Visita pastorale: le lettere al Vicariato Valnure
Non una semplice formalità burocratica o un passaggio istituzionale, ma un segno forte di comunione e una risposta concreta al bisogno di relazioni autentiche. Così il Vescovo mons. Adriano Cevolotto ha spiegato il significato della celebrazione di consegna delle lettere a seguito della Visita pastorale ieri sera nella chiesa di Podenzano nell’appuntamento per il Vicariato Valnure, l’ultimo dei sette della diocesi a vivere questo passaggio.
La scelta di consegnare di persona le lettere pastorali, riunendosi insieme – ha evidenziato mons. Cevolotto -, testimonia la precisa volontà di mantenere vivo il legame comunitario, preferendo l’incontro fraterno alla fredda comodità di una spedizione via email. Hanno risposto alla chiamata i sacerdoti ed i diaconi in servizio nel Vicariato, insieme ai rappresentanti dei Consigli pastorali e delle Koinonie che hanno ricevuto la lettera – una per ogni Comunità pastorale ed una comune per il Vicariato – dalle mani del Vescovo. La celebrazione ha segnato anche l’avvio di un cammino sotto la guida del nuovo Vicario foraneo della Valnure, don Silvio Cavalli, parroco di Turro e Gariga e moderatore della Cpa 1. “Le lettere – ha sottolineato don Cavalli accogliendo il Vescovo a nome delle comunità – ci saranno di aiuto per camminare nella comunione tra noi e con lei, col forte desiderio di essere un segno vivo di Gesù nella nostra terra. Non nascondiamo che a volte non mancano le difficoltà, ma vogliamo accogliere questo nuovo cammino anche come un’occasione grande per ripartire come discepoli di Gesù”.
Un momento della celebrazione della Parola a Podenzano in occasione della consegna delle lettere della Visita pastorale.
La comunione come risposta alle divisioni e custodia delle differenze
Testimonianza e relazioni sono il cuore della Visita pastorale che hanno fatto da filo conduttore anche nella consegna delle lettere. “Un amore più grande ci precede”, ha richiamato mons. Cevolotto, ricondando l’invito di Gesù: “Siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato”. Ecco allora il primo segno di testimonianza: la vittoria sulle divisioni, sul sospetto e su qualsiasi forma di presa di distanza dall’altro. Unità, tuttavia, non significa appiattimento o omologazione. L’unità che Gesù chiede ai suoi discepoli di ieri e di oggi è un’unità che valorizza e compone le differenze, ma non le elimina. E infatti l’unità non è una conquista definitiva una volta per tutte, ma un equilibrio dinamico – ha precisato mons. Cevolotto – a cercare e ricostruire continuamente con i gesti e con le scelte quotidiane. “Se si mantiene fermo questo orizzonte, diventa possibile affrontare e vincere qualsiasi sfida”.
Il Vescovo durante il suo intervento.
Chi siamo e a cosa siamo chiamati?
Riprendendo la lettera di San Pietro proclamata durante la celebrazione, il Vescovo ha consegnato tre grandi consapevolezze che aiutano a definire l’identità e la missione di una comunità cristiana in cammino.
Siamo “dei graziati”: “Abbiamo ricevuto il medesimo e prezioso dono della fede. Non per questo siamo i migliori o dei privilegiati rispetto agli altri, ma custodi consapevoli di una grazia gratuita”, ha ricordato il Vescovo.
Non solo abbiamo ricevuto la grazia della fede, ma “siamo attrezzati per vivere nella fede”. Dio, cioè, ha donato ai suoi tutto ciò che è necessario per realizzare una vita santa. Nelle comunità c’è già un cammino in atto che non va dato per scontato e che ha come meta l’amore fraterno e la carità.
L’apostolo Pietro invita infine – ed il Vescovo rilancia l’invito – a “rendere salda la chiamata”. rendere visibile l’amore di Dio nella storia. La responsabilità dei credenti richiede una risposta paziente, coraggiosa e perseverante.
Ci si può sentire inadeguati, incapaci. Ma non bisogna temere. “La forza nasce dalla certezza che Gesù ha già pregato per noi nell’Ultima Cena.
Il Vescovo consegna le lettere a don Silvio Cavalli e ai rappresentanti della Cpa 1 della Valnure.
Due lettere per tracciare il futuro
È con questa premessa che la celebrazione è continuata con la consegna delle lettere, una rivolta al Vicariato Valnure nel suo complesso e una alla singola comunità pastorale. Si tratta di scritti dal tono familiare e dialogico, che vogliono condividere da vicino l’esperienza vissuta. Il Vescovo ha ribadito che non contenfono un elenco di cose da fare, bensì “bensì l’invito a fare discernimento per individuare pochissime priorità – una o due al massimo – e avviare dei processi concreti che tengano conto del cammino diocesano. In questo percorso, un ruolo chiave sarà svolto dal referente diocesano per ogni comunità pastorale, una figura nata per aiutare le realtà a mettersi in cammino insieme alla diocesi”.
L’obiettivo non è chiudere, è custodire la vita
Uno dei temi più delicati riguarda il processo di accorpamento delle piccole comunità, particolarmente sentito nella parte alta del Vicariato Valnure. La linea espressa è molto chiara: per tenere vive queste realtà servono relazioni forti che diano sostegno. Il Vescovo ha specificato che non si tratta di compiere atti canonici immediati, ma di iniziare a immaginare e a “mettere insieme” le comunità per renderle più forti. L’obiettivo fondamentale non è chiudere i presidi territoriali, ma evitare l’implosione di realtà che, da sole, farebbero fatica a sopravvivere.
I rappresentanti delle Cpa della Valnure in attesa di ricevere le lettere dal Vescovo.
Un cammino che continua
La Visita pastorale non si conclude con la consegna delle lettere. Mons. Cevolotto ha annunciato l’intenzione di ritornare in Valnure per capire come le comunità abbiano recepito le lettere, quali siano gli aspetti su cui si sta puntando e quali risultino più laboriosi. Saranno previsti anche incontri con i membri dei Consigli parrocchiali per gli Affari Economici, che non aveva avuto modo di incontrare in precedenza.
Il desiderio profondo resta quello di coltivare la relazione, sentirsi parte viva della Chiesa e sostenersi a vicenda. In un tempo segnato da grandi sfide, la comunione rimane il vero segreto.
