“Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore”
di Don Andrea Campisi  
14 Maggio 2026

“Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore”

Venerdì 8 maggio il Santo Padre si è recato in visita pastorale a Pompei e Napoli. Nella mattinata ha celebrato l’eucaristia in piazza Bartolo Longo presso il santuario di Pompei.
Il Papa ha ricordato che nel 1876 “ponendo la prima pietra di questo Santuario, nel luogo in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo aveva sepolto sotto la cenere i segni di una grande civiltà proteggendoli per secoli, San Bartolo Longo, insieme alla moglie contessa Marianna Farnararo De Fusco, gettava le basi non solo di un tempio, ma di una intera città mariana. Così egli esprimeva la consapevolezza di un disegno di Dio, che San Giovanni Paolo II, parlando in questo luogo di grazia, a conclusione dell’Anno del Rosario, rilanciava per il Terzo Millennio, nella prospettiva della nuova evangelizzazione: “Oggi – egli diceva – come ai tempi dell’antica Pompei, è necessario annunciare Cristo a una società che si va allontanando dai valori cristiani e ne smarrisce persino la memoria”. Leone ha anche ricordato che il giorno della sua elezione era proprio la giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei.

Madre della misericordia

Il Vangelo dell’Annunciazione ci introduce al momento in cui il Verbo di Dio si fa carne nel grembo di Maria. Da questo grembo si irradia la Luce che dà il senso pieno alla storia e al mondo. Il saluto che l’angelo Gabriele rivolge alla Vergine è un invito a gioire: “Rallegrati, piena di grazia”. Sì, l’Ave Maria è un invito alla gioia: dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanità provata dal peccato e pertanto sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia, che prende in Gesù un volto umano. Maria diventa così Madre della misericordia, discepola della Parola e strumento della sua incarnazione, si rivela davvero la “piena di grazia”.
Tutto in lei è grazia! Offrendo al Verbo la propria carne, ella diventa anche, come insegna il Concilio Vaticano II sulla scorta di Sant’Agostino, “madre delle membra (di Cristo) … perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra”. Nell’“Eccomi” di Maria nasce non soltanto Gesù, ma anche la Chiesa, e Maria diventa insieme Madre di Dio – Theotòkos – e Madre della Chiesa. (8 maggio 2026, Omelia)

 

“Tutto avviene nella potenza dello Spirito Santo, che adombra Maria e rende fecondo il suo grembo verginale”. Da questo momento della storia germoglia la preghiera del Santo Rosario.

Il rosario

Una preghiera che, sorta e sviluppatasi progressivamente nel secondo Millennio, affonda le radici nella storia della salvezza, e proprio nel Saluto dell’Angelo alla Vergine ha come il suo preludio. “Ave Maria”! La ripetizione di questa preghiera nel Rosario è come l’eco del saluto di Gabriele, un’eco che attraversa i secoli e guida lo sguardo del credente a Gesù, visto con gli occhi e il cuore della Madre. Gesù adorato, contemplato, assimilato in ciascuno dei suoi misteri, affinché con San Paolo possiamo dire: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me”. L’Ave Maria che si ripete nel Santo Rosario è un atto di amore. Non è forse proprio dell’amore ripetere senza stancarsi: “Ti voglio bene”? Generazioni di credenti sono state plasmate e custodite da questa preghiera, semplice e popolare, e al tempo stesso capace di altezze mistiche e scrigno della più essenziale teologia cristiana. (idem)

 

Se la Liturgia delle Ore scandisce i tempi della lode della Chiesa, il Rosario scandisce il ritmo della nostra vita riportandola continuamente a Gesù e all’eucaristia.

Il cammino contemplativo

Ripetendolo in ogni Ave Maria, facciamo in qualche modo l’esperienza della casa di Nazaret, quasi riascoltando la voce di Maria e di Giuseppe nei lunghi anni in cui Gesù visse con loro. Facciamo anche l’esperienza del Cenacolo, dove gli Apostoli con Maria attesero l’effusione dello Spirito Santo. Come non pensare che, in quel tempo tra l’Ascensione e la Pentecoste, Maria e gli Apostoli facessero a gara nel ricordare i diversi momenti della vita di Gesù? Non doveva sfuggirne nessun dettaglio! Tutto era da ricordare, assimilare, imitare. Nasce così il cammino contemplativo della Chiesa, di cui, a somiglianza dell’Anno liturgico, il Rosario offre la sintesi nella meditazione quotidiana dei santi Misteri. Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, questa potenza divina dell’amore che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato. Crediamo in Lui, speriamo in Lui, seguiamo Lui! (idem)

 

Se la Liturgia delle Ore
scandisce il tempo della lode della Chiesa,
il Rosario scandisce il ritmo della nostra vita
riportandola a Gesù e all’eucaristia.
Generazioni di credenti
sono state plasmate da questa preghiera

 

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