Dalla predicazione al servizio ai poveri: il culmine di tutto è la liturgia
di Don Andrea Campisi  
03 Giugno 2026

Dalla predicazione al servizio ai poveri: il culmine di tutto è la liturgia

Il Papa commenta la “Sacrosanctum Concilium”: non era una semplice riforma dei riti, ma la riscoperta del legame con Cristo alla base della Chiesa

Papa Leone ha iniziato il 20 maggio una serie di catechesi sul primo documento promulgato nel dicembre 1963 dal Concilio Vaticano II, la Costituzione sulla liturgia, “Sacrosanctum Concilium”: elaborando questa Costituzione, ha chiarito il Santo Padre “i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero”.

La liturgia e il mistero

La liturgia è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, si attua l’opera della nostra redenzione, che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato. Come ha manifestato il triplice rinnovamento – biblico, patristico e liturgico – che ha attraversato la Chiesa nel corso del XX secolo, il Mistero in questione non designa una realtà oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di San Paolo. Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci è reso sacramentalmente presente, così che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita “nel suo nome” siamo immersi in questo Mistero. (20 maggio 2026, Udienza generale)

 

Papa Leone XIV con il patriarca Aram I, Catholikos della Chiesa apostolica armena di Cilicia, che ha partecipato all'udienza generale del 20 maggio 2026

Papa Leone XIV con il patriarca Aram I, Catholikos della Chiesa apostolica armena di Cilicia, presente all’udienza generale del 20 maggio. Leone XIV nell’occasione ha rivolto un nuovo appello alla pace in Libano e nel Medio Oriente ancora travolti dalla guerra. (foto Vatican Media /SIR)

 

Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa. È Lui che nella liturgia, con la potenza del suo Spirito “continua ad agire, santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre ed esercita il suo sacerdozio assolutamente unico”.

La presenza di Cristo

Lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia. È così che, secondo Sant’Agostino, celebrando l’Eucaristia la Chiesa “riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve”: diventa il Corpo di Cristo, “dimora di Dio per mezzo dello Spirito”. Questa è l’opera della nostra redenzione, che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione. Nella santa liturgia, tale comunione si realizza per mezzo dei riti e delle preghiere. La ritualità della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto lex orandi, lex credendi -, e al tempo stesso plasma l’identità ecclesiale: la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e dà forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. (idem)

 

Se la liturgia è al servizio del mistero di Cristo, si comprende perché sia stata definita “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia”.

La liturgia e la vita

È vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane) converge verso questo “culmine”. Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica è al tempo stesso “interiore” ed “esteriore”. Ciò significa pure che essa è chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione: è in questo modo che la nostra vita diventa “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio”, realizzando il nostro “culto spirituale”. (idem)