Da Piacenza a Noto sulle tracce di San Corrado
Un pellegrinaggio, nato dal desiderio di conoscere più da vicino le radici della devozione a San Corrado, è quello cha hanno vissuto un gruppo di piacentini, guidati da don Roberto Ponzini, parroco di San Corrado. Una trasferta tanto desiderata quanto, come raccontano gli stessi partecipanti, anche un po’ “avventurosa”, compiuto in pulmino.
L’occasione è stata la grande festa di San Corrado a Noto, che ha il suo momento principale nell’ultima domenica di agosto. Una celebrazione particolarmente sentita, capace ogni anno di richiamare in città tanti netini che vivono lontano e che tornano nella loro terra proprio per partecipare alla festa, insieme a migliaia di fedeli provenienti da tutta la Sicilia.
La festa di San Corrado coinvolge tutta la città
Il momento più suggestivo è stata la processione serale della domenica. Per oltre tre ore l’urna argentea contenente le reliquie di San Corrado ha attraversato le strade di Noto, accompagnata da una folla imponente e da numerose confraternite.
Accanto ai portatori dell’urna, un ruolo particolare è affidato ai cosiddetti “cilii”, grandi ceri caratterizzati da paralumi in lamiera decorati con scene della vita del santo. Sono centinaia le persone che li portano durante la processione, contribuendo a creare un’immagine di grande forza e partecipazione popolare.
“È una festa – racconta don Roberto – veramente di popolo, molto partecipata. Ci ha colpito vedere quanta gente fosse coinvolta e con quale intensità venisse vissuto questo momento”.
Ma ciò che più ha impressionato i piacentini è stata proprio la maniera, molto concreta e spontanea, con cui i fedeli siciliani esprimono la loro devozione.
Don Roberto Ponzini alla festa di San. Corrado a Noto.
San Corrado è entrato nella vita della gente
“Mi ha colpito – spiega il parroco – la “spregiudicatezza” della devozione, nel senso buono del termine. Le persone non hanno timore di manifestare quello che sentono”.
Durante la processione, infatti, molti fedeli si avvicinano all’urna, la toccano e la baciano. Un gesto semplice, ma carico di significato: affidano al santo le proprie preghiere, le famiglie, le difficoltà, le speranze e le preoccupazioni quotidiane.
“Si percepisce che San Corrado è entrato nella vita della gente. Non è semplicemente un santo ricordato in una celebrazione: è qualcuno a cui le persone affidano concretamente la loro vita”.
È forse questa la sensazione più forte che il gruppo ha portato con sé al ritorno a Piacenza: una fede popolare capace di coinvolgere tutto l’uomo, fatta di gesti, emozioni, preghiera e appartenenza.
Il gruppo dei sacerdoti a Noto con don Roberto Ponzini in occasione della festa di San Corrado.
Un legame che da tempo unisce Piacenza e Noto
Il pellegrinaggio non è nato dal nulla. Tra Piacenza e Noto esiste infatti un legame consolidato nel tempo, alimentato anche dalla presenza di numerosi netini nel Nord Italia. Ogni anno, in occasione della festa piacentina di San Corrado del 19 febbraio, una delegazione dei netini residenti al Nord raggiunge Piacenza per prendere parte alle celebrazioni.
Il viaggio in Sicilia ha così rappresentato un’occasione per rinsaldare un’amicizia già esistente e trasformarla in una conoscenza più diretta.
“Siamo stati accolti – sottolinea don Roberto – davvero con grande calore e fraternità. Abbiamo incontrato l’Arciprete della Cattedrale, il Vicario generale e anche il Vescovo di Noto, che ci ha manifestato il desiderio di poter venire a Piacenza”.
Un’accoglienza che ha lasciato il segno e che ha fatto sentire il gruppo piacentino non come un gruppo di semplici visitatori, ma come una comunità sorella arrivata per condividere una festa e una devozione comune.
La visita dei pellegrini piacentini all’eremo di San Corrado a Noto.
San Corrado, dall’eremo alla folla: un’apparente contraddizione
C’è poi un’immagine che don Roberto porta con sé e che sembra racchiudere il significato più profondo dell’esperienza. Da una parte c’è San Corrado, uomo che scelse la solitudine e la vita eremitica. Dall’altra c’è la festa di Noto, con l’urna del santo che viene portata per le strade, fatta quasi “correre” e “ballare” in mezzo a una folla immensa.
“È quasi un ossimoro – osserva don Roberto –. La vita di San Corrado è stata segnata dalla solitudine, dall’eremo, dal silenzio. E poi lo si vede portato in mezzo a una folla enorme, in una festa piena di entusiasmo e di gesti molto forti”.
Una contraddizione solo apparente. Perché proprio quella vita nascosta, lontana dal rumore, è diventata nel tempo sorgente di una devozione capace di attraversare le generazioni.
“È interessante vedere come la sua santità, nata nella solitudine, sia poi cresciuta e si sia rafforzata nella gente”.
Abbiamo ricevuto tanta fede
Al ritorno, il bilancio del pellegrinaggio è soprattutto un bilancio di gratitudine. I parrocchiani hanno espresso soddisfazione e gioia per aver vissuto questa esperienza, nonostante le difficoltà e la fatica del viaggio.
“Sono tornati – racconta don Roberto – contenti, ed hanno detto di aver ricevuto tante grazie, tanta fede, tanta partecipazione».
E, accanto alla dimensione spirituale, sono rimasti anche i ricordi più semplici e simpatici. Il caldo siciliano ha portato il gruppo a concedersi diverse granite, tanto che, scherzando, i piacentini sono stati ribattezzati “la compagnia delle granite”.
Un piccolo aneddoto che racconta il clima di amicizia vissuto durante quei giorni e che rende ancora più umano un pellegrinaggio fatto di incontri, preghiera e condivisione.
