«La comunione della Chiesa si trova ricercando nei cuori di tutti i punti di incontro nella Verità»
Leone XIV ha approfondito la figura dei Santi Pietro e Paolo
Nell’omelia della messa nella solennità dei santi Pietro e Paolo, papa Leone XIV ha approfondito la figura dei due patroni della città e della diocesi di Roma sottolineando il simbolo delle chiavi affidato da Cristo all’apostolo Pietro.
Secondo tradizione, in questa occasione il Santo Padre ha benedetto e imposto i Sacri Pallii agli Arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell’anno.
Il Pallio è una fascia di lana bianca ornata da croci che esprime “l’impegno di ogni Pastore – ma anche di ogni cristiano – a prendere sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati, come altrettanti agnelli del gregge del Signore, e a sacrificare per loro energie, tempo, fatica, e anche la vita, perché a tutti giunga il Vangelo”.
Nell’omelia Leone ha approfondito la figura dei due patroni della città e della diocesi di Roma, le due colonne della Chiesa, “l’uno scelto da Gesù come pastore del suo gregge e l’altro eletto come apostolo delle genti”.
Conservare la comunione
Pietro, custode del Popolo di Dio, molte volte nel Nuovo Testamento ci appare impegnato a conservare la comunione tra i fratelli.
È lui che, sul lago di Galilea, dopo una notte di lavoro apparentemente inutile, dice al Maestro: “Non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”, e riprende il largo portando anche gli altri con sé.
È ancora lui che, mentre molti si allontanano dal Signore dopo il duro discorso sul Pane di vita, dice al Messia: “Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”, e rimane, insieme agli altri undici.
È sempre lui che a Cesarea riconosce in Gesù il Figlio di Dio e si fa voce di tutti nella professione dell’unica fede.
Anche dopo la Risurrezione, sulle rive del lago, è il primo a raggiungere il Cristo, gettandosi in acqua e precedendo gli altri, a nuoto, per rinnovare umilmente il suo amore e ricevere la conferma della sua missione.
E a tale missione Pietro rimane fedele, anche quando, ad esempio, a Gerusalemme, la questione dell’ammissione al Battesimo dei pagani non circoncisi rischia di spaccare la comunità.
Egli riunisce i fratelli, li ascolta e alla fine, guidato dallo Spirito Santo, prende la decisione, conservando la comunione e inaugurando una stagione nuova per l’intero Popolo di Dio.
(29 giugno 2026, Omelia nella solennità dei santi Pietro e Paolo)
Questa fedele e paziente sollecitudine per l’unità è ben espressa dal simbolo delle chiavi.
La chiave
Una chiave infatti non abbatte le porte, ma le apre e le chiude, ricercando al loro interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti, perché i blocchi si sciolgano, i paletti scorrano e i battenti ruotino liberamente sui cardini, unendo gli ambienti e facendo di tante stanze isolate un’unica casa accogliente.
Allo stesso modo la comunione, nella Chiesa, non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità, alla cui sola luce ciascuno diventa per l’altro strumento di crescita.
Potremmo leggere in questa prospettiva il compito affidato dal Signore a Pietro e ai suoi Successori, a beneficio di tutto il Popolo santo di Dio: ascoltare, con il suo aiuto, le voci di ciascuno, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori, istruire, incoraggiare, esortare e accompagnare i fratelli affinché, docili all’azione del medesimo Spirito, cooperino alla salvezza gli uni degli altri e dell’intera umanità. (29 giugno 2026, Omelia nella solennità dei santi Pietro e Paolo)
Ciò che Dio ha operato nel cuore di Saulo
È questo anche l’insegnamento di Paolo, annunciatore instancabile della Buona Notizia.
Il libro e la spada
Anche Paolo ha dei simboli distintivi: il libro e la spada, strettamente uniti tra loro. Lo spiega bene l’autore della Lettera agli Ebrei, che scrive: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio”, capace di penetrare “fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito” e di discernere “i sentimenti e i pensieri del cuore”. È ciò che Dio ha operato nel cuore del giovane Saulo, conquistandolo e portandolo prima a convertirsi al Vangelo, assumendo un nome nuovo, poi ad annunciarlo in tutto il mondo e infine a testimoniarlo, come Pietro, in questa stessa città, fino al dono della vita.
L’Apostolo delle genti si è lasciato trasformare dalla potenza della Parola di Dio, che lo ha sottratto alla violenza per condurlo sulla via dell’amore.
Sant’Agostino, commentando la sua conversione e la sua missione, diceva: “Dio prese il persecutore della Chiesa e ne fece un messaggero di pace. Gli perdonò tutti i peccati e lo collocò in un ministero dove egli avrebbe potuto perdonare i peccati altrui”. (29 giugno 2026, Omelia nella solennità dei santi Pietro e Paolo)
Una chiave non abbatte le porte,
ma le apre e le chiude, ricercando all’interno
le leve giuste perché i blocchi si sciolgano.
Così fa la Chiesa: non si costruisce
irrigidendosi sulle proprie posizioni
