“Dio ci serve davvero, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco la sua onnipotenza”
di Don Andrea Campisi  
15 Aprile 2026

“Dio ci serve davvero, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco la sua onnipotenza”

Nella sua prima messa “In Coena Domini”, Leone XIV ha invitato a varcare la soglia del triduo pasquale non come spettatori, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso

Riprendiamo le parole del Santo Padre dall’omelia per la messa in Coena Domini che ha celebrato nella basilica di San Giovanni in Laterano.
Il Papa ha invitato a varcare la soglia del Triduo Pasquale “non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso: come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi Sacramento di salvezza. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso”.

Esempio. Egli lava i piedi ai suoi apostoli, dicendo: “Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”. Il gesto del Signore fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. È un esempio del sacramento: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita. L’evangelista Giovanni sceglie la parola greca upódeigma per raccontare l’evento cui è stato presente: significa “ciò che è mostrato proprio sotto gli occhi”. Quel che il Signore ci fa vedere, prendendo l’acqua, il catino e il grembiule, è molto di più che un modello morale. Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile. Facendo propria la condizione del servo, il Figlio rivela la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza. (Messa in Coena Domini, San Giovanni in Laterano, 2 aprile 2026)

 

Come Pietro, che dapprima resiste all’iniziativa di Gesù, anche noi dobbiamo, come diceva Benedetto XVI, “apprendere sempre di nuovo che la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza, perché sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione”.

Vero Dio e vero uomo. Noi siamo sempre tentati di cercare un Dio che “ci serve”, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere. Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma. Col suo gesto, infatti, Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore. Abbiamo bisogno del suo esempio per imparare ad amare, non perché ne siamo incapaci, ma proprio per educare noi stessi, gli uni gli altri, all’amore vero. Imparare ad agire come Gesù, segno che Dio imprime nella storia del mondo, è il compito di tutta una vita. (idem)

 

Egli è il criterio autentico, il “Maestro e Signore” che toglie tutte le maschere del divino e dell’umano.

Lavando la nostra carne, Gesù purifica la nostra anima

Il servizio. Il suo esempio non lo offre quando tutti sono felici e gli vogliono bene, ma nella notte in cui veniva tradito, nel buio dell’incomprensione e della violenza, affinché sia ben chiaro che il Signore non ci ama perché siamo buoni e puri: ci ama, e perciò ci perdona e ci purifica.
Il Signore non ci ama se ci facciamo lavare dalla sua misericordia: ci ama, e perciò ci lava, sicché possiamo corrispondere al suo amore. Impariamo da Gesù questo servizio reciproco. Non ci chiede infatti di ricambiarlo verso di Lui, ma di condividerlo fra noi: “Dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. Così commentava papa Francesco: questo “è un dovere che mi viene dal cuore. Lo amo. Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato”. Egli non parlava di un astratto imperativo, un comando formale e vuoto, ma esprimeva il suo obbediente fervore per la carità di Cristo, fonte ed esempio della nostra carità.
L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore. Lasciarci servire dal Signore è dunque condizione per servire come ha fatto Lui. “Se non ti lasci lavare”, disse Gesù a Pietro, “non avrai parte con me”: se non mi accogli come servo, non puoi credermi e seguirmi come Signore. Lavando la nostra carne, Gesù purifica la nostra anima. In Lui, Dio ha dato esempio non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge. (idem)

Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo,
per amore suo. E il dono divino ci trasforma.
Con il suo gesto, infatti, Gesù purifica
non solo la nostra immagine di Dio
dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata,
ma purifica la nostra immagine dell’uomo,
che si ritiene potente quando domina,
che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale

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