I sepolcri da aprire nella vita non finiscono mai
di Don Andrea Campisi  
17 Aprile 2026

I sepolcri da aprire nella vita non finiscono mai

Dalle paure ai rancori alle ingiustizie tra i popoli. Ma, avverte il Papa, la morte è stata vinta e non ha più potere su di noi

 

Riprendiamo i passaggi più significativi delle parole di Leone XIV nei giorni di Pasqua.
Il Santo Padre ha ripreso più volte l’immagine della pietra del sepolcro e delle donne che si erano recate alla tomba di Gesù.
Il mattino di Pasqua, le donne, vincendo il dolore e la paura, si sono messe in cammino. Volevano andare alla tomba di Gesù. Si aspettavano di trovarla sigillata, con una grande pietra all’imboccatura e soldati che facevano la guardia.

Il peccato. Questo è il peccato: una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza.
Maria di Magdala e l’altra Maria, però, non se ne sono lasciate intimidire. Sono andate al sepolcro e, grazie alla loro fede e al loro amore, sono state le prime testimoni della Risurrezione.
Nel terremoto e nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”.
L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare. Così il Crocifisso ha regnato dalla croce, l’angelo si è seduto sulla pietra e Gesù si è presentato a loro vivo dicendo “salute a voi”. (4 aprile 2026, Omelia nella veglia pasquale)

 

Il Papa ha fatto notare che “non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili”.

La pietra. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare!
Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carità e nella verità, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’Apostolo Pietro, “con parole di Dio” e di agire “con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio”. (idem)

 

L’annuncio pasquale ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare.

La morte vinta. La morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi! È questo un messaggio non sempre facile da accogliere, una promessa che facciamo fatica ad accogliere, perché il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori.
Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita. (5 aprile 2026, Omelia)

 

Ma come ha vinto Gesù? Qual è la forza con cui ha sconfitto una volta per sempre l’antico Avversario, il Principe di questo mondo? Qual è la potenza con cui è risorto dai morti, non ritornando alla vita di prima, ma entrando nella vita eterna e aprendo così nella propria carne il passaggio da questo mondo al Padre?

La forza di Dio. Questa forza, questa potenza è Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta. Cristo, nostro “Re vittorioso”, ha combattuto e vinto la sua battaglia con l’abbandono fiducioso alla volontà del Padre, al suo disegno di salvezza. Così ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si è fatto carne, per liberare noi schiavi si è fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si è lasciato uccidere sulla croce.
La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta.
È simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso. (idem)

 

“Non lasciamo che queste pietre ci paralizzino.
Tanti uomini e donne,
nei secoli scorsi con l’aiuto di Dio,
le hanno rotolate via anche con fatica,
e ancora oggi portano frutti di bene”

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