Il Papa ai preti: «Tenete aperta la porta della Chiesa»
di Don Andrea Campisi  
07 Maggio 2026

Il Papa ai preti: «Tenete aperta la porta della Chiesa»

Il Papa parla ai preti. Il 26 aprile il Santo Padre ha celebrato nella Basilica Vaticana la messa nel corso della quale ha conferito l’Ordinazione Presbiterale a otto diaconi. Nel contesto quindi della IV domenica di Pasqua, domenica del buon Pastore, Leone ha tratteggiato la missione affidata ai presbiteri al servizio della comunità cristiana: “il servizio del prete è un ministero di comunione. La vita in abbondanza, infatti, viene a noi nel personalissimo incontro con la persona del Figlio, ma ci apre subito gli occhi su un popolo di fratelli e sorelle che già sperimentano, o che ancora ricercano, il potere di diventare figli di Dio”. Rileggiamo alcuni passaggi rivolti ai nuovi preti e non solo.

 

I preti e il legame con Cristo

Ecco un primo segreto nella vita del prete. Più profondo è il vostro legame con Cristo, più radicale è la vostra appartenenza alla comune umanità. Non c’è contrapposizione, né competizione, tra il cielo e la terra: in Gesù si saldano per sempre.
Questo mistero vivo e dinamico impegna il cuore in un amore indissolubile: lo impegna e lo riempie. Certo, come l’amore degli sposi, così l’amore che ispira il celibato per il Regno di Dio va custodito e sempre rinnovato, perché ogni vero affetto matura e diventa fecondo nel tempo.
Siete chiamati a uno specifico, delicato, difficile modo di amare e, ancora di più, di lasciarvi amare, nella libertà. Un modo che potrà fare di voi, oltre che dei buoni preti, anche dei cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale. (26 aprile 2026, Omelia)

 

Gesù dimostra di conoscere la crudeltà del mondo in cui cammina con noi, parla di tante forme di aggressione fisica e spirituale, evoca figure come i ladri e i briganti: “tuttavia, questo non lo distoglie dal donare la sua vita. La denuncia non diventa rinuncia, il pericolo non induce alla fuga”.

 

Non avere paura

Ecco un secondo segreto per la vita dei preti: la realtà non deve farci paura. A chiamarci è il Signore della vita. Il ministero che vi viene affidato, carissimi, comunichi la pace di chi, anche fra i pericoli, sa perché è sicuro.
Oggi il bisogno di sicurezza rende aggressivi gli animi, chiude su sé stesse le comunità, induce a cercare nemici e capri espiatori. C’è spesso paura attorno a noi e forse dentro di noi.
La vostra sicurezza non risieda nel ruolo che avete, ma nella vita, morte e risurrezione di Gesù, nella storia di salvezza a cui partecipate col vostro popolo. È una salvezza che già opera in tanto bene compiuto silenziosamente, fra persone di buona volontà, nelle parrocchie e negli ambienti a cui vi farete prossimi, come compagni di viaggio.
Ciò che annunciate e celebrate vi custodirà anche in situazioni e tempi difficili. (idem)

 

“Tenere libera la soglia e indicarla senza troppe parole”

Il Papa ha quindi richiamato ai novelli preti l’immagine della porta e ha indicato un compito “tenere libera la soglia e indicarla, senza bisogno di troppe parole”. La porta della “Chiesa infatti è aperta non per estraniarci dalla vita: la vita non si esaurisce in parrocchia, nell’associazione, nel movimento, nel gruppo. Chi è salvato esce e trova pascolo”.

 

La porta

Nell’iniziare altri alla fede, ravviverete la vostra. Con gli altri battezzati varcherete ogni giorno la soglia del Mistero, quella soglia che ha il volto e il nome di Gesù. Non nascondete mai questa porta santa, non bloccatela, non siate di impedimento a chi vuole entrare. “Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito”: è il rimprovero amaro di Gesù a coloro che hanno nascosto la chiave di un passaggio che doveva essere aperto a tutti.
Oggi più che mai, specialmente dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa, tenete la porta aperta! Lasciate entrare e siate pronti a uscire. È un altro segreto per la vostra vita: voi siete un canale, non un filtro.
Molti credono di sapere già cosa c’è oltre quella soglia. Portano con sé ricordi, magari di un passato lontano; spesso c’è qualcosa di vivo che non si è spento e che attrae; a volte, però, c’è dell’altro, che ancora sanguina e respinge. Il Signore sa e attende. Siate riflesso della sua pazienza e della sua tenerezza. Voi siete di tutti e siete per tutti! (idem)

 

Siete chiamati a uno specifico, delicato, difficile modo
di amare e, ancora di più, di lasciarvi amare, nella libertà.
Un modo che potrà fare di voi, oltre che dei buoni preti,
anche dei cittadini onesti, disponibili,
costruttori di pace e di amicizia sociale. La realtà non deve
farci paura. A chiamarci è il Signore della vita

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