«Il mondo ha bisogno di pastori che diffondano il profumo della santità di Cristo»
Leone XIV ha firmato il messaggio per la Giornata per la santificazione sacerdotale: siamo chiamati a essere contemplativi in azione e misericordiosi e fedeli nella prova
In occasione della Giornata per la santificazione sacerdotale, il 12 giugno, nel giorno della Solennità del Sacro Cuore, Leone XIV ha indirizzato ai sacerdoti un messaggio nel quale ha ripreso le parole che Dio indirizzò al popolo di Israele: “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo”.
È una chiamata che attraversa i secoli e che risuona anche oggi per ogni credente e, in modo particolarmente esigente, per i sacerdoti: “la santità non è un’opzione fra le tante né un ideale astratto: chiama in causa la stessa identità di ogni persona che vuole partecipare alla vita del Risorto”.
Partecipazione al mistero di Cristo
Dio ci invita a partecipare alla sua stessa santità. Quando ci chiama ad essere santi perché Egli è santo, ci indica la via da percorrere: lasciarci plasmare secondo il suo Cuore. E per noi, carissimi fratelli, questa chiamata è particolarmente radicale.
Il Signore ha promesso: “Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza”. La santità che ci è richiesta è un abbandono fiducioso: lasciarci trasformare dal suo Santo Spirito.
Eppure proprio qui emerge il grande paradosso della nostra vita sacerdotale: siamo chiamati a partecipare alla stessa santità di Dio, ma portiamo questo tesoro in vasi di creta, siamo limitati e imperfetti, spesso segnati da debolezze e stanchezze, talvolta da ferite.
Come può un cuore umano, così vulnerabile, rispondere a una chiamata così alta? Il sacerdote vive questa tensione, ma sa dove trovare pace: nel costato aperto del Signore Gesù. (12 giugno 2026, Messaggio)
Nell’Ordinazione i sacerdoti sono stati configurati a Cristo, ma il dono della grazia va rinnovato attraverso la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, il servizio umile ai fratelli e alle sorelle.
Corrispondere alla grazia
La santità, invano cercata con sforzi isolati, si rivelerà per ciò che è: corrispondenza alla grazia che ci previene, ci sostiene, ci trasfigura. Non esistono, infatti, compartimenti separati nella nostra umanità.
La preghiera, il ministero, le relazioni, la stanchezza, le gioie e i fallimenti, persino il tempo apparentemente perduto o l’amore che sembra sprecato, tutto diventa luogo privilegiato del rivelarsi di Dio e del suo amore infinito.
Il sacerdote con un cuore integro, semplice e puro, è contemplativo nel mezzo dell’azione, misericordioso, fedele nella prova, gioioso nel dono di sé.
Il mondo ha un grande bisogno di pastori che non offrano solo parole o programmi, ma la testimonianza viva di un cuore riconciliato, diffondendo il buon profumo della santità di Cristo. (idem)
La risposta alla vocazione ad essere santi non sta tanto nello sforzo di ascesi e perfezione, pur necessario, ma nell’adesione fiduciosa all’amore rivelato nel Cuore trafitto di Gesù. Il Sacro Cuore di Gesù è icona per eccellenza dell’amore di Dio: un amore onnipotente proprio perché capace di farsi vulnerabile, di mutare il dolore in grazia, la sofferenza in speranza.
Il Cuore di Cristo è il cuore dei santi
Quel Cuore benedetto dunque è il “luogo” in cui la santità si mostra come prossimità e tenerezza.
La santità del sacerdote allora può manifestarsi nella vicinanza umile e coraggiosa, nell’essere di tutti e per tutti, tenendo aperta la porta del recinto affinché molti possano entrare e trovare pascolo e riposo. Per questo, ci è richiesta una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto.
Così, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Gesù, si realizza il nostro cammino di santità. Non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo.
Una santità così non si vive da soli.
Abbiate cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce. Ce lo ricorda ancora Sant’Agostino: “Come non trovarci nelle tenebre? Amando i fratelli. Quale la prova che amiamo i fratelli? Questa: che non rompiamo l’unità e osserviamo la carità”.
