Sant’Anna, il tesoro della fede da trasmettere in famiglia
Affidandosi all’intercessione di Sant’Anna per i nonni e le famiglie, la parrocchia cittadina della santa si è ritrovata, il 26 luglio, nella chiesa di via Scalabrini, per celebrare la patrona. Una celebrazione partecipata, animata dal coro parrocchiale, che ha invitato i fedeli a riflettere sul valore del Vangelo vissuto nella quotidianità delle case.
La messa è stata presieduta da padre Jarbson Batista, Superiore dei Figli di Sant’Anna di Piacenza e rettore del santuario diocesano di Santa Rita. Hanno concelebrato don Riccardo Lisoni, parroco delle parrocchie di San Savino, San Paolo e Sant’Anna e moderatore della Comunità pastorale 1 del Vicariato cittadino, don Antonino Scaglia e il diacono Paolo Pareti.
Qual è il tesoro della vita?
Nell’omelia, padre Jarbson ha preso le mosse dal Vangelo della domenica, che presentava la parabola del tesoro nascosto e della perla preziosa, per porre una domanda semplice ma decisiva: “Qual è il tesoro della mia vita?. Spesso – ha osservato – si è portati a identificare il tesoro con ciò che si possiede, mentre il Vangelo invita a riconoscere che il bene più prezioso è Dio stesso. È per Lui – ha spiegato – che vale la pena “vendere tutto”, perché senza Dio anche le ricchezze e i successi perdono il loro significato più profondo”.
Il celebrante ha richiamato anche la figura del re Salomone che, anziché chiedere potere o ricchezze, domanda al Signore un cuore capace di discernere. È proprio il discernimento, ha sottolineato, che permette di riconoscere il vero senso della vita e di orientare le proprie scelte verso ciò che non passa.
L’interno della chiesa di San’Anna: un particolare, le vetrate con l’immagine della Santa.
San Gioacchino ed Sant’Anna
La riflessione si è poi soffermata sui santi Gioacchino e Anna, i genitori della Vergine Maria, la cui vicenda è tramandata non direttamente dalla Bibbia, ma dalla tradizione della Chiesa. Pur segnati dalla sofferenza della sterilità, che nella cultura del tempo rappresentava un motivo di umiliazione, non smisero di confidare nel Signore. “Continuarono a pregare, a fidarsi e ad attendere – ha ricordato padre Jarbson. La loro perseveranza fu premiata con la nascita di Maria, attraverso la quale Dio preparò la venuta del Salvatore. Senza rendersene conto – ha aggiunto – custodirono il tesoro più grande: una casa nella quale Dio si sentì accolto”.
I fedeli alla messa in Sant’Anna nella chiesa di via Scalabrini a Piacenza.
La famiglia prima scuola della fede
Da qui l’invito a riscoprire la famiglia come luogo in cui la fede nasce e viene trasmessa. Citando san Giovanni Paolo II, il celebrante ha ricordato che la famiglia è “il primo santuario della vita e la prima scuola della fede”. Nella casa di Gioacchino e Anna, infatti, Maria imparò a pregare e ad ascoltare la Parola di Dio. Un compito che oggi continua ad appartenere a genitori e nonni, definiti da papa Francesco “memoria vivente di un popolo”, capaci di trasmettere non soltanto tradizioni, ma soprattutto una fede incarnata nella vita.
“La fede non si trasmette con le parole, ma con la testimonianza”, ha ribadito padre Jarbson, ricordando come molti abbiano imparato a pregare osservando i propri nonni o i propri genitori. Riprendendo una celebre espressione di sant’Agostino, ha aggiunto che “le parole muovono, ma gli esempi trascinano”.
La preghiera a Sant’Anna: custodire la presenza di Dio
“Quale tesoro stiamo consegnando ai nostri figli e ai nostri nipoti?. Quale Chiesa stiamo lasciando alle nuove generazioni?”. Sono i due interrogativi che il celebrante ha lasciato ai presenti nella parte conclusiva dell’omelia. La risposta, ha osservato, passa dalla capacità di custodire la presenza di Dio nelle proprie famiglie, costruendo case nelle quali il Signore possa trovare una fede autentica e una vita coerente con il Vangelo. “Chi trova Cristo – ha concluso – ha trovato il vero tesoro”.
Al termine della celebrazione don Riccardo Lisoni ha invitato l’assemblea a recitare insieme la preghiera a Sant’Anna, affidando alla patrona i nonni, le famiglie e tutti coloro che, con semplicità e perseveranza, continuano a trasmettere il dono della fede.
