“La cura delle persone fragili è un segno importante della qualità della vita sociale di un Paese”
Si è concluso il viaggio apostolico del Papa in Africa. Nei quattro Paesi visitati, Leone XIV
ha fatto anche tappa in un orfanotrofio, in una casa per anziani e in un ospedale psichiatrico
Si è concluso il 23 aprile il lungo viaggio apostolico di papa Leone in quattro paesi dell’Africa. Si è trattato di un viaggio molto intenso e ricco di incontri. In tutti i Paesi che ha visitato il Santo Padre ha voluto fermarsi in alcuni luoghi di cura delle persone più fragili. Questi incontri non hanno avuto molta visibilità nei media, ma sono stati di grande importanza.
In Camerun ha visitato a Yaounde un orfanotrofio.
La fraternità in Gesù. Voi formate una vera famiglia e qui incontrate fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia. In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere. Cari bambini, so che molti di voi hanno attraversato prove difficili. Alcuni hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza. Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite. Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo. Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto. (15 aprile 2026, Discorso)
In Angola Leone ha visitato una casa per anziani.
L’amicizia di Gesù. Mi ha colpito sentire che voi chiamate questo luogo “lar”, che parla di famiglia. Ringrazio Dio per questo, e spero che tutti voi possiate davvero vivere qui in un ambiente familiare, per quanto possibile. Gesù amava stare a casa dei suoi amici. Il Vangelo ci dice che andava nella casa di Pietro, a Cafarnao, dove un giorno guarì la sua suocera. Ci ricorda la sua amicizia con Maria, Marta e Lazzaro: nella loro casa, a Betania, era accolto come Maestro e Signore e nello stesso tempo con familiarità. Mi piace pensare che Gesù abita anche qui, in questa casa. Sì, Lui dimora in mezzo a voi ogni volta che cercate di volervi bene e di aiutarvi a vicenda come fratelli e sorelle. Ogni volta che, dopo un’incomprensione o una piccola offesa, sapete perdonarvi e riconciliarvi. Ogni volta che, alcuni di voi o tutti insieme, pregate con semplicità e umiltà. La cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese. E non dimentichiamo: le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo. E dobbiamo loro riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità. (20 aprile 2026, Discorso)
In Guinea è stato molto significativo l’incontro con gli operatori e gli assistiti di un ospedale psichiatrico dove, riprendendo le parole del direttore che aveva affermato che “una società veramente grande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore”, il Papa ha voluto sottolineare che “questo è un principio di civiltà che ha radici cristiane”.
Servire la vita umana. Ogni volta che visito un ospedale, una casa di accoglienza per persone che hanno magari alcune malattie o difficoltà, provo sentimenti contrastanti: da un lato, provo dolore o tristezza per le persone che stanno soffrendo, che spesso portano in sé un dolore molto grande, a volte con ferite visibili e a volte con ferite che nessuno vede, ma che la persona stessa sa di portare nel proprio cuore, nella propria vita. Provo dolore per le famiglie che spesso non sanno come accompagnare il paziente e aiutarlo. Ma al tempo stesso provo ammirazione e conforto per tutto ciò che lì ogni giorno si fa per servire la vita umana. Anche qui mi succede questo, ma oggi in me, e spero anche in tutti voi, prevale la gioia e la speranza: la gioia di incontrarci nel nome del Signore, la gioia e la speranza di sapere che ci stiamo prendendo cura di chi vive una condizione di fragilità. Gesù è venuto ad amarci come siamo, ma non per lasciarci così, per prendersi cura di noi!
E un ospedale, specialmente se ha un’ispirazione cristiana, è proprio questo: un luogo dove la persona è accolta così com’è, rispettata nella sua fragilità, ma per aiutarla a stare meglio, in una visione integrale. A tale scopo la dimensione spirituale è essenziale. (21 aprile 2026, Discorso)
Provo ammirazione e conforto
per tutto ciò che ogni giorno si fa
per servire la vita umana.
Ogni persona deve essere rispettata
nella sua fragilità.
Per questo la dimensione spirituale
è essenziale
