativo avvenuto a Kampala tra don Vittorio e Madre Teresa di Calcutta.
Due figure molto diverse, ma unite dall’amore per i poveri. Madre Teresa chiese a don Vittorio un aiuto per aprire la sua prima casa a Kampala e lui non si tirò indietro. In segno di gratitudine, la religiosa gli scrisse personalmente un biglietto nel quale esprimeva affetto e riconoscenza per l’amore e la cura dimostrati verso lei e le sue consorelle.
Ruspantini li ha definiti “due giganti della carità”: don Vittorio, grande anche fisicamente, e Madre Teresa, minuta nel corpo ma immensa per la forza della sua testimonianza.
Quell’incontro non è rimasto soltanto un ricordo.
Ancora oggi Africa Mission sostiene le Missionarie della Carità in Uganda, ha realizzato pozzi e contribuito all’apertura di tre case nel Paese.
Una presenza che la morte di don Vittorio non ha interrotto
La continuità di questa opera, ha osservato Ruspantini, a 54 anni dalla nascita di Africa Mission e a 32 anni dalla morte di don Vittorio, sembra quasi raccontare di una presenza che continua anche oltre la vita terrena. Come se quella “goccia” nata tanti anni fa continuasse ancora oggi a cadere, ad alimentare altre gocce e a portare vita.
Ed è forse questo il senso più profondo della serata nella basilica di San Francesco. Ricordare non per guardare indietro, ma per capire che cosa possiamo fare oggi. La storia di don Vittorio continua così nell’impegno di chi parte, di chi accoglie, di chi studia, di chi scava un pozzo, di chi raccoglie fondi. E, semplicemente, di chi decide di non rimanere indifferente davanti alla sofferenza di un altro essere umano.
