E’ morto don Leonardo Bargazzi, a lungo parroco di San Sepolcro
di Redazione  
24 Luglio 2026

E’ morto don Leonardo Bargazzi, a lungo parroco di San Sepolcro

E’ morto don Leonardo Bargazzi. Classe 1932, originario di Bacedasco, è stato ordinato dal vescovo Umberto Malchiodi il 30 maggio ’56 in Cattedrale: in questo anno aveva raggiunto il traguardo dei settant’anni di ordinazione sacerdotale.
Domenica 26 luglio alle ore 20.30 sarà recitato il rosario in Cattedrale; i funerali si svolgeranno lunedì 27 luglio, orario da definirsi, e saranno presieduti dal vescovo mons. Adriano Cevolotto.

Ricordiamo don Bargazzi attraverso la recente intervista rilasciata al Nuovo Giornale a firma di Davide Maloberti in occasione della Santa Pasqua.

La nascita della sua vocazione

La nascita della sua vocazione ha dell’incredibile. Il parroco di Bacedasco, don Leopoldo Tirelli, sussurra una proposta al piccolo Leo, chierichetto fedele: “ti piacerebbe andare in seminario?”. Lui obietta: “ma che cos’è il Seminario?”. Risposta secca: “è la fabbrica dei preti”. “Io – racconta oggi – mi sono fidato. Anche i miei genitori erano d’accordo per questa scelta e così sono partito”.

Don  Leonardo Bargazzi

Don Bargazzi con il fratello Franco, la cognata Tina, le nipoti Rossella e Luisa e i genitori Giuseppe e Rosa.

Si va a Rivergaro

Dopo la prima media fatta a Castell’Arquato, Leonardo entra al seminario di via Scalabrini accolto dal rettore Agostino Pallaroni: “ero un ragazzino molto timido”. Quando finisce gli studi viene inviato a Rivergaro con don Anacleto Mazzoni (“un vero papà!”, commenta). Al padre Giuseppe era arrivata la notizia che il loro figlio l’avrebbero mandato in montagna. Subito il papà si precipita dal vicario generale Giacomo Ferrari. Pericolo arginato, per due anni si va sulle prime colline della val Trebbia. Non si spegne, però, in don Leo il desiderio di fare il missionario comboniano. Il vescovo Malchiodi però, su proposta di mons. Celso Perini, lo destina al Seminario come direttore spirituale dei seminaristi più giovani: “farai il missionario in seminario!”. Cosa ancor più incredibile, un giovane rivergarese, Romano Segalini, si offre di partire lui per l’Africa e diventa comboniano al suo posto. Intanto don Leo si laurea in teologia con una tesi su Rosmini alla Pontificia Università Lateranense.
Alla fine degli anni ’60 dal quartiere San Sepolcro a Piacenza se ne vanno i Salesiani; cominciano i primi segni della crisi delle vocazioni. Mons. Malchiodi invia don Leo. “La parrocchia, che allora contava 7mila abitanti, era divisa in tre aree – spiega oggi il sacerdote -: il quartiere Ciano, dove erano tutti «rossi»; via Taverna con i commercianti e i piccoli uffici; viale Malta con gli ufficiali e sottufficiali dell’esercito, dove molti erano «di destra». Era difficile metterli insieme con idee così diverse”.
Don Leo non si demoralizza: rinnova la canonica, il vecchio cinema si trasforma nella moderna sala Paolo VI che accoglierà convegni e conferenze, nasce il centro sportivo con campi da calcio e tennis grazie anche al supporto del fratello Franco, allora alla guida del Coni piacentino.

 

DonLeonardo Bargazzi

Don Bargazzi con il vescovo di Fidenza mons. Mario Zanchin (a sinistra) e il cerimoniere Marco Pollina.

In missione in Svezia

Nel ’74 viene invitato a confessare alla parrocchia della SS. Trinità. Muoveva i primi passi il Cammino neocatecumenale. “Ho conosciuto i responsabili e li ho portati a visitare San Sepolcro; fra questi, padre Mario Pezzi, stretto collaboratore dell’iniziatore Kiko Argüello. Sono nate nel tempo quattro comunità. Alcuni in parrocchia erano contrari, ma la mia determinazione ha prevalso”. Nel 1985 don Leo prende parte a una missione in Europa con il “Cammino”; gli tocca in sorteggio una città del sud della Svezia insieme a un laico spagnolo. Al ritorno, racconta la sua esperienza anche di fronte a Giovanni Paolo II su invito dello stesso Argüello.

Il bello del confessare

Lasciata la parrocchia di San Sepolcro, don Leo, che è stato anche responsabile diocesano per l’ecumenismo, diventa canonico del Duomo. Il vescovo Monari si accorge dell’attenzione che il sacerdote dedica al ministero delle confessioni e lo nomina penitenziere della Cattedrale: “Arrivavano in tanti – racconta -. Era una meraviglia far sperimentare la misericordia di Dio”.
Da alcuni anni è all’istituto Madonna della Bomba; per motivi di salute gli è stata amputata una gamba: “è la stagione più feconda del mio ministero – dice con il sorriso sulle labbra -. Leggo molti libri e la Bibbia, anche nell’originale greco”. Se qualcuno fosse triste, consigliamo una visita a don Leo, testimone di una gioia che viene da Dio.