A Sidolo ricordato il beato don Beotti
di Laura Caffagnini  
20 Luglio 2026

A Sidolo ricordato il beato don Beotti

“Con gioia e commozione celebriamo il terzo anniversario della beatificazione di don Giuseppe Beotti avvenuta nella Cattedrale di Piacenza il 30 settembre 2023, fortemente voluta da papa Francesco”. Così don Giuseppe Basini, vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, ha introdotto l’Eucaristia che ha presieduto domenica nella frazione di Sidolo a fianco di don Giuseppe Frazzani, co-parroco di Bardi. Portando il saluto del vescovo Adriano, il vicario ha chiesto una preghiera particolare per fra Saul Tambini, di origini sidolesi, nominato recentemente custode della basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi. “Lo affidiamo – ha detto – alla protezione del beato don Giuseppe Beotti perché possa vivere con dedizione e fedeltà il suo ministero”.

Ricordato l’eccidio nazista del 20 luglio 1944

Nella chiesa di Sant’Ambrogio, presente una folta assemblea di valcenesi e valtaresi, c’erano anche Patrizia Calza, sindaca di Gragnano Trebbiense, luogo di nascita di don Beotti, l’assessore Roberto Bertorelli e la consigliera Maria Teresa Angeli del Comune di Bardi e alcuni membri dell’Associazione nazionale partigiani cristiani, tra i quali il presidente di Anpc Piacenza, Mario Spezia. Insieme al Beato, sono state ricordate la altre vittime dell’eccidio nazista del 20 luglio 1944 perpetrato all’interno dell’Operazione Wallenstein che incendiò i paesi dell’appennino parmense-piacentino causando morti, sofferenze e distruzioni. Tra gli otto trucidati c’erano don Francesco Delnevo, 57 anni, parroco di Porcigatone, il diacono bardigiano Italo Subacchi, 22 anni, che erano stati accolti da don Giuseppe, e cinque civili di Borgotaro: Bruno Benci, Giovanni Brugnoli, Girolamo Brugnoli, Giuseppe Ruggeri e Francesco Bozzia, padre di don Mario Bozzia, già vice rettore del Seminario vescovile di Bedonia.

Sidolo ricorda don Beotti

La messa per il beato don Beotti a Sidolo presieduta da don Giuseppe Basini con don Giuseppe Frazzani.

Per don Beotti il grano
è stato più forte della zizzania

Commentando la parabola del grano e della zizzania, don Basini ha detto: “Anche oggi imperversa la guerra; il diavolo continua a seminare violenza, indifferenza e interesse personale. Occorre superare la tentazione dell’impazienza. Il grano e la zizzania si riveleranno per come sono; mai anticipare il giudizio di Dio».
La vita di don Beotti ha rappresentato un grano buono, più forte della zizzania, ha continuato il presbitero bardigiano. “Il tempo ha dato ragione alla sua scelta di offrire spazio a tutti, di difendere i diritti dei parrocchiani. Sull’esempio del Beato, che di fronte al pericolo ha detto ‘Finché c’è un’anima da curare io resto al mio posto’, dovremmo chiedere la forza di pagare il prezzo della testimonianza che ci aspetta, offrire a Dio la nostra vita per difendere sempre qualcuno”.

Il bene fa crescere la vita, come il lievito la pasta

Non si tratta di fare gesti eclatanti, ma sullo stile di Dio, un perdono, un servizio, un sorriso. “La logica di Dio è la piccolezza e il nascondimento del lievito che fa crescere la pasta ma non si riconosce più. Consapevoli dei nostri limiti chiediamo al beato don Beotti di darci la forza di compiere il cammino per diventare testimoni credibili del vangelo di Gesù”.
Abbracciata dalle montagne boscose che vegliano sulla Val Toncina, la variegata comunità – presenti diversi emigranti da Irlanda, Belgio e Gran Bretagna, e le due nipoti del diacono Italo, Lucia e Maria Luisa Subacchi – ha camminato in processione verso i luoghi dell’eccidio. Don Basini ha detto: “Riportiamo al cuore il dolore di quel giorno, ma anche l’amore grande, perché il martire non è un uomo sconfitto ma uno che ha portato a compimento la propria vita. Ricordiamo in questo silenzio tutti coloro che ci hanno aiutati a crescere in umanità e fede. Quello che abbiamo lo dobbiamo a chi si è preso cura di noi, familiari, insegnanti, amici e chi ha lottato per la libertà e l’eguaglianza nel nostro paese. Che anche noi possiamo essere all’altezza dell’eredità che abbiamo ricevuto”.

 

 

Sidolo ricorda don Beotti

L’intervento di Patrizia Calza, sindaco di Gragnano paese d’origine di don Beotti.

L’importanza del perdono

Nel suo messaggio, l’assessore Bertorelli ha sottolineato: «C’è molto male nel mondo ma anche tanto bene, che dobbiamo tenere ben scolpito dentro di noi. Sidolo ci consegna una domanda: che cosa facciamo quando qualcuno, spaventato, bussa alla nostra porta? Da che parte scegliamo di stare?».
Il messaggio di don Beotti è per tutti, credenti e non credenti, ha detto la sindaca Calza. “Il Beato è espressione di valori importanti come il rispetto, l’accoglienza, la solidarietà, l’amore per i giovani, la libertà e la democrazia, che ha testimoniato con il sacrificio della sua vita. Ha combattuto l’indifferenza facendo la scelta della mitezza e dell’amore. Anche noi abbiamo molto da imparare: accadono fatti che ci spingono a reagire in una modalità che crea separazione nella comunità. Invece dobbiamo cercare di valorizzare ciò che ci unisce, considerando che ogni essere umano ha valore, infatti la reazione di don Giuseppe è stata il perdono anche verso chi gli toglieva la vita. Dobbiamo guardare a lui e a tanti altri per essere migliori. Giornate come questa ci aiutano a crescere come singoli e come comunità”.

Al termine della commemorazione gli abitanti di Sidolo hanno invitato i partecipanti in un giardino ombreggiato dove attorno a un rinfresco è continuata la costruzione di quella comunità per la quale ha vissuto il beato don Giuseppe.